Due colpi di biliardo da fuori, due stilettate al cuore di un Napoli ferito. Alajbegovic e Boga hanno deciso la sfida tra squadre in crisi trascinando Spalletti fuori dal tunnel e lasciando ad Allegri lo scomodo ruolo di chi, avendo perso, avrà molto da spiegare. Senza tempo per farlo, perché la trasferta a Oporto incombe e sarà uno snodo già fondamentale nel percorso europeo di un Napoli tornato a casa da Torino con una classifica da paura: ottavo posto, 9 punti di distacco dal confine della zona Champions League (la Lazio capolista ne ha il doppio ma al momento poco conta) e un bilancio che non può non piangere.
Ride, invece, Spalletti che ha ottenuto dai suoi la reazione che voleva dopo il flop di Marassi e la settimana di veleni e cattivi pensieri. Successo meritato anche se a lungo la sfida dello Stadium è stata inespressa, fotografia perfetta delle difficoltà di due squadre alle prese con la paura di fallire ancora. Non poteva permetterselo nessuno, ci è riuscita la Juventus grazie a una ripresa di maggiore qualità e ai colpi di due degli esterni che hanno nel loro bagaglio la capacità di deciderla da soli.
Non un progresso enorme sul piano della prestazione, ma poco conta. Rispetto a Marassi si è almeno rivista la voglia di correre e lottare, qualità troppe volte smarrita in questo avvio di stagione e ritrovata giusto in tempo prima di cadere in un burrone. L’ombra di Antonio Conte è stata allontanata almeno per qualche giorno, il feeling della gente rigenerato perché dai fischi e dai gentili inviti a tirare fuori gli attributi dell’inizio si è passati a qualche applauso e alla festa finale.
Resurrezione che dovrà essere confermata in casa dell’AZ in Europa League e soprattutto a Firenze, trasferta insidiosissima prima della seconda e ultima sosta nazionali di questo 2026, il momento più temuto dagli allenatori che hanno qualcosa da farsi perdonare. Sulla graticola resta Allegri e per il suo Napoli piove sul bagnato. Nella notte più importante ha perso per influenza Hojlund e Milinkovic Savic e dovuto scontare i problemi fisici di De Bruyne e Olivera. Una volta colpito al cuore dalla saetta di Alajbegovic ha piegato le gambe senza reagire. Il raddoppio è stata la logica conseguenza.
A differenza di Luciano, Max non rischia nell’immediato perché De Laurentiis si è più volte affrettato a spiegare di non avere nessuna intenzione di cambiare condottiero. La situazione, però, è seria perché la stagione sta scivolando via su un piano inclinato senza soluzione. Gli 11 gol segnati nelle tre partite precedenti avevano illuso che l’iper produzione offensiva potesse nascondere gli altri difetti: a Torino c’è stato un netto passo indietro.
