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COME STARE DA SOLA SENZA SENTIRSI SOLA

“Meglio soli che mal accompagnati”. Una frase antica e vera. Tutte le persone adulte hanno fatto i conti con il sentirsi soli o con avere dei momenti di solitudine. Solitudine non vuol dire per forza cadere in uno stato di malinconia, ma a volte addirittura il contrario. Serve a riassettarsi.

Alda Merini in poesia diceva ”Più mi lasciano sola, più risplendo”. Così faceva perché costruiva quando era sola, si lasciava andare alla fantasia e scriveva. Versi bellissimi.
La solitudine non è un nemico, ma una realtà umana e neutra, un contenitore che possiamo riempire di volta in volta.


Capita ai single, come sottolinea la psicologa Maria Elettra Cugini , autrice del libro “Single con gioia, ovvero l’arte di star bene con se stessi (Franco Editore) e capita anche a chi è in coppia.
Gli inglesi rendono bene la differenza tra to BE ALONE, che indica l’essere soli come condizione oggettiva di solitudine e to BE LONELY, ossia la percezione soggettiva di una condizione che pesa. Un peso che dipende solo da noi.


A seconda di come si guarda la solitudine può essere un vantaggio o no.
Molte persone sentendosi sole si trovano mille cose da fare per non pensare. Occupando anche il tempo libero.
L’ iperattivismo evita la solitudine solo in apparenza, ma è uno dei sistemi per sfuggirla e prevede il rischio dell’immagine che a furia di girare cade.


C’è un sistema per restare sola e felice?
Perché fin da piccole ci insegnano a sposarci, far dei figli, occuparci di qualcuno o di qualcosa, perché la solitudine è un’idea che spaventa. In genere ciò che temiamo non è la mancanza degli altri ma il ritrovarci a tu per tu con i nostri nodi irrisolti o che non vogliamo ascoltare.


La scarsa autostima ci porta a compiere percorsi sbagliati. Un’ autonomia precaria pure, la paura di non farcela senza qualcuno ci annienta. Il non aver raggiunto la piena realizzazione ci fa venire ansia. Solo chi non coltiva i propri interessi o non ha trovato un senso da dare alla vita e lo delega ad altri teme la noia e, immancabilmente, rimane da solo e si sente perduto.


Non mediare, ascolta te stesso. È Montaigne che sosteneva che ognuno deve avere “un retrobottega dell’anima”, in cui ogni giorno dedica anche poco tempo, ma esclusivamente suo. Così lo stare da soli diventa stimolante, trova degli spazi vitali. Tanto che una ricerca americana sostiene che le donne over 50, che conoscono la vita, diventano serene se riscoprono il tempo e lo fanno loro, senza mai sentirsi meno, dipingendo, leggendo, passeggiando o semplicemente respirando senza sentirsi obbligate da ritmi che non siano il loro.

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