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Malvaldi, Per ridere aggiungere acqua

Uno snello saggio sull'umorismo e il linguaggio dello scrittore Marco Malvaldi

Marco Malvaldi Rizzoli

Matilde Quarti

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Il sottotitolo di Per ridere aggiungere acqua, di Marco Malvaldi (Rizzoli, 2018) è: Piccolo saggio sull’umorismo e il linguaggio. Ecco, forse andrebbe invertita la precedenza dei sostantivi, trasformandolo in Piccolo saggio sul linguaggio e sull’umorismo, una differenza leggera ma fondamentale, perché questo libretto agile è un trionfo della riflessione sulle nostre modalità espressive e sui nostri meccanismi cognitivi (certo, in ogni caso poi l’indagine è volta a scoprire che cosa ci muova al riso e come si possa spiegare a un computer l’ironia).

Malvaldi racconta la struttura logica del linguaggio, la propone come una storiella semplice al suo ignaro lettore che, arrivato all’ultima pagina, scopre di aver prestato il fianco a una ricerca che ha tanto più in comune con la matematica che con un testo comico. Ed è giusto così, perché quando parliamo, senza accorgercene, siamo tanto più simili a dei computer anche noi: scegliamo termini, componiamo frasi, le subordiniamo. Poi arriva l’inflessione della voce, la battuta arguta, l’umorismo per assurdo, e il meccanismo si sgretola, mostrando quello che ci rende più umani: il riso.

I capitoli sono inanellati di aneddoti, da Fosco Maraini, autore della celebre poesia Il lonfo (che “non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta”) che, prigioniero in Giappone durante la guerra si amputa un dito per non far morire di fame la famiglia, a Umberto Eco, maestro della semiologia che racconta cosa regalerà al figlio per Natale (“fucili. A due canne. A ripetizione. Mitra. Cannoni. Bazooka”). Storie mai fini a se stesse, zuccherini per confondere il distratto lettore mentre gli vengono somministrate le teorie di Perec e Bergson.

Per ridere aggiungere acqua, forse per la natura stessa della sua tematica principale, è un saggio con un narratore molto presente: Malvaldi fa capolino tra le righe, non lesina opinioni, e, con una serie di riferimenti all’attualità – sempre rigorosamente utilizzati come esempi –, deride la nostra classe politica mostrando come, di fronte all’implacabile democrazia del linguaggio, il re resta sempre, inevitabilmente, nudo.
Quello di Malvaldi è insomma un saggio volutamente lieve, che, analizzando cosa sia l’umorismo e quali siano i meccanismi del linguaggio (e dunque della mente) che ci conducono al riso, finisce per interrogarsi suqualcosa di molto più grande: la coscienza.
Su questa però, non possiamo avere risposte.

Marco Malvaldi
Per ridere aggiungere acqua
Rizzoli, 2018
151 pp., 18 euro

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