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Spalletti, mezza Italia è fatta con il blocco Inter

Spalletti, mezza Italia è fatta con il blocco Inter
Luciano Spalletti con Nicolò Barella (Ansa)

La dimensione internazionale della squadra di Inzaghi può aiutare anche la nazionale, ma il ct deve cambiare scelte. Perché Acerbi fuori e Bastoni in un ruolo diverso?

A inizio giugno l’Italia volerà a Oslo per iniziare la sua corsa al Mondiale 2026 contro la Norvegia. Con o senza Haaland, impegnato a recuperare da un brutto infortunio, sarà una sfida psicologicamente in salita perché i nostri avversari hanno approfittato delle prime due giornate – azzurri impegnati nello sfortunato quarto di finale della Nations League – per portarsi in vetta a punteggio pieno. La nazionale di Luciano Spalletti si presenterà in Norvegia staccata di 6 punti e con la prospettiva di giocarsi subito una partita decisiva per la qualificazione mondiale che, dopo i flop di Ventura (2018) e Mancini (2022) nessuno si può permettere di fallire.

Una settimana prima a Monaco di Baviera sarà stata assegnata la Champions League e in quella notte potrebbe essere protagonista l’Inter di Simone Inzaghi. Oppure no, ma poco cambia nel ragionamento perché la dimensione europea assunta dai nerazzurri è sotto gli occhi di tutti e il successo all’Allianz Arena contro il Bayern Monaco ha solo fatto da moltiplicatore agli occhi della critica internazionale.

I numeri dicono da tempo che l’Inter è una grande d’Europa. La finale di Istanbul persa contro il Manchester City è stata l’innesco, ma il quadro generale dice che i nerazzurri nelle ultime tre stagioni hanno vinto due terzi delle partite giocate in Champions League (20 su 32) e dal settembre 2023 ne hanno perse appena 2 su 19: una Madrid contro l’Atletico di Simeone, finendo poi fuori ai rigori, e una nella prima fase di quest’anno in casa del Bayer Leverkusen all’ultimo minuto e con una squadra di seconde linee. Le statistiche non sono tutto, ma non possono essere ignorate.

Siccome l’Inter è una squadra molto ‘italiana’, il pensiero corre rapido alla nazionale di Luciano Spalletti. Che gioca con la difesa a tre (come Inzaghi) e il centrocampo appoggiato su esterni forti (idem). Dunque, il cammino europeo di Inzaghi non può non essere ignorato dal commissario tecnico: mezza nazionale è fatta, si allena quotidianamente ad Appiano Gentile e deve essere semplicemente replicata toccando il meno possibile.

La storia recente dice che non è così. Francesco Acerbi, ad esempio, è fuori dalle convocazioni dal novembre 2023 e non solo perché ha attraversato un lungo periodo di problemi fisici: Spalletti punta su Calafiori, Buongiorno e Di Lorenzo (a marzo ha risposto piccato “Credo nei miei giocatori, grazie per il consiglio”) anche a costo di stravolgerne caratteristiche e posizioni. Alessandro Bastoni è uno dei migliori al mondo nel suo ruolo, ma con l’Italia è finito spesso a giocare centrale, dove perde molto della sua forza. Perché? Acerbi non può essere il futuro della nazionale ma è certamente il presente per ricreare l’asse di sinistra (Acerbi-Bastoni-Dimarco) che sta facendo grande l’Inter. Più Barella a centrocampo e Frattesi prima alternativa.

Mezza nazionale è fatta e il resto non è male. Cambiaso è perfetto come opposto rispetto a Dimarco, Tonali ha dimensione internazionale e si sposa bene con Barella, Ricci si sta costruendo da regista e la coppia Kean-Retegui ha finalmente numeri interessanti e caratteristiche tattiche e fisiche non dissimili da quella su cui poggia l’Inter. L’Italia ha scritto pagine di storia affidandosi ai blocchi del momento: nel 1982 quello della Juventus, ad esempio, fece le fortune di Bearzot. Rifiutare di appoggiarsi a quello attuale dell’Inter, adattando gli altri e non l’asse portante della squadra, appare un controsenso che non possiamo permetterci. Non pensando a quello che attende gli azzurri ad Oslo a inizio giugno.

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