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Fumetti

Jacovitti: a 20 anni dalla morte

Alla riscoperta di un grande del fumetto italiano

Nel dicembre del 1997, a 73 anni, moriva Benito Jacovitti, uno dei più importanti e più noti autori di fumetto italiani di sempre. A distanza di vent’anni ripercorriamo la sua carriera e andiamo alla riscoperta del suo incredibile genio grafico e narrativo, anche grazie a una mostra a Bologna.

Chi è Jacovitti

Meglio noto come Jac o Lisca di pesce, dalla lisca stilizzata con cui firmava le sue storie a fumetti, Benito Franco Giuseppe Jacovitti ha iniziato a pubblicare strisce e vignette a partire dalla fine degli anni Trenta, ancora sedicenne, dopo aver frequentato l'Istituto Statale d'Arte di Firenze. 

Nei sei decenni seguenti Jacovitti ha collaborato con le più importanti testate italiane per ragazzi (e non solo), tra cui il settimanale cattolico Il Vittorioso, il supplemento per ragazzi del quotidiano Il Giorno, la rivista dell’ACI, Playman, Linus, Il Giornalino e il Corriere dei Piccoli. Per due decenni ha inoltre realizzato i disegni per una fortunatissima serie di diari scolastici, il Diario Vitt, e ha collaborato in più occasioni con il mondo della pubblicità, sia a stampa che in televisione.

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Vulcanico e beffardo, Jacovitti è entrato nella storia del fumetto e dell’illustrazione grazie a uno stile grafico inimitabile, tridimensionale e “gommoso”. Altrettanto importanti sono stati un grande talento nella composizione visiva, all’insegna dell’horror vacui, e la capacità di cimentarsi con vari generi, dalla fiaba al kamasutra, proponendo racconti e immagini surreali e impietose ma sempre accessibili e estremamente divertenti.

Nel dicembre del 1994 il Presidente Oscar Luigi Scalfaro gli ha conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

I personaggi

Nel corso della sua lunghissima carriera Jac ha ideato tantissimi protagonisti di storie avventurose e comiche, cimentandosi con il western, il giallo, la fantascienza, la fiaba, narrando le gesta di eroi e criminali, e proponendo personaggi solitari, coppie e anche terzetti.

A seconda del decennio e dell’età del lettore potremmo menzionare il trio Pippo, Pertica e Palla, il reporter Tom Ficcanaso, il ladruncolo Jak Mandolino – apparso anche nella trasmissione televisiva Supergulp – o ancora il giustiziere mascherato Zorry Kid – il cui cavallo nella vita comune è "ragioniere a Busto Arsizio” – o il gangster Gionni Peppe, creato da Jacovitti negli anni ’70 per la (breve) collaborazione con Linus.

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Su tutti, vuoi per la quantità di materiale prodotto, vuoi per l’originalità delle soluzioni narrative e la verve narrativa, vuoi per la fortuna con cui venne accolto dal grande pubblico, spicca il personaggio di Cocco Bill.

Protagonista anche di pubblicità per Carosello e di due serie animate, Cocco Bill è un cowboy tutto d'un pezzo, un infaticabile paladino della legge secondo a nessuno nell’uso delle pistole. Come Lucky Luke, altro fortunato cowboy dei fumetti, è sempre in sella al suo cavallo parlante, Trottalemme, ma a differenza degli altri “lone rider”, Cocco Bill non trangugia whisky ma camomilla. 

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Più in generale Cocco Bill si muove in un Far West assurdo, in cui Jacovitti reinterpreta e distorce a piacimento gli stereotipi di genere (indiani, diligenze, saloon, deserti, ecc.) e gioca con tutto, dalla lingua alla realtà stessa. Significative sono le incredibili prodezze di Cocco Bill con le pistole, grazie a cui riesce non solo a colpire i bersagli più improbabili ma anche a cucinare quaglie o salvarsi da trappole sfruttando il rinculo delle armi.

