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Serie A, se il Var non serve spegnetelo (costa oltre tre milioni di euro)

Serie A, se il Var non serve spegnetelo (costa oltre tre milioni di euro)
Il nuovo designatore Orsato ha “dichiarato” guerra al Var (Getty Images)

Falli lasciati correre, interventi al video cancellati e regolamento reinterpretato: l’avvio della stagione arbitrale lascia perplessi e fa porre una domanda: se Orsato non vuole la video assistenza, ha senso tenerla in vita?

Un gol cancellato nella sfida tra Venezia e Lecce per un tocco malandrino di braccio, senza chiamata dell’arbitro al video. Qualche angolo corretto dopo essere stato erroneamente assegnato e poi il solito lavoro sul fuorigioco, reso ancor più rapido e preciso dal miglioramento tecnologico del SAOT (il sistema di rilevazione semiautomatica delle posizioni di offside). Tutto qui. Al costo, calcolato per stima, di oltre tre milioni di euro che la Lega Serie A mette ogni stagione per avere in campionato il Var, strutture e spese arbitrali comprese.

Vale la pena tenere attivo il centro di Lissone se la montagna partorisce il topolino? Domanda legittima osservando l’operazione di cancellazione dell’aiuto della tecnologia in atto in questo avvio di campionato che rappresenta anche l’Anno Uno dell’era del designatore Daniele Orsato. Da arbitro ha incrociato per le ultime stagioni della carriera il Var dimostrando anche sul campo di considerarlo un orpello inutile. Da responsabile dei fischietti, semplicemente ha chiesto di non usarlo. Non esiste altra spiegazione.

ORSATO, IL DESTINO DI OPEN VAR E LA TRASPARENZA OBBLIGATORIA

Solo così si può provare a capire come sia stato possibile, ad esempio, che il fiorentino Jimenez abbia chiuso in campo la partita con il Frosinone nonostante un’evidente manata o pugno rifilata a un avversario nel match con il Frosinone (partita in cui manca anche un rigore netto), che il piede di De Winter su quello di Kolo Muani sia stato derubricato a nulla così come la manata sul volto di Mastantuono in Roma-Fiorentina o la spinta di De Bruyne a Marassi all’alba della stagione.

O, ancora, che un episodio complesso come il presunto mani di Lobotka a San Siro sia stato liquidato in una trentina di secondi in cui è difficile immaginare che a Lissone abbiano veramente cercato, camera per camera, la prova dell’eventuale tocco del partenopeo. E altri episodi micro o macro che stanno caratterizzando l’avvio e che vengono catalogati un po’ superficialmente come applicazione di un “metodo Orsato”.

La sorpresa positiva è che agli addetti ai lavori sembra andare bene così. Almeno per il momento. Il tecnico della Juventus, Luciano Spalletti, era quasi contento di aver preso un gol viziato da un fallo evidente e quindi va registrato questo cambio di linea in un ambiente storicamente tossico con gli arbitri. Non è una cattiva notizia, purché non sia supportata da dati fasulli.

I benefici innegabili alla fluidità del gioco (tempo effettivo in aumento) dipendono infatti non dal “metodo Orsato”, ma dall’applicazione per la prima volta delle norme volute dall’Ifab che tagliano i tempi morti su rimesse laterali, dal fondo e punizioni o che condannano chi resta a terra senza motivo a stare fuori per un minuto. I giocatori hanno recepito in fretta che le norme sono cambiate e si adeguano.

Tanti sostengono che, però, finalmente in questa Serie A gli arbitri fischiano meno e dirigono all’inglese. Non è vero, non in maniera significativa. Nelle prime 28 partite della stagione sono stati sanzionati 645 interventi scorretti con una media di 23,03 a partita che è molto vicina alla media dei cinque anni della gestione Rocchi (24,13). Quella che viene mandata in giro, insomma, è una percezione. Non la realtà. E di sicuro – con consenso quasi unanime, per ora, di tutti – a quei fischi andrebbero sommati quelli che mancano e aggiunte alcune chiamate al Var.

Qui si torna al punto. Se Orsato ha deciso che non serve, perché non smantellarlo lasciando soltanto GLT per i gol-non gol e SAOT per il fuorigioco? A meno che non si voglia sostenere che vale la pena spendere oltre tre milioni di euro per qualche calcio d’angolo invertito. Perché il punto della questione è semplice: nella furia un po’ ideologica di cancellare l’aiuto della tecnologia, disallineandosi con il resto d’Europe (Premier League esclusa) Orsato e i suoi si sono presi un rischio enorme: è troppo netta la scelta per potersi correggere poi tornando al caro, vecchio, regolamento. E non sarà accettabile qualche interpretazione difforme a questa linea lassista.

Quindi va bene così, si strappi il velo di ipocrisia e si lascino a casa Var e aVar che non servono a nulla. In Italia. Perché va sempre ricordato che nelle ultime stagioni i dati della Serie A (0,45 OFR per partita) erano allineati alla Champions League (0,44) e a quelli di Liga, Bundesliga e Ligue1. In sostanza stavamo nel gruppo con tutti gli altri, pur raccontando che lo strumento veniva abusato.

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