Cultura

Claudio Morandini, 'Neve, cane, piede' - La recensione

Ogni vallata ha i suoi eremiti da raccontare: una fiaba d'alta montagna al suono sinistro della neve

Ha un titolo semplice come un haiku e accalappiante come nostalgia di sentori montani. Malghe, alpeggi e bivacchi, rododendri e pastori, volpi e marmotte, antiche cave dismesse. Neve, cane, piede non tradisce le aspettative. Libertà, solitudine e pietraie. Il vuoto vertiginoso. La nettezza sillabica della triade si spalanca su una conca alpina come ce ne sono tante: una valle angusta, preclusa al turismo domenicale salvo qualche indomito alla ricerca di silenzi e di formaggi di malga. Ma lassù c'era una storia da raccontare e l'ha afferrata al volo, portata dal vento o dal caso, Claudio Morandini.

La storia nasce dall'incontro con un eremita, racconta l'autore nell'epilogo, durante un'escursione in montagna in cui fu preso a colpi di pigne su un sentiero. Sulla soglia di una catapecchia, accanto a un cane incredibilmente sporco, c'era un vecchio che squadrò il camminatore al di sotto di un sudicio cappellaccio, rivelando una misteriosa scintilla di vita. Morandini raccolse quello sguardo come un invito a proseguire oltre ma si ritrovò ben presto a inseguire una fantasticheria, ricevendo nei bar del paese risposte e allusioni così vaghe da sembrare studiate ad arte per attizzare una novella.

"Ci sono racconti silenziosi come sassi e racconti che parlano come alberi e piccoli animali", si legge nella citazione di Giuliano Scabia. Neve, cane, piede s'iscrive fra questi ultimi. Non pare affatto strano, cioè non pare un artificio letterario, che a un certo punto della storia cani corvi camosci e perfino i cadaveri si mettano a dialogare con quell'eroe lunatico ribattezzato Adelmo Farandola. La personificazione della natura fluidifica il racconto in una serie di dialoghi carichi di una scontrosa grazia che risuona fra i silenzi delle pietraie ("Che giorno è - chiede al cane. - E che ne so? È oggi"), mettendo in scena rivalità arcaiche ("Così vanno le cose, io caccio, voi siete cacciati") e il paradosso della mitezza sulla pelle del cane che si accontenta dell'odore del suo amico uomo ("Vaffanculo, schiavo", lo apostrofano gli uccelli).

Adelmo ha scelto di abitare in una conca dimenticata e invasa dalle frane, in compagnia di un assembramento muto di idoli di pietra. Finché un giorno un cane spelacchiato gli offre la sua solitudine e il suo fiuto in cambio di qualche avanzo di scorbutica compagnia. Il vecchio ha perso l'olfatto e la memoria. Il cane ricorda tutto e annusa tutto. Con pazienza feroce la coppia aspetta la fine dell'inverno raschiando il sudiciume dalle stoviglie e ingaggiando una quotidiana sfida contro gli avversari della vita d'alta montagna: Freddo Fame Sonno. Il rito del disgelo - l'ubriacatura del rinnovamento - porta con sé gli scricchiolii di una slavina da cui emerge a poco a poco l'imprevisto incomodo di questa avventura.

Nel suo sguardo, rammenta Morandini, "non ho letto alcuna metafisica. Secondo me non pensava all'anima, all'immortalità, al dopo..." E proprio dalla segreta dialettica tra immanenza e metafisica, ricordo e dimenticanza, claustrofobia e vertigine, libertà e possesso si propaga la poetica immaginazione che tinge questa fiaba del bianco, del rosso e del nero, come ogni storia che si rispetti. Laddove sfumano i contorni tra sogno e realtà, la vita e la morte sembrano attraversate da una zona franca appena sfiorata dai borborigmi del ghiaccio e della neve, quando d'inverno giocano a violare la solitudine delle baite.

Nel chiudere l'ultima pagina sento il tepore della coperta che mi avvolge ma posso avvertire una specie di freddo umido e statico che disegna sotto gli occhi dei cerchi di dolore. Neve, cane, piede propone stimoli molto fisici in un sottobosco fitto di enigmi. Ogni provocazione del matto scorbutico sociopatico e puzzone ("Non c'è da fidarsi della gente che si lava e vive nel pulito") invia un sussulto esistenziale spesso rumoroso, sfrontato come una massa nevosa che satura ogni fessura. L'antico dilemma della natura madre e matrigna, capace di sradicare i tronchi e sradicare l'io, con la stessa forza indifferente.

Per approfondire

Paolo Cognetti, Le otto montagne
Claudio Morandini, Le pietre

Claudio Morandini
Neve, cane, piede
Exorma
144 pp., 13 euro

Ti potrebbe piacere anche