Dopo la morte di Jacovitti a proseguire le storie di Cocco Bill con cura filologica è stato Luca Salvagno, che aveva collaborato con Jac nella veste di colorista.

La mostra e il libro

Durante l’edizione 2017 del festival BilBOlBul si è inaugurata una bella mostra con tavole originali in bianco e nero e pubblicazioni d’epoca e recenti. La mostra, a ingresso gratuito, è a Bologna presso la Fondazione del Monte e resterà aperta sino al 5 gennaio

Per l’occasione Coconino Press Fandango ha pubblicato un volume di grande formato, "Jacovitti. Il teatrino perpetuo”, che contiene approfondimenti di saggisti e critici nonché di autori di fumetto, tra cui Paolo Bacilieri, Maicol & Mirco, Francesca Ghermandi e Miguel Ángel Martín.

Dicono di lui

Oreste del Buono, giornalista, scrittore, traduttore e direttore di Linus:
“Tre sono gli autori che hanno descritto meglio l’Italia del ’900: Fellini, Sordi e Jacovitti”

Goffredo Fofi, giornalista, saggista e critico:
“È stato il Fellini del nostro fumetto, e la sua parte merita di essere riconosciuta, studiata e goduta”

Miguel Ángel Martín, fumettista spagnolo, autore di “Brian the Brain” e “Bug”:
“A mio parere [Jacovitti] è uno dei pochi veri artisti usciti dal mondo dei fumetti, forse insieme soltanto a George Herriman. Ci sono tanti disegnatori di fumetti che sono bravissimi, ma non per questo sono artisti. Vorrei che la distinzione fosse chiara, chiamo artisti quegli autori che creano un mondo unico, complesso e irripetibile, che può essere soltanto loro fino a confondersi con loro.” 

Maicol & Mirco, fumettista e illustratore, autore di “Il papà di Dio” e “Palla Rossa e Palla Blu”:
“Con Jacovitti è riduttivo parlare di autore. Jac è non solo un universo ma un vero e proprio generatore di universi.” 

Alessio Trabacchini, redattore e critico di fumetti:
“La sua strategia narrativa è un incessante invito al gioco, e il suo gioco cerca senza tregua la complicità del lettore.”

Gianni Brunoro, saggista e critico di fumetti:
“Di Jacovitti sappiamo da sempre che è stato, nel fumetto italiano, il più torrenziale inventore di storie, di characters, di gag d’ogni genere, di funambolici giochi di parole, di invenzioni linguistiche e di moltissimo altro. Caratterizzato da una vena beffarda, sempre grottesca, frequentemente surreale fino ai più impossibili paradossi ed espressa comunque attraverso il disegno.”

Paolo Bacilieri, fumettista, autore di “Sweet Salgari” e “Fun”:
“[…] Trattasi, forse, dell’artista più cattivo, crudele, bête et méchant che mai si sia visto nel nostro Paese, e non solo. Uno che, se la censura fosse stata più accorta e intelligente di quanto per sua natura è sempre stata, avrebbero dovuto vietare ai minori di 47 anni, almeno.”

Marco Corona, fumettista e illustratore, autore di “Krazy Kahlo” e “La seconda volta che ho visto Roma”:
“Jacovitti mi trasmette un'idea di genio che, in qualche maniera, attinge da una corrente sotterranea, come se poi fosse solo questione di appoggiare la matita sul foglio. Non c'è più bisogno né di interrogarsi né di strutturare: è già tutto presente, visibile. Forse il suo percorso è stato proprio quello di diventare sempre più quello che era, cioè Jacovitti, per poi essere definitivamente unico, isolato da tutto, una volta raggiunto il massimo della sua espressività.”

Note: si ringrazia Serena Di Virgilio per la collaborazione nella realizzazione dell'articolo.
Tutte le immagini sono © Silvia Jacovitti e degli aventi diritto.

 
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