Edoardo Frittoli

-

Quando Clare Boothe Luce arrivò a Roma all'inizio del 1953, il centrismo dell'era De Gasperi era al tramonto. Moglie dell'editore di Time Life e Fortune Henry Luce fu la prima donna a ricoprire la carica di Ambasciatore degli Stati Uniti. Nata sotto l'egida del neopresidente repubblicano Dwight Eisenhower, debitore del marito per l'appoggio durante la campagna presidenziale, era nota per l'anticomunismo viscerale consolidato dalla profonda fede cattolica abbracciata dopo la tragica scomparsa dell'unica figlia in un incidente stradale. Donna elegante, mondana e algida fu direttrice di Vanity Fair e autrice di teatro. A New York conobbe Indro Montanelli, che continuerà a frequentarla durante tutto il mandato da ambasciatrice in Italia. 

Quando la signora Luce si stabilì a Roma, la Guerra Fredda era giunta ad un climax che ebbe ripercussioni dirette sulla politica italiana. Legata all'allora direttore della CIA Alfred Dulles, si presentò al Paese con la precisa volontà di esercitare pressione ed influenza determinanti sulla classe politica italiana e sul Vaticano. Durante la sua carica fu particolarmente impegnata nella risoluzione della questione del ritorno di Trieste all'Italia e nell'isolamento dell'attività sindacale (in particolare della Cgil) nelle grandi fabbriche della penisola. Considerando immatura e poco affidabile la classe imprenditoriale italiana, la Luce mosse tutte le sue pedine per portare un nuovo flusso di finanziamenti alle imprese in continuità con il Piano Marshall. Fu attraverso l'operato della CIA che sotto l'ambasciata di Claire Boothe Luce nacquero i primi nuclei di un'organizzazione "stay-behind" con l'obiettivo non soltanto di tenere a bada il rischio -in quegli anni molto paventato,-di un imminente invasione sovietica appoggiata dal Pci, ma anche di evitare i primissimi tentativi di uscita dal centrismo democristiano in favore dell'esperimento politico di centro-sinistra con l'inclusione del Psi. L'ambasciatrice fu particolarmente legata al primo ministro Giuseppe Pella, mentre diffidava del Presidente Giovanni Gronchi

La carica della Luce si incrociò con uno degli scandali più gravi del secondo dopoguerra, quello legato all'omicidio di Wilma Montesi nel quale fu coinvolto il figlio del democristiano Attilio Piccioni. Per evitare che il blocco centrista risentisse pesantemente degli effetti mediatici dell'omicidio, Clare Boothe Luce fece pesare la propria posizione per evitare in ogni modo il dilagare dello scandalo. Con William Colby, attaché dei servizi segreti Usa a Roma dal 1951 al 1959, l'ambasciatrice spese gran parte dell'attività e una consistente quantità di denaro per supportare i servizi segreti italiani del Sifar, a capo del quale nel 1955 fu messo a capo il generale Giovanni de Lorenzo. Uno dei massimi referenti di Clare Boothe Luce durante la sua permanenza a Roma sarà Fernando Tambroni, che poco più tardi sarà a capo del primo governo italiano costituito con l'appoggio esterno dell'Msi.

Un giallo segna l'ultimo periodo dell'ambasciatrice in Italia: nel 1956 le fu diagnosticato un avvelenamento da arsenico che la debilitò fortemente e la costrinse a rallentare l'attività diplomatica. Naturalmente fu ipotizzato un tentativo di eliminazione della madrina dell'anticomunismo da parte dei servizi di Mosca in accordo con il Pci. In realtà si trattò di una sindrome da avvelenamento dovuta alla dispersione di arsenico polverizzato dagli stucchi antichi delle sale dell'Ambasciata Usa. Claire Boothe Luce lascia Roma il 27 aprile 1956, debilitata nel fisico e nella mente.

© Riproduzione Riservata

Commenti