«Gentile signorina, mi sposerebbe? Anzi, no»
«Gentile signorina, mi sposerebbe? Anzi, no»
Cultura

«Gentile signorina, mi sposerebbe? Anzi, no»

A Mathilde Trampedach Ginevra, 11 aprile 1876 Gentile Signorina, Stasera Lei scrive qualcosa per me, anch’io voglio scrivere qualcosa per Lei. Raccolga tutti il suo coraggio e non si spaventi per la domanda che adesso Le rivolgo: vuole …Leggi tutto

A Mathilde Trampedach
Ginevra, 11 aprile 1876

Gentile Signorina,

Stasera Lei scrive qualcosa per me, anch’io voglio scrivere qualcosa per Lei.

Raccolga tutti il suo coraggio e non si spaventi per la domanda che adesso Le rivolgo: vuole diventare mia moglie? Io La amo, e mi sembra che Lei già mi appartenga. Non una parola circa il carattere repentino della mia simpatia! Quanto meno non v’è in ciò colpa alcuna, e perciò nulla di cui discolparsi.

Ma quel che vorrei sapere è se lei sente, come sento io – che noi non siamo stati estranei l’uno all’altra nemmeno per un istante! Non crede anche Lei che in un legame ciascuno di noi potrebbe diventare più libero e migliore, dunque excelsior, più di quanto non ci riuscirebbe da solo? Vuole ardire di accompagnarsi a me, a uno che aspira con tutto il cuore a diventare più libero e migliore? Per tutti i sentieri della vita e del pensiero?

E ora sua schietta e non nasconda nulla. Nessuno, tranne il nostro comune amico Singer, sa di questa lettera e della mia domanda. Domattina alle 11 ritorno col diretto a Basilea, debbo ritornare; Le unisco il mio indirizzo di Basilea. Se Lei vorrà rispondere di sì alla mia domanda, scriverò subito alla Sua signora madre, di cui in tal caso Le chiederei l’indirizzo. Se troverà il coraggio di decidersi in fretta, per un sì o per un no – una Sua lettera potrà raggiungermi fino alle 10 di domani all’Hôtel garni de la Poste.

AugurandoLe per sempre ogni bene è ogni felicità.

 

A Carl von Gersdoff
Basilea, 15 aprile 1876

Amico carissimo,

(…) Il soggiorno a Ginevra è arrivato proprio al momento giusto, come a confermare e a rafforzare ciò che avevo deciso in solitudine. (…) Per nulla al mondo si deve scendere a compromessi!

Ti prego vivamente di non tener conto di diverse cose che ti ho detto in merito al tuo matrimonio. A nessun costo un matrimonio convenzionale (come tutti i matrimoni che mi hai nominato finora e che ti sono stati proposti da altri). Non cominceremo certo a vacillare su questo punto della purezza del carattere! Mille volte meglio restare soli per sempre – questo è ora il mio motto in questa faccenda.

 

A Mathilde Trampedach
Basilea, 15 aprile 1876

Gentilissima signorina,

Lei è abbastanza magnanima da perdonarmi, lo avverto dalla benevolenza davvero immeritata della Sua lettera. Ho sofferto talmente al ricordo del mio comportamento orribile e violento, che non Le sarò mai abbastanza grato per questa benevolenza.

Non voglio dare spiegazioni e non sono in grado di giustificarmi. Avrei soltanto un ultimo desiderio da esprimere: che Lei, qualora dovesse leggere il mio nome o rivedermi, non pensasse unicamente allo spavento che Le ho causato. La prego in ogni caso di credere che desidererei riparare al male che ho fatto.

La riverisce il Suo
Friedrich Nietzsche


Mathilde Trampedach (nata nel 1853, originaria di Riga) era, come la sorella minore, allieva di pianoforte di Hugo von Senger, di cui divenne, dopo tre anni, la nuova moglie. Per la sua repentina dichiarazione Nietzsche si servì della mediazione dell’amico musicista cui aveva affidato la lettera. L’11 aprile 1876 Nietzsche ha sottolineato la data nella sua agenda e ha aggiunto punti esclamativi accanto al nome del santo, Leone Magno.

La testimonianza della stessa Mathilde: «Io avvertii subito la presenza di una personalità fuori del comune, ed era un godimento senza pari stare ad ascoltare i due amici  mentre trascorrevano per i mondi poetici, da Shakespeare a Byron, da Shelley a Longfellow, la cui ultima composizione, Excelsior, Nietzsche non conosceva nella traduzione tedesca – e io mi offrii di fargliene una copia, il che venne accettato di buon grado. (…).
Venne a congedarsi, fu introdotto nel salone e ci salutò con un gesto solenne. Mettendosi poi al pianoforte, cominciò a creare con tempestosa passione la sensazione di ondate sempre più violente, finché queste non si trasformarono in solenni armonie, per svanire poi in suoni delicati».
Da Friedrich Nietzsche, Epistolario 1875-1879, Vol III, Einaudi

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