Cattiverie occasionali, controsadismi e feticismo della TV da «Il Mondo» di Pannunzio
Cattiverie occasionali, controsadismi e feticismo della TV da «Il Mondo» di Pannunzio
Cultura

Cattiverie occasionali, controsadismi e feticismo della TV da «Il Mondo» di Pannunzio

Da «Il Mondo» del 15 gennaio 1957 SALVADOR DALI’, sull’arte di Picasso: «In lui tutto è così brutto che il resto, al confronto, diventa bello». LA Traviata di Verdi è stata rappresentata a Pechino, per la prima volta, …Leggi tutto

Da «Il Mondo» del 15 gennaio 1957

SALVADOR DALI’, sull’arte di Picasso: «In lui tutto è così brutto che il resto, al confronto, diventa bello».

LA Traviata di Verdi è stata rappresentata a Pechino, per la prima volta, in cinese. Dall’Opera Sperimentale della Cina, annunzia l’agenzia Cina Nuova: Le brevi sillabe cinesi sulle grandi arie di Verdi: non può che trattarsi di un esperimento.

LA PIU’ BELLA risposta di questi tempi. È dello scrittore Jean Paulhan, testimonio della causa contro l’editore Pauvert che ha pubblicato le opere del marchese De Sade. Il presidente della Corte d’Appello gli ha chiesto: «Pensate che la lettura delle opere del De Sade possa essere pericolosa?». «Certo – ha risposto Jean Paulhan – Conosco una ragazza che dopo aver letto De Sade se n’è andata dritta in un convento».
Rubrica «LA POLTRONA»

Gli spettatori, tranne eccezioni trascurabili, non hanno esigenze: ad essi piace tutto; lo schermo televisivo li affascina di per sé. Ho visto, non solo in piccoli bar periferici, spettatori fissare a lungo, non senza compiacimento, lo schermo vuoto, o riempito, al massimo, dalla parola «Intervallo». Il pubblico ama gli intervalli televisivi. Il pubblico ama quegli arabeschi di nuvole che si dileguano su uno sfondo di cielo e che costituiscono il segnale di chiusura dei programmi. Ci comportiamo dinnanzi ai teleschermi con animo primitivo, il che può addirittura commuovere. Naturalmente, la spiegazione del successo feticistico dei programmi in cui rappresentanti del pubblico compaiono da protagonisti (come «Lascia o raddoppia» e «Primo applauso») va cercato su questo piano.

Si dà, saltuariamente, il caso di trasmissioni dove il pubblico è protagonista involontario e corale. Tali trasmissioni meritano un cenno. Mi riferirò alla trasmissione, indimenticabile, che ha fatto compagnia ai telespettatori la sera di San Silvestro, fin oltre il rintocco di mezzanotte. Essa portava sugli schermi le immagini del veglione che si stava svolgendo all’EUR, organizzato dall’Associazione romana della stampa. (…). Nulla come un veglione può mettere in luce la tetraggine architettonica delle sale dell’EUR: l’obbiettivo della TV aveva aperto uno squarcio nel formicaio, entro cui guardare sgomenti.

Poi, conclusa la cerimonia, l’obbiettivo sciabolò crudelmente il pubblico, in giro d’arco, carrellata dietro carrellata. Soprattutto per questo giro d’arco considero indimenticabile la ripresa. Man mano che il riflettori abbacinavano un settore di pubblico, il pubblico impazziva. Nessuno torceva gli occhi dalla luce; ciascuno la fissava, alzava le braccia, rideva, piroettava, s’inchinava, si piegava in due, soffiava baci: così ci si comporta dinnanzi alla Gloria. Ci furono primi piani assolutamente stupendi, di villose ascelle femminili scoperte in un gesto frenetico di saluto, e di bocche dai denti neri spalancate in frasi di circostanza. Potevo leggere le parole su queste bocche: «Ciao papà», «Buon anno Peppino». Così si fronteggia la Storia.
CARLO LAURENZI

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