Marta Galli

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La città di Milano ha un nuovo monumento. Davanti alla Stazione Centrale biancheggia la Mela Reintegrata di Michelangelo Pistoletto.

Aveva già fatto bella mostra di sé, la mela, nella piazza del Duomo con l’occasione di Expo. Allora era lastricata d’erba.

Questa è diversa, certo, in polvere di marmo e argilla coperta d’intonaco, ma il punto non è se sia o meno la stessa mela o quante ne esistano (gli adepti della moda ne hanno certamente avvistata un’altra nel quartiere generale milanese di Ermenegildo Zegna).

Per Pistoletto il nodo della questione sta nel messaggio: “La gente deve capire che questo non è il lavoro individualistico di un artista, ma un’opera d’interesse comune che significa cambiamento”.

Si spieghi meglio.
Intanto la mela è un simbolo che arriva da molto lontano: si trova nella Bibbia e attraversa la storia. Con questo rappresento il passaggio dal Primo Paradiso, la condizione naturale in cui l’uomo era perfettamente integrato, a uno status sempre più artificiale in cui siamo stati spinti dal morso, qui ricucito da un filo in acciaio inossidabile. Un materiale moderno, perché è la tecnologia che reintegra natura e artificio, portando una terza, nuova visione.

“La nuova visione” è il fine ultimo di Cittadellarte, la sua fondazione. È così?
Certamente, è ciò che io chiamo il Terzo Paradiso. Perciò abbiamo sentito la necessità di attivare un forum, Rebirth, per tre giorni al Museo Scienza e Tecnica di Milano, che ha preceduto l’inaugurazione della Mela Reintegrata.

Con che auspicio?
Che la nostra proposta artistico sociale si trasformi in pratica politica. Cioè che attraverso l’incontro delle menti (perché con il forum si apre un cantiere della durata di un anno) si crei una sinergia che riporti alle autorità soluzioni di utilità pubblica.

Ma a lei qual è la questione che le sta più a cuore?
Senza dubbio l’educazione. Un mondo diverso non può che arrivare dai giovani, che maturino conoscenza, libertà e responsabilità. Intendo libertà interpretativa, immaginativa e creativa, di cui l’arte è la massima espressione. E quando c’è grande libertà deve esserci grande responsabilità.

Quindi l’arte deve fare da esempio?
L’arte è propriamente il motore del cambiamento.

Mi scusi, ha messo la mela in una piazza e parla di responsabilità sociale dell’arte. Ne consegue che l’arte deve essere pubblica?
L’arte, guardi, è sempre stata pubblica. Non è mai successo che un artista sia rimasto nascosto in una tana. L’arte trasmette.

Che cosa trasmette?
O individualità o socialità, ma sempre viene colta come base del pensiero. Anche spirituale. L’arte non può essere sottomessa e insegna alla gente a non essere sottomessa. È importante per questo che l’arte si mantenga centrata e non diventi strumento di poteri finanziari.

Lei ha mai avuto la sensazione che la sua arte fosse strumentalizzata?
Succede di continuo. Ma se la mia arte vale 100, io reinvesto 100 nel cambiamento sociale, laddove il sistema che mi strumentalizza non investirebbe. 
In pratica, non ci guadagno niente. Sopravvivo.

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