Kareen De Martin Pinter, ‘Dimentica di respirare’ - La recensione

Nell’acqua, nell’aria: storia dell’uomo che s’innamorò di una sirena

Dimentica di respirare

Dimentica di respirare, particolare della copertina

Michele Lauro

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Secondo romanzo della scrittrice bolzanina Kareen De Martin Pinter, Dimentica di respirare è un'indimenticabile favola acquatica. Uno di quei libri ti trascinano nel loro abisso, stimolando istinti di reinfetazione. Bello da leggere ritagliandosi uno spazio nel vuoto d’estate, con un mare qualunque a far da colonna sonora. Oppure su una cresta dolomitica, perché no, affondando nelle sue radici oceaniche. Un romanzo delicato e dannato, che ti rapisce come un’ossessione. Perché le dense profondità dove si svolge altro non sono che l’allegoria di un abisso interiore. 

Aspirati dal Grande Blu

Chiudi l’ultima pagina e hai bisogno di tirare il fiato come dopo un apnea notturna. Per Giuliano invece, protagonista e voce narrante, l’apnea è un atto consapevole che pratica fin da bambino, quando sfidava il fratello Giovanni a colpi di record. L’incontro con l’ombroso Maurizio, divenuto poi suo allenatore e mentore, fu il viatico per diventare campione. Superati i cinquanta, ora Giuliano conduce una vita solitaria su una scogliera in simbiosi col mare, non ancora sazio di sfide. Ed è qui che inizia il romanzo. Il giorno prima di scendere a -137, qualcosa non va: sensazioni, pensieri, ardori. Un colpo di tosse, “come se il mare avesse voluto dirmi qualcosa”.

L’ultima discesa di Giuliano è un viaggio straniante in un mondo senza peso, che ti schiaccia se non sei allenato a domarlo. Il clou di un libro capace di tramandare dense vibrazioni corporee proprio nell’istante in cui affronta passaggi cruciali dell'esistenza. Fin dove avrebbe sopportato il cervello prima di esplodere? si chiede Giuliano. Ma il problema non è il cervello. Anzi proprio la capacità di rimanere concentrato dentro il mantra dell’apneista (dimentica di respirare, dimentica di respirare) è il suo punto di forza. Maurizio gli ha insegnato la disciplina del respiro: l’apnea è una tecnica più mentale che fisica. Il corpo è zavorrato dalle memorie d’aria. Per infrangerle bisogna aggrapparsi ai pensieri che giacciono nel profondo, “credere nei diversi te che ti abitano”.

Ma i pensieri di Giuliano improvvisamente si rarefanno in un pulviscolo di fantasmi, visioni intossicate di anidride carbonica. Mentre il corpo viene risucchiato all’infinito, l’inconscio si diverte a mischiare il plancton coi ricordi, addensando sensi di colpa (l’amato fratello morto annegato), platonici amori di gioventù e perfino l’amor filiale di quando il padre non aveva ancora deciso di rifarsi una vita altrove. Il ricordo che torna con maggior frequenza, simile a un sogno o a un’allucinazione, è quello delle ama, le pescatrici di ostriche del Mar del Giappone che Giuliano aveva osservato all’opera quando soggiornava presso un tempio buddhista sull’isola di Hekura.

Il messaggio del pesce lanterna

Le apneiste-sirene aggiungono un tocco di realismo magico a Dimentica di respirare, in coerenza sia con la sua atmosfera molto fisica, acquatica, sia con il suo significato simbolico e la dimensione spirituale-rituale. Qualcosa che l’avvicina forse a La forma dell’acqua, il film di Guillermo Del Toro centrato sull’amore muto fra una spazzina e una creatura anfibia destinata alla vivisezione. L’altra protagonista femminile del romanzo è invece un mammifero in carne e ossa: Mary, una delfina ferita che Giuliano accoglie nel tratto di mare davanti a casa. Sul loro struggente sodalizio incombe però una tragica fatalità. Mentre Mary guarisce, pur non riuscendo ancora ad affrontare il mare aperto, Giuliano si ammala.

Incomunicabilità, provvisorietà, solitudine, paura: le angosce esplodono quando il corpo annuncia - come avviene prima o poi per tutti - il suo disfacimento. Il corpo Giuliano lo fa in maniera crudele, paradossale. A un certo punto sembra irridere il suo ospite, costringendolo a usare la bombola di ossigeno. Lui che per tutta la vita si è allenato a controllare il respiro. Ma è ancora la disciplina del pranayama a soccorrerlo nel passaggio di una scelta estrema, e tuttavia libera e consapevole. Con delicatezza Kareen De Martin Pinter accompagna il suo protagonista, e insieme a lui i lettori ormai ipnotizzati, verso l’ultima sfida: allenarsi a morire. 

Kareen De Martin Pinter
Dimentica di respirare
tunué
113 pp., 14 euro

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