È appena passabile, sarà il mio amore
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Cultura

È appena passabile, sarà il mio amore

«È passabile, ma non bella abbastanza da tentarmi», dice Mr. Darcy all’amico che cerca di coinvolgerlo al ballo indicandogli Elizabeth Bennet. «Tu stai ballando con la sola ragazza attraente in sala», insiste, intendendo la sorella di …Leggi tutto

«È passabile, ma non bella abbastanza da tentarmi», dice Mr. Darcy all’amico che cerca di coinvolgerlo al ballo indicandogli Elizabeth Bennet. «Tu stai ballando con la sola ragazza attraente in sala», insiste, intendendo la sorella di Elizabeth. Al massimo, Elizabeth può essere simpatica, e solo fino alla prima parola, o tutt’al più carina, anche se è la sera del ballo e si è vestita e truccata da donna. Sarà solo quando la vedrà arrivare al castello dei Bangley rossa in viso per lo sforzo, con gli stivaletti infangati, che Mr. Darcy saprà di trovarla bellissima: stringerà la mandibola e il bicchiere nella mano, e l’incanto sconcio di quel secondo sguardo durerà almeno fino alla fine di Orgoglio e pregiudizio.

Non è il solo personaggio o autore di libri che al primo sguardo sul grande amore lo trovi appena passabile.

Quando Dubin, il protagonista del romanzo di Bernard Malamud, entra in bagno e ci trova la ventiduenne Fanny che aiuta sua moglie nei lavori di casa, la prima cosa che nota sono quattro o cinque peluzzi ossigenati sotto il mento della ragazza, pur graziosa: «era una questione di estetica». Per di più, la ragazza indossa una camicetta nera stinta e una gonna di jeans a portafoglio, orribile. Fino ad allora ne aveva sentito vagamente la presenza, senza accorgersi della portata del fatto che una giovane donna col «seno prosperoso e i fianchi  in piena fioritura» gli girasse per casa. Quando si accorge che lei vuole flirtare, si interroga: «È davvero un bocconcino così irresistibile, o sto rendendo bello ogni cubito del suo corpo secondo la mia necessità?». Ciò non gli impedirà di fare di Fanny la sua ossessione e rovina.

Stendhal gioca a confondere: quando Julien Sorel incontra Mathilde de La Mole (una donna diversa dalla signora de Rênal, subito bella), Stendhal scrive: «Non gli piacque affatto», senza perciò impedire all’incontro di evolvere in romance ossessiva. Dopo aver pensato «Sarebbe divertente che mi amasse!» e averle lanciato uno «sguardo da tigre», in una sola sera Julien si troverà a «non poter più pensare ad altro».

La domanda delle domande con cui tutti i grandi scrittori si sono misurati, e cioè se nel primo sguardo sia riposto un destino, trova la soluzione definitiva e più secca nelle parole dell’unico che poteva scriverle o anche solo formularle. Franz Kafka incontra Felice Bauer il 13 agosto 1912, a casa di Max Brod. Così ne scrive sul suo Diario:

«Signorina Felice Bauer. Quando arrivai da Brod, ella era seduta a tavola, eppure mi parve una domestica. Non avevo alcuna curiosità di sapere chi fosse (…). Viso ossuto e vuoto che mostrava apertamente il vuoto. Collo libero. Camicetta trascurata. Pareva vestita alla casalinga, benché, come si vide in seguito, non lo fosse. (…). Naso quasi rotto. Capelli biondi un po’ lisci, senza attrattiva, mento robusto. Mentre mi mettevo a sedere la guardai per la prima volta più attentamente, quando fui seduto avevo già un giudizio incrollabile».

Ciò nonostante – o perciò? – Felice sarà per Franz colei che «mi ha reso la testa balorda» e «per caso colei che impersona il mio destino».

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