Edoardo Frittoli

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Alla fine di ottobre del 2018 le acque blu intenso del lago di Garda si sono improvvisamente tinte di marrone poco a sud dell'abitato di Torbole, sulla riva nord-occidentale in provincia di Trento. Milioni di metri cubi di acque limacciose si sono riversate con violenza dall'imbocco della galleria Adige-Garda, un tunnel scolmatore costruito per ripristinare il livello idrometrico del fiume Adige.

Storia di una galleria (1939-43)

La galleria rettilinea lunga 10 km era stata costruita tra il 1939 e il 1959, ma concepita molti anni prima. L'opera nasceva dall'impellente necessità di regolamentare il regime idraulico del fiume Adige, spesso soggetto a piene ed esondazioni che avevano provocato ingentissimi danni alle campagne circostanti e alla città di Verona. Tuttavia, almeno fino al 1917 quando la giurisdizione passò al Magistrato delle Acque di Venezia, tutti gli interventi sugli argini e sul raddrizzamento delle anse si mostrarono inefficaci se non dannosi.

Nel 1926 l'ingegner Luigi Milani cambiò strategia, recuperando un antico progetto del '700 che indicava come serbatoio naturale il lago di Garda, da raggiungere attraverso una galleria scolmatrice avente origine in località Ravazzone di Mori, pochi chilometri a sud di Rovereto.

I lavori di scavo iniziarono solamente il 3 marzo 1939 alla presenza del segretario amministrativo del PNF Marinelli. L'opera fu fatta propria dalla propaganda del regime, che poté vantare i meriti della difesa di oltre 400.000 ettari di terreni dalle future inondazioni. L'imponente cantiere fu appaltato alla ditta romana Federici-Galluppi e fu un'opportunità di lavoro per centinaia di operai provenienti, oltre che dal Veneto e dalla Lombardia, anche dal meridione d'Italia.

Una galleria in guerra (1943-45)

I lavori furono quasi subito rallentati allo scoppio della guerra, e si fermarono definitivamente dopo l'8 settembre 1943 quando il cantiere fu requisito dai Tedeschi che avevano occupato la zona dopo l'armistizio. Cominciava così la seconda vita della galleria Adige-Garda, dopo che i macchinari della Federici-Galluppi furono smontati per il trasferimento in Germania. La galleria ormai semiallagata fu inizialmente utilizzata nel primo tratto come rifugio antiaereo dalla popolazione soggetta ai frequenti bombardamenti alleati sulla zona.

Dall'estate del 1943 anche le grandi città e le fabbriche della pianura furono bersaglio dei violentissimi raid aerei anglo-americani, che determinarono il trasferimento dei macchinari in zone decentrate e protette tra cui le sponde del lago di Garda. La Fiat e la Breda si erano ad esempio stabilite nelle gallerie della strada Gardesana Occidentale. Nella primavera del 1944 toccò alla galleria Adige-Garda, dove fu trasferita buona parte della produzione della Caproni, il grande gruppo di costruzioni aeronautiche e navali italiano. Assieme agli impianti furono impiegati circa 1.300 tra impiegati ed operai che presero posto nella parte di galleria affacciata su Torbole. Il tunnel fu adattato alle esigenze produttive e dotato di un impianto di aerazione ed illuminazione, mentre le pareti furono dipinte di bianco.

A Torbole la Caproni concentrò la produzione di parti per le più avanzate armi naziste: oltre ai motori aeronautici tra cui il diffusissimo DB 605 furono realizzati dispositivi del primo caccia a reazione in servizio, il Messerschmitt Me. 262, oltre ai componenti delle bombe volanti V1 e del razzo V2 progettato da Von Braun, parte delle "armi segrete" di Hitler degli ultimi mesi di guerra.

Al di là delle voci e delle leggende che si susseguirono negli anni sulla ipotetica realizzazione a Torbole dei "dischi volanti" nazisti (con tanto di testimonianze sull'avvistamento di oggetti non identificati nei cieli del Garda), nella galleria della Caproni fu sicuramente progettato e realizzato un avveniristico mini sommergibile a reazione, frutto della perizia dell'ingegnere bolognese Secondo Campini, già progettista del primo prototipo di caccia a reazione italiano realizzato proprio dalla Caproni nel 1940, il CC-2.

Il prototipo del "Mezzo d'assalto" denominato Campini-De Bernardi (quest'ultimo cognome era quello di Mario De Bernardi, famosissimo collaudatore della Caproni) prese inizialmente forma presso il forte San Nicolò, sulle alture del monte Brione sopra Riva del Garda che assieme allo stabilimento di Rovereto fu fatto bersaglio delle incursioni alleate.

Oltre alle bombe, la produzione Caproni fu sensibilmente danneggiata dall'attività di sabotaggio degli operai (in particolare modo tra quelli milanesi) i quali durante gli ultimi mesi di guerra subirono una massiccia azione di deportazione nei campi di concentramento.

