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Arbitri, Rocchi convoca gli allenatori ma se ne presenta solo la metà

Arbitri, Rocchi convoca gli allenatori ma se ne presenta solo la metà

All’annuale incontro con i tecnici della Serie A assenti in 7 su 20. Tutte le squadre erano rappresentate, ma per l’ennesima volta si è persa l’occasione di discutere di quanto poi fa polemizzare durante il campionato

All’appuntamento che era fissato da settimane si sono presentati in 13. Su 20. Gli altri 7 hanno preferito lasciar stare e mandare i propri collaboratori. C’è chi ha marcato visita per problemi di salute e chi ha preferito rimanere ad allenare i propri giocatori. Qualcuno non aveva nemmeno l’alibi della distanza, visto che l’IBC di Lissone della Lega Serie A, sede dell’incontro, dista una mezz’oretta da Zingonia e poco più da Como. Eppure Gasperini e Fabregas hanno scelto di non presenziare all’annuale confronto tra gli allenatori della Serie A e i vertici arbitrali con il designatore Rocchi in prima fila a spiegare, ascoltare, discutere e registrare stati d’animo e richieste.

L’elenco degli assenti: Gasperini (Atalanta), Fabregas (Como), Conte (Napoli), Italiano (Bologna), Palladino (Fiorentina), Gilardino (Genoa) e Runjajc (Udinese). Gli altri erano regolarmente seduti nella sala che è adiacente alla struttura utilizzata tutti i fine settimana per il Var. La video assistenza è stata uno dei temi principali dell’incontro, così come le proteste, le perdite di tempo e le piccole o grandi modifiche nell’interpretazione regolamentare che ogni estate entrano in vigore e devono essere approfondite.

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Anche perché, e se ne sono già viste le avvisaglie, al primo fischio controverso o alla prima chiamata al Var poco gradita sono gli allenatori per primi a sparare a zero contro gli arbitri. Quasi sempre lamentando l’impossibilità di parlare con chi dirige i fischietti, l’incomunicabilità di base in campo e fuori e la poca chiarezza del regolamento (per altro quasi immutabile) e della sua interpretazione (questa sì soggetta a cambi frequenti).

Tutto bello, se non fosse che al momento del dunque quasi metà dei tecnici ha preferito soprassedere. Il che dimostra fondamentalmente una cosa è cioè che non solo arbitrare è difficile, ma è anche una sfida a perdere. Perché in generale ad allenatori e dirigenti non interessa davvero capire fino in fondo, è sufficiente avere un parafulmine su cui scaricare la colpa dei propri errori nei momenti di difficoltà. Potendo, tanto la memoria dei tifosi è corta, battere sempre sullo stesso tasto: gli arbitri sono una casta, non si capisce come lavorino, il Var fa schifo e chissà perché non devono mai rendere conto di come agiscono.

A Lissone sarebbe stata una meravigliosa occasione di chiederlo di persona a Rocchi. In 7 su 20 hanno preferito fare altro. Legittimo, ma a futura memoria sarà bene segnarsi nomi e società. Il sospetto è che ci si ritrovi quelli (e quelle) più attivi alla voce “lamentele e simili”. Valga una citazione per tutti: “Il VAR è nato per ridurre gli errori gravi degli arbitri, ma ora il VAR ha preso il sopravvento. Non sappiamo più quando è rigore o no: me lo spieghino. Tutti gridano, strillano, interpretano. Molti di voi giudicano diversamente le situazioni. C’è confusione e non più certezza di regolamento. Se il VAR va alla ricerca di un rigore è chi cerca trova. A me il VAR sembra diventato questo”. Gian Piero Gasperini, 10 gennaio 2024. Assente.

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