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Ansa
Calcio

Pioli e il Milan, ciclo finito ma paga anche colpe non sue

I risultati che mancano da tutto il 2023, milioni bruciati col fallimento probabile in Champions League, infortuni e scelte incoerenti: il tecnico sotto processo, però le responsabilità sono anche più in alto

Che avvenga nel cuore dell'inverno o a fine stagione cambia poco. Il ciclo di Stefano Pioli sulla panchina del Milan, iniziato nell'autunno 2019 e che ha portato come frutto dolcissimo lo scudetto 2022, è finito. A dispetto delle parole di facciata, peraltro sempre più rade, e di un contratto rinnovato esattamente un anno fa al rialzo e prolungato fino al 2025. Questioni burocratiche che andranno sistemate col tempo, ma che non spostano la sostanza. Pioli è stato il passato del Milan e non potrà esserne il futuro.

I rossoneri hanno ancora da giocarsi una fiche sul tavolo verde di Newcastle, dove serve una vittoria per proseguire il cammino in Europa (Champions o Europa League dipende dal risultato dell'altra partita del girone), ma è il piano inclinato su cui il progetto sportivo si è incamminato da troppo tempo a fotografare il fallimento. Basta un dato: nell'anno solare 2023 il Milan ha vinto la miseria di 21 partite sulle 49 giocate (42%) e in campionato non è andato oltre una su due (18 su 36). Troppe crisi, troppi black out. Senza la penalizzazione della Juventus, va ricordato, a maggio sarebbe stato fallito l'ingresso nella Champions League partendo dalla posizione di campioni d'Italia.

Pioli ha perso il tocco magico che ha caratterizzato le sue prime due stagioni e mezza. Troppe scelte tattiche sono parse incomprensibili e non hanno pagato. E' vero che nelle rare occasioni in cui la rosa è stata al completo o quasi, la sfida con il Psg su tutte, qualcosa di interessante si è visto ma pochi degli stratagemmi messi in campo hanno funzionato, dall'accentramento dei terzini all'aggressione difensiva molto alta esponendo una difesa lenta alle ripartenze avversarie.

Poi c'è il capitolo infortuni. Troppi e troppo simili: 25 di cui 18 muscolati anche se diventa difficile tenere il conto. A lungo Pioli ha minimizzato il problema, poi sconsolato ha semplicemente ammesso di non sapere come intervenire e ha avviato un lavoro di analisi interna cui serviranno, però, settimane per cominciare a vedere effetti. Tempo che il Milan non ha. Si gioca troppo, è vero, ma i top club giocano tutti tanto e nessuno è falcidiato come i milanisti. I segnali erano evidenti anche l'anno scorso e nel tardo estate e sono stati colpevolmente trascurati.

Questi i capi d'accusa che Pioli deve affrontare e che segneranno la fine del suo ciclo a Milanello. Non è un caso che negli ultimi mesi la voce della proprietà, che lo aveva protetto a gennaio e febbraio scaricando le colpe su Maldini e confermando la fiducia nel tecnico, stia rimanendo silente adesso.

Pioli paga i suoi errori, ma non solo. L'organizzazione che Cardinale ha voluto a giugno, separandosi dall'ex direttore dell'area tecnica e da Ricky Massara per affidare tutto alle mani di Furlani-Moncada-Pioli ha mostrato limiti. E' troppo presto per bocciare o promuovere il mercato, non per dire che il Milan è una società monca, in cui manca evidentemente una figura di calcio che abbia la forza di imporsi con lo spogliatoio, affiancare il tecnico e aiutare la dirigenza. Può essere Ibrahimovic? I tifosi lo attendono come il Natale, la sensazione è che non sia lui l'uomo della provvidenza e che, in ogni caso, la conversione sia tardiva.

La realtà è che per aprire un nuovo progetto con un nuovo allenatore, Cardinale dovrà anche mettere in conto di investire soldi non immediatamente profittevoli. Il bilancio risanato e l'attivo ritrovato sono ottime notizie per il Milan e per il calcio italiano, ma nella football industry non si può prescindere dalla competitività perché senza risultati calano ricavi, valore del brand e prospettive future. Per capirci, la pessima campagna europea targata Pioli può aver bruciato una novantina di milioni di euro tra seconda fase della Champions League e mancata partecipazione al ricco Mondiale per Club del 2025. Se non per convinzione, almeno per denaro sarà il caso che anche ai piani alti di Casa Milan ci si metta in discussione analizzando il fallimento.

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Giovanni Capuano