Cinema

Babyteeth: l'australiana Shannon Murphy fa piangere Venezia

Commozione ma anche risate per il film di una delle due registe in concorso

Babyteeth

Simona Santoni

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È arrivato il giorno delle grandi lacrime a Venezia. Copiose, calde, mai compassionevoli, per un film che commuove e diverte trattando la malattia e, soprattutto, le imperfette relazioni umane, senza retorica e con un taglio fresco e stratificato. Voilà Babyteeth di Shannon Murphy. Sono solo due le donne registe presenti in concorso alla 76^ Mostra del cinema, cosa che ha destato anche polemiche, ma una delle due, l'australiana, si candida a vincere qualcosa (meno possibilità per la saudita Haifaa al-Mansour con The Perfect Candidate).

 

Babyteeth (in italiano "Denti da latte"), terzo film australiano in concorso al Lido per tre anni consecutivi, inquadra l'adolescente Milla Finlay (interpretata da Eliza Scanlen) e la sua famiglia scombussolata. Milla è gravemente malata. Incontra Moses (Toby Wallace) alla fermata della metro: lei sembra così perbene e inesperta, lui è un ragazzo di strada da tatuaggi, droga e graffi. Lei vede in lui qualcosa di speciale. "Milla, quel ragazzo ha dei problemi!", la scrolla bruscamente la madre (Essie Davis). "Anche io", replica lei. 

Chi non ha problemi scagli il primo giudizio. "Questi personaggi sono impoerfetti. Il loro mondo si sta sgretolando", dice al Lido la regista Shannon Murphy.
In Babyteeth, come nella vita vera, tutti hanno piccoli grandi problemi. "C'è una serie di persone, ognuna con il proprio problema, anche grosso", racconta Ben Mendelsohn, che incarna il padre di Milla. "La sceneggiatura (scritta da Rita Kalnejais da un testo teatrale, ndr) è molto bella, mi fa venire le lacrime agli occhi". L'attore è in un momento fertile: l'abbiamo visto a Venezia anche nel film fuori concorso The King e recentemente nel cinecomic Captain Marvel. Aggiunge: "Una delle cose belle dell'Australia è che puoi avere problemi staordinari ma vivere bene ed essere accettato. Apposta io vivo lì da molto tempo". Mendelsohn, nei panni di un papà psichiatra che dispensa alla moglie psicofarmaci e ogni tanto ha i suoi modi per distrarsi dal peso dei pensieri, potrebbe meritare la Coppa Volpi. 

Chi diffida di Babyteeth perché preferisce stare alla larga da drammoni strazianti, sappia che non si troverà di fronte a un semplice "film sulla malattia". Né è una storia d'amore teen intensificata da flebo e respiratori portatili. Non siamo di fronte a Colpa delle stelle o a A un metro da te. Babyteeth è tante cose insieme. È anche ironia, tanta. È lontano dal melenso e dal sentimentale. È soprattutto la difficoltà meravigliosa e sempre creativa di amarsi, di sopportarsi, di lasciarsi liberi. Il tragicomico caos dei rapporti umani. Tra genitori e figli. Tra marito e moglie. Tra vicini di casa. Tra chi è alle prese coi primi amori. 

"Quando stiamo passando dei momenti molto intensi diventiamo molto buffi", riflette la sceneggiatrice Kalnejais. "Dobbiamo essere divertenti per poter uscire dal periodo difficile e ciò riunisce tutte le persone che devono vivere questa situazione". 

Nota di merito anche alla colonna sonora, che alterna Mozart alla disco dance, assoli di violino a cori di bambini. 

In Sala Darsena, alla seconda proiezione per la stampa, solo applausi e occhi rossi per Babyteeth.

Una delle battuta del film da ricordare? Quella, divertente, in bocca alla mamma di Milla: "Non immagino un modo peggiore di fare i genitori".

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