La costruzione del mini-sommergibile si divise dunque tra il forte San Niccolò, la galleria Adige-Garda e Rovereto dove la Caproni divideva la produzione bellica. Nel tunnel scolmatore fu sviluppato un mezzo assolutamente all'avanguardia e per alcuni versi ancora attuale. La progettazione fu frutto di una collaborazione tra al Caproni e la V.E.N.AR Costruzioni Aeronautiche e Navali di Milano ed iniziò nel febbraio del 1942, con il conseguente ordine da parte della Regia Marina per due prototipi del mezzo d'assalto sommergibile monoposto.

Il mezzo d'assalto "Campini-De Bernardi"

La struttura del mini-sommergibile ricalcava in tutto e per tutto la struttura di un aeroplano. La chiglia assomigliava ad una fusoliera, con la prua aerodinamica e le superfici portanti che sviluppavano l'azione idrodinamica proprio come le ali dei caccia. Accanto alla struttura, un gioiello tecnologico era rappresentato dal doppio propulsore. Durante la navigazione in superficie il mezzo d'assalto era spinto da un tradizionale motore termico, che portava il sottomarino (lungo 11 metri e largo appena 140 centimetri comprese le pinne laterali) alla velocità di crociera di 11,5 nodi (20 km/h). Il secondo propulsore era costituito da una turbina che combinava l'alimentazione a gas, ossigeno liquido e acqua che sviluppava la potenza di 900 Cv. Alla profondità massima di 10 metri il piccolo sottomarino raggiungeva i 20 nodi (circa 40 Km/h), una velocità alla quale le navi nemiche non avrebbero trovato scampo, nonostante l'autonomia della turbina fosse di sole 21 miglia nautiche. Il Campini-De Bernardi era armato con due siluri da 450mm. La direzione era gestita da un timone che ricordava molto da vicino le derive degli aeroplani.

Quando i Tedeschi misero le mani sulla zona produttiva del Garda dopo l'8 settembre, il primo prototipo del mezzo d'assalto era stato realizzato all'80%, costruito anche con i componenti che uscirono dal ventre della galleria Adige-Garda.

Gli alleati scoprono il minisommergibile. Giapponesi sul Garda

Nell'agosto 1944 gli Inglesi vennero a conoscenza dell'arma sperimentale dopo l'intercettazione (decrittata con il sistema ULTRA) della comunicazione tra la Kriegsmarine di Torbole e l'ambasciata giapponese a Roma. Da qualche tempo infatti alcuni emissari della Marina Imperiale del Sol Levante si trovavano in Italia, dove presero sede nella Merano governata dal Gauleiter Hofer accompagnati da alcuni tecnici della Mitsubishi giunti per ottenere il progetto ed il know-how per produrre il sottomarino tascabile del Garda.

In questo periodo i due padri del sottomarino segreto erano stati divisi dagli eventi bellici. Il Maggiore De Bernardi si venne a trovare nella Roma liberata, mentre l'Ing. Campini rimase con la Rsi. A quel punto appare verosimile che il collaudatore abbia potuto passare agli Americani il progetto del sommergibile a reazione, tanto che nel 1955 la Marina americana realizzò un minisottomarino del tutto simile al Campini-De Bernardi, l' X-1.

Nonostante fossero state realizzate nelle acque del Garda le prove idrostatiche, il futuribile e micidiale sommergibile monoposto d'assalto non vide mai la produzione di serie. Con l'avanzata alleata, nel 1945 il progetto si arenò mentre i delegati giapponesi furono arrestati dai partigiani nei pressi di Vicenza con in tasca il progetto del Campini-De Bernardi. Il prototipo nato nella galleria Adige Garda assieme alle componenti dei Messerschmitt a reazione, non sarà mai ritrovato. Alcuni testimoni asseriscono che il sommergibile fosse stato mitragliato dai caccia americani mentre si trovava all'aperto, mentre altre voci ritengono che il Campini-De Bernardi sia stato requisito il 30 aprile 1945 dalla 10th Mountain Infantry Division che occupò la zona del Garda.

I macchinari della Caproni furono risparmiati dalla distruzione o dalla requisizione in Germania grazie alla protezione offerta dalla galleria Adige-Garda. Nel primo dopoguerra lo scolmatore non ancora terminato rimase in stato di abbandono ed allagato. I lavori riprenderanno soltanto alla metà degli anni '50 non senza difficoltà, per terminare alla fine del decennio. L'inaugurazione avverrà nel maggio del 1959. Da allora lo scolmatore è stato utilizzato per dodici volte: la prima il 17 novembre 1960, l'ultima il 29 ottobre 2018.

Per approfondimenti sulla storia completa della galleria Adige-garda si segnala il volume di Giuliana Gelmi, Donato Riccadonna e Gloria Valenti "I ghe ciameva lingere de galeria- Storia degli uomini che hanno costruito la galleria Adige-Garda (1939-1959)" a questo LINK

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