Lei (Her) di Spike Jonze, 5 curiosità sul film

Da Shanghai che si presta a essere Los Angeles ai pantaloni a vita alta di Joaquin Phoenix: ecco alcuni dettagli "dietro le quinte" dell'affascinante lungometraggio

Il dietro le quinte di "Lei" – Credits: Bim Distribuzione

Simona Santoni

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Lei (titolo originale Her) ha fatto il suo esordio al cinema il 13 marzo scorso piazzandosi al sesto posto del box office italiano. Storia d'amore futuristica di Spike Jonze, è un film che induce a riflessioni sulle relazioni umane odierne, che attira le attenzioni degli amanti della tecnologia e dei social network, che per lo più seduce. 

Totalmente ammaliata, io ne ho già tessuto le lodi qui,  elencando cinque motivi per cui è un piacere vederlo. Ora mi concentro invece su alcuni aspetti più da "dietro le quinte".  

Ecco cinque curiosità su Lei (Her). 

1) Un software poco intelligente alla base di Lei

Lei è il primo lungometraggio scritto interamente da Spike Jonze, che già aveva cofirmato altre sceneggiature. Narra la storia d'amore ambientata in un futuro prossimo tra Theodore (Joaquin Phoenix), uomo solitario e sensibile, e un sistema operativo di nome Samantha (la voce di Scarlett Johansson - Micaela Ramazzotti nella versione italiana -). Il regista aveva in mente Lei già da qualche anno. Ecco cosa gli ha ispirato l'idea: "Tutto è nato da un articolo che ho letto su internet una decina d'anni fa. Parlava di un servizio di messaggistica istantanea che consentiva di chattare con un'intelligenza artificiale. Mi sono collegato e ho scritto 'Ciao', e il software mi ha risposto 'Ciao'. E io: 'Come stai?'. 'Bene. E tu come stai?'. Abbiamo avuto una breve conversazione, e all'inizio ho provato un brivido: 'Wow! Sto parlando con questa cosa… mi sente!'. Ma l'illusione è svanita rapidamente quando mi sono reso conto che la voce si limitava semplicemente a ripetere quello che aveva sentito un momento prima, non era intelligente: era solo un programma ben fatto. Quel brivido iniziale è stato eccitante, però. Così, mi è venuta l'idea di un uomo che incontra un'entità simile dotata di una coscienza, e ho provato a immaginare una storia d'amore tra loro".

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2) Pantaloni a vita alta sulla scia della moda femminile anni '30

Nel futuro di Lei i vestiti di Joaquin Phoenix come degli altri interpreti hanno uno stupefacente stile vintage. Alla larga dai contemporanei jeans, si vedono pantaloni "ascellari" e camicie a quadri. Il costumista Casey Storm ha cercato una chiave stilistica che evocasse un futuro non troppo fantascientifico. Lui e Jonze hanno passato in rassegna molte foto, oltre ai capi di abbigliamento trovati da Storm nei mercatini e usati per le prime prove-costume. Considerando la natura ciclica della moda, regista e costumista hanno pensato che la cosa migliore fosse procedere a ritroso. "Mescolando elementi presi da decenni e stili diversi, potevamo creare qualcosa di nuovo", ha spiegato Storm. I pantaloni a vita alta dei personaggi maschili sono un preciso riferimento alla moda femminile dell'ultimo secolo. "Ripensando agli anni '20, '30 e '40, mi sono reso conto che la moda femminile ha fatto spesso ricorso alla vita alta, e abbiamo pensato di trasferire lo stesso concetto nella moda maschile. Mi piaceva l'idea di creare pantaloni da uomo a vita alta, con la linea della gamba stretta e affusolata", prosegue Storm. "Li abbiamo provati su Spike e l'effetto era buono. Poi li abbiamo provati su Joaquin ed erano perfetti".

3) Los Angeles senza auto è Shanghai

Lei è ambientato in una Los Angeles senza auto. Per ricrearla serviva una città di riferimento reale, da cui trarre ispirazione. Gli autori del film l'hanno trovata nel distretto di Pudong, una nuova area di Shanghai, dove passerelle sopraelevate consentono ai pedoni di camminare ben al di sopra del flusso invisibile dei veicoli. "Buona parte di Pudong è stata costruita negli ultimi 12 anni", ha raccontato Jonze. "A Pudong ci sono grattacieli, strade ampie e diritte costeggiate da edifici, e tutto è nuovo di zecca. Era una combinazione magica di elementi che funzionavano, piena di nuove costruzioni. E a Los Angeles il nuovo è ovunque. Pensavamo che se Los Angeles si fosse sviluppata in quel senso, sarebbe stata esattamente così".
Poi per mescolare il profilo urbano cinese e quello della California del sud è bastata una certa padronanza del mezzo digitale, anche se Jonze garantisce: "Non ci sono molti effetti visivi, nel film. Abbiamo aggiunto qualche edificio, modificato la segnaletica e inserito un videogame con cui Theodore gioca in salotto. Ma complessivamente gli effetti speciali sono ridotti al minimo, soprattutto se consideriamo che la storia del film è ambientata nel futuro".

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4) Il rosso, il colore che unisce scenografia e costumi

Le scenografie di K.K. Barrett e i costumi di Casey Storm hanno trovato il comun denominatore nel colore rosso. "Ogni volta che faccio un film", ha detto Barrett, "scelgo un tema che lega tutte le immagini, e stavolta era il rosso. Il film è disseminato di rossi". Il rosso ritorna anche nelle scelte dei vestiti pensati da Storm. "Abbiamo immaginato un futuro molto colorato. L'ufficio di Theodore è pieno di colori, dai vetri agli oggetti di arredamento". Entrambi gli artisti hanno cercato una chiave stilistica che evocasse un futuro non troppo fantascientifico. 
"Il nostro non è un futuro duro e crudele, ma una realtà fatta di dettagli eleganti e personalizzati" ha spiegato lo scenografo. "Adoro il design delle penne stilografiche e dei portasigarette degli anni '40, le piccole rubriche in pelle, e la sensazione che si prova tenendo un accendino Zippo tra le dita: sono oggetti arcaici, superati, ma il loro design è immortale. Ora, immaginate di prendere i dettagli di questi bellissimi oggetti e applicarli a qualcosa che usate tutti i giorni, come il telefono. Ho evitato di usare materiali troppo nuovi perfino per i dispositivi tecnologici. Invece, ho incorniciato gli schermi dei pc come se fossero fotografie o quadri: l'idea era quella di mostrarli come un’occasione di contatto umano. E dovevano anche essere semplici, perché non volevamo che distogliessero l’attenzione del pubblico dalla voce di Samantha".

5) Scarlett Johansson, icona sexy libera dal corpo

Scarlett Johansson, che al Festival di Roma è stata premiata per la sua interpretazione puramente vocale, è un'icona sexy contemporanea le cui labbra e curve burrose sono spesso evocate. In Lei, però, si priva totalmente del corpo. E con gioia. "Ho provato uno straordinario senso di libertà recitando senza essere condizionata dall'aspetto fisico", ha confessato l'attrice. "È stato liberatorio".

 
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