Come trasformare Vespa e Lambretta in elettrico
Come trasformare Vespa e Lambretta in elettrico

Come trasformare Vespa e Lambretta in elettrico

Da LOndra ecco il kit che trasorma in un oggetto "green" la vostra vecchia motocicletta d'epoca

Una delle caratteristiche dei nuovi scooter elettrici è che rispetto alle nostre icone nazionali come Vespa e Lambretta, in quanto a stile lasciano a desiderare. Certo l'idea di elettrificare le "vecchie glorie" non è nuova, lo è invece che la trasformazione ideata a Londra da Niall McCart non implica modifiche irreversibili. Non bisogna tagliare, saldare o distruggere alcunché. Si toglie il motore a due tempi e si mette quello elettrico, al posto del serbatoio va la batteria, nei vani accessori ci sta comoda la centralina di gestione dell'energia disponibile e poi è questione di far passare qualche cavo elettrico dove già ci sono i passaggi per farlo. Così, se qualcuno un domani volesse ripristinare l'originalità o, vedi mai, fosse disponibile un carburante non inquinante, che si tratti di Vespa o Lambretta l'amata due ruote storica potrebbe ritornare com'era. Niall oggi è il titolare della Retrospective Scooter, la "bottega" di Lockwood Way, a Londra.

Niall, ovvero chi c'è dietro Retrospective scooters?

«Ho 52 anni, sono originario di Armagh, Irlanda, da vent'anni per lavoro restauro Vespa e Lambretta d'epoca, una passione è diventata la mia vita. Da giovane ho girato il mondo in Vespa: Europa, India, Australia, fino alla costa occidentale degli Usa».


Quando e come è nata l'idea?

«E' venuta a me insieme con un amico ingegnere elettrico, ci incontrammo durante l'addio al celibato di un amico comune e decidemmo subito di concretizzare il progetto. Era il settembre 2017, partecipammo quindi al salone Eicma di Milano un mese dopo per conoscere l'ultima tecnologia disponibile, così partendo da quella pensammo a come volevamo realizzare la conversione».

Dove trovi i vecchi scooter?

«Ovunque nel mondo, li ho acquistati soprattutto in Italia ma anche in Spagna, Usa, Finlandia, Sudafrica, ma mai dall'Estremo Oriente. Nel Regno Unito comunque ci sono molti vecchi scooter».

Quanti ne hai modificati dall'inizio dell'attività a oggi?

«Più di 60 e siamo ancora in aumento, vendiamo più kit all'estero affinché il cliente possa installarli da solo. Qui nel Regno Unito vendiamo principalmente a Londra dove li montiamo noi stessi o forniamo e costruiamo lo scooter elettrico convertito classico completamente restaurato per i nostri clienti».

Che cosa pensi dell'evoluzione delle batterie nei prossimi tre-cinque anni?

«La ricarica della batteria sarà più rapida, le nostre batterie oggi possono caricarsi al 70% in 90 minuti, inoltre saranno più compatte ed efficienti. Quindi le possbilità di evolvere i kit sarà maggiore».

Le regole inglesi per modificare gli scooter sono probabilmente più semplici di quelle italiane. Hai esperienza con gli Uffici d'immatricolazione dei Paesi stranieri?

«Siamo fortunati, nel Regno Unito è possibile convertire i nostri scooter in elettrici ed essere omologati senza tanti problemi. Vendiamo kit in tutto il mondo e ci sono regole diverse da Paese a Paese. Certo controllare e ispezionare le modifiche a un veicolo è normale, ma soprattutto per assicurarsi che siano sicure da guidare. Il nostro kit è composto da componenti approvati e viene inserito nel telaio degli scooter dai nostri bracci oscillanti appositamente progettati. Il resto della configurazione dello scooter rimane lo stesso per quanto riguarda freni, sospensioni, ruote ecc».

In futuro pensi di fare lo stesso con l'Ape Piaggio?

«No, ci sono già Ape elettriche in India e puoi acquistare il kit direttamemte, non avrebbe senso».

Qual è il problema più frequente che ti pongono i clienti?

«L'autonomia del kit è la prima domanda, le persone sono ansiose e temono di rimanere senza energia. Ma io chiedo loro: "Che tipo di viaggio fai ogni giorno?" Pensiamo a quale distanza viene percorsa in un normale viaggio il scooter quotidiano, dieci, venti, quaranta chilometri? La nostra ricarica avviene da una normale presa domestica che è ovunque, e normalmente i viaggi in scooter sono sempre brevi e con una sosta abbastanza lunga per poter ricaricare. Le batterie sono rimovibili, il che è molto importante».

Chi sono i tuoi clienti?

«La maggior parte sono a Londra e in tutto il Regno Unito, molti finiscono negli Usa e poi in tutto il mondo: Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Singapore. In Europa vendiamo in Belgio, Spagna, Olanda ma, finora, soltanto uno in Italia. Penso che ad alcune persone non piaccia l'idea di aver cambiato il motore originale della loro amata Vespa e Lambretta, forse non capiscono che il kit di conversione è reversibile e non ci sono danni o modifiche al telaio originale. Quando realizzeranno questo concetto comprenderanno anche che si tratta di un modo per tenere in vita lo scooter classico e poterlo usare senza limitazioni».

Quanto c'è di ecologico in questa scelta?

«Sono stati prodotti milioni di modelli di Vespa e Lambretta dal dopoguerra fino ai giorni nostri e molti di questi scooter sono ancora in circolazione. Se vogliamo mantenerli dobbiamo aggiornarli, anche questo è riciclaggio, non c'è bisogno di fare più scooter nuovi, basta convertire quelli che già abbiamo».

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