Sapeva Cesare Battisti che non avrebbe avuto comunque scampo. Il suo boia, Josef Lang, era venuto da Vienna con la corda "buona" nella valigia.

Le ore precedenti l'esecuzione del "traditore" e deputato trentino al parlamento di Vienna non avevano certo fatto presagire una fine gloriosa per il prigioniero illustre al Castello del Buonconsiglio di Trento.

L'irredentista e socialista Battisti era stato trascinato su un carretto per le vie del centro cittadino, dove i soldati imperialregi lo avevano ingiuriato, malmentato, umiliato.

Durante il processo non ebbe difesa, la sua fine era già scritta in quanto occasione ghiotta per la propaganda asburgica proprio nei mesi della controffensiva austriaca nota come la "Strafexpedition". Ed era noto che il nemico viennese, già suo compatriota, aveva la "corda facile".

Quando fu catturato sul Monte Corno di Vallarsa (Pasubio) in una giornata disastrosa per gli italiani Battisti era tenente degli Alpini, ai quali si era unito come volontario all'ingresso dell'Italia nel conflitto.

Inizialmente nel Battaglione "Edolo", il geografo e giornalista trentino si trovò a sparare verso quella terra che pochi anni prima lui stesso rappresentava come voce dei trentini a Vienna e che lo aveva visto studente a Graz prima della laurea in geografia a Firenze.

In Austria Battisti conobbe anche l'ideale socialista, a cui diede voce poi a Trento sulle pagine di "Tridentum" e de "Il Popolo", per il quale scrisse anche Benito Mussolini. Come il futuro fondatore del fascismo,

Battisti fu ritenuto un traditore anche da molti suoi compagni per il suo fervore interventista in conflitto con la maggioranza neutralista del partito socialista. Durante i comizi che il deputato trentino tenne prima del 24 maggio 1915, la tensione salì altissima con due morti in Emilia

Qualche mese dopo, Battisti compie il gesto conseguente dell'arruolamento, dove comincia la sua guerra con gli Alpini per contribuire alla causa del Trentino italiano. Sul Montozzo, nei pressi del Tonale, si guadagna presto un encomio.

Poco dopo è promosso ufficiale sul campo e trasferito in una compagnia sciatori del Btg. "Vicenza". Nella primavera del 1916 viene inviato nella zona del Pasubio, investita in pieno dalla controffensiva austriaca.

Quando lo catturano, con lui c'è l'irredentista istriano Fabio Filzi. I due sono portati a Trento e Battisti è riconosciuto da un Kaiserjager suo ex concittadino. Il suo ultimo calvario con i ceppi ai polsi era cominciato, come traditore in patria

Quando, due anni dopo l'esecuzione alla Fossa della Cervara, l'Italia vinse la guerra, il nemico giustiziato diventerà martire della causa italiana nelle terre che furono asburgiche e che avevano visto i loro stessi figli morire in Galizia sotto le insegne imperialregie.

E i compagni d'armi di Battisti morire come mosche all'ombra del Pasubio. A cento anni dalla sua morte, il dibattito tra gli autonomisti trentini e i difensori dell'italianità della Provincia riguardo il "traditore-martire" è oggi più vivo che mai. 

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