«Ci sono un’infinità di cose da riparare in te, tesoro» Il Puma fragile Marlene
«Ci sono un’infinità di cose da riparare in te, tesoro» Il Puma fragile Marlene
Cultura

«Ci sono un’infinità di cose da riparare in te, tesoro» Il Puma fragile Marlene

Ci sono un’infinità di cose da riparare in te, tesoro. Ti sei trovata in mani che non si possono chiamare criminali soltanto perché è ancora maggiore la loro insipienza. Non si fa cuocere in un vetro di Murano la …Leggi tutto

Ci sono un’infinità di cose da riparare in te, tesoro. Ti sei trovata in mani che non si possono chiamare criminali soltanto perché è ancora maggiore la loro insipienza. Non si fa cuocere in un vetro di Murano la broda di primitivo desideri di possesso. Chi sempre dà, non può che essere stanco di non vedersi mai restituire qualcosa.

Ma che ne sanno quelli! Con un po’ di chiacchiere sull’arte e di devozione, te non è possibile ricaricarti. Di ben altre tensioni hai bisogno. Occorre avere in sé un mondo nel senso più profondo, e i tuoi poli sono da tutt’altra parte che non pensino gli sciocchi.

Si ritenevano profondi quand’erano semplicemente depressi e tentavano di tarparti le ali per trattenerti giù a terra con loro anziché volare insieme con te.

Quante cose ho da riparare! Eri davvero molto diversa da un’eterna infermiera? Quanto hai atteso ogni volta quel pochissimo da loro, quanto te ne sei occupata, quanto eri disposta a fare per loro! Quanto hai attinto alla meravigliosa, stupenda energia del tuo voler credere e l’hai gettata come un broccato attorno alle spalle gracili, quanto hai fatto di loro, sempre, molto più di quel che fossero!

Non hai fatto altro che ingrandire gli altri. Impetuosamente hai voluto amare in loro quel che dovevano avere per poter essere un giorno con te!  Di un cervello vasto, capace di appercezione e riproduzione, hai fatto un cervello creativo, di un talento un genio, sebbene queste siano antitesi, di una pianta carnivora hai fatto un albero carico di frutti, ha dato, dato, ma quanto hai ricevuto?

Che ti abbiano amato, bene – ma chi ti ha dato di più, chi ti ha fatto risplendere, chi era sempre un tratto più avanti di te, anche se tu balzavi ancora più in alto, Puma? (…)

Tu aperta, che con le tue labbra e i tuoi occhi e il tuo corpo avresti potuto sommuovere, agitare e guidare attraverso i labirinti e i segreti del sangue, quanto spesso hai dovuto tacere, perché non ti comprendevano e rapportavano troppo meschinamente ogni cosa a se stessi.

Tu ti sei data loro in pasto, ma grazie a Dio non avevano zanne sufficienti per lacerarti. Neanche questo! Neanche abbastanza cattivi erano. Con te si sono rotti le zanne, e ora sono buoni e ragionevoli, e in fondo rassegnati, benché la ritengano saggezza.

(…).

Se tu fossi soltanto un’attrice, sarebbe semplice; perché le radici dell’attore stanno a una scarsa profondità sotto terra – a volte anche sopra. Le tue radici invece sono più diramate e più profonde; vengono da tutt’altra parte. Per questo anche i tuoi effetti sono diversi. La prestazione virtuosistica non ha nulla a che vedere con te, tu devi sconvolgere e commuovere, e questo per giunta in una guida che è la cosa più difficile di tutte.

Lo strano è che qualcosa che per ogni altro è un vantaggio straordinario per te si è rivelato uno vantaggio o quasi: il fatto che sei bella. Su questo sono inciampati, e del resto era piuttosto facile; bastava lasciarti andare attraverso l’immagine. Bellezza e personalità, fascino e carattere: è singolare che se le due cose si incontrano ciò ponga le richieste più impegnative alla persona alla quale sono state date. Solo un grande regista e un cattivo regista può farlo bene.

Il resto c’è l’hai aggiunto tu: l’ambiguità, il bagliore del tragico.

La fesche Lola della canzone, con qualcun altro sarebbe rimasta una soubrettina di varietà d’infimo ordine.

Con te si è aggiunto qualcosa di una creatura umana spezzata – senza che in realtà qualcuno potesse dire dove e quando. Era il tuo segreto.

Poi tutti l’hanno cercato, quel segreto. Non si prende un puma in casa perché diventi un gatto domestico.

Lasciamo stare, tesoro. È sufficiente che lo sappiamo. Per il passato non abbiamo più tempo. Non ne abbiamo più nemmeno per una vita moscia. Quando mi rivedrai ne parleremo. Tu ci sei e devo prendermi cura di te. Finora ti sei presa cura degli altri. Noi vogliamo una buona volta cambiare le cose. Devi fare ancora qualcosa per rispetto di te e degli dèi che ti hanno fata come sei. Il colpo al cuore, che ti mozza il respiro.

Come hanno sempre sgretolato la tua autoconsapevolezza, anziché rafforzarla! Ne hai troppo poco di natura. Come ti hanno -

Lasciamo stare. Per conto mio puoi essere madre, cuoca, strega, sweet-heart e qualunque altra stupidata puoi essere stata per loro. Adesso sei un Puma. E chi non sa trattare con i puma, non può che lasciarci le penne. I puma hanno le zampe più rapide e i muscoli più duri che ci siano.

(…).

Mai più dei maestri di scuola troveranno a ridire su di te, e adulti di mente limitata criticheranno con i loro meschini criteri la ricchezza multicolore del tuo temperamento; io sono l’angelo con la spada nera che veglia su di te.


Erich Maria Remarque
da Porto Ronco
a Marlene Dietrich a Beverly Hills, North Crescent Drive
31.12.1938-2.1.1939
e 13.2.1939

Da Dimmi che mi ami. Testimonianze di una passione, Archinto ed.

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