Una Roma diversa nel romanzo di Alessio Dimartino
Giulio Perrone Editore
Una Roma diversa nel romanzo di Alessio Dimartino
Cultura

Una Roma diversa nel romanzo di Alessio Dimartino

‘C’è posto tra gli indiani’ racconta un’affascinante capitale notturna, tra incontri insoliti e malinconici ricordi

Roma. Marcello è un giovane veterinario eroinomane che ha deciso di uccidersi. Bobo invece è un bell'esemplare di cocker di circa quattro anni, lasciato a casa di Marcello da un’elegante e misterioso anziano signore, il quale gli affida l’incarico di accompagnare il cane a un indirizzo della capitale. Inizia così la storia raccontata in C’è posto tra gli indiani di Alessio Dimartino, edito da Giulio Perrone Editore.

Bobo e Marcello diventano compagni di viaggio, in una lunga passeggiata notturna per le strade di una Roma quasi onirica. Il tragitto che compiono è composto da dodici tappe, dodici incontri con personaggi notturni in luoghi che trasmettono malinconici e visionari riverberi di realtà. Largo Preneste, piazza Lodi, via Alba, piazza Esedra e altre zone capitoline sono i palcoscenici in cui Marcello recupera ricordi, scambia conversazioni talvolta al limite del surreale o si trova partecipe di situazioni insolite.

L’elenco degli incontri sembra una lista felliniana dai toni noir: risse tra spacciatori magrebini, comparse di Cinecittà forse già morte che sembra vogliano “comparire” ancora nei bar notturni, il padre di un vecchio amico scomparso da tempo, uno zingaro dall’ottima memoria, un clochard che non accetta l'elemosina. E poi c’è una donna tanto amata ma ormai assente, e proprio per questo ancora più presente, come un grande assedio.

La Roma oscura e malinconica raccontata da Dimartino assomiglia a un modello ingigantito dei non luoghi interni del protagonista, e il suo percorso per le strade della città altro non è che il suo stesso viaggio interiore attraverso un corrosivo vuoto esistenziale.

Dimartino, romano doc, tratteggia con bravura una capitale lontana dal consueto immaginario, ma forse per questo ancora più vera e viva. C’è posto tra gli indiani è una sorta di Grande bellezza pop, o pulp, o underground, da leggere in un fiato, meglio se di notte.

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