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Scuderie, cani e avvisi ai naviganti: Spalletti, l’allenatore che non ride mai (neanche quando vince)

Scuderie, cani e avvisi ai naviganti: Spalletti, l’allenatore che non ride mai (neanche quando vince)
Luciano Spalletti (Getty Images)

La Juventus fuori dalla crisi di risultati non è bastata a tranquillizzare il tecnico toscano. Parole e pensieri di un uomo sempre in tensione e in lotta con il mondo esterno.

Un mezzo sorriso gliel’ha fatto tirare fuori Caressa davanti alle telecamere di Sky. Vi siete voluti bene durante il ritiro? “Vogliamo bene anche a te. Quando fai battute ti vogliamo benissimo” risposta di Luciano Spalletti. Momento di distensione dentro un post gara, vittorioso, con il Napoli che per il tecnico della Juventus è sembrata una terapia di scarico delle tensioni accumulate nell’ultimo periodo. Sarà per il modo che ha di comunicare, sarà per la complessità di certi pensieri, ma il tecnico toscano non è sembrato felice e nemmeno appagato per la vittoria. Eppure quei tre punti sono la piattaforma su cui costruire un periodo di serenità, lui e la squadra, provando a mettersi alle spalle le montagne russe precedenti.

Spalletti è fatto così, sembra non godersela mai. Nemmeno quando vince meritatamente, come contro il Napoli. Nemmeno quando esce tra gli applausi e tutto sommato dimostrando di aver avuto ragione e di essere stato capace di tenere la barra dritta in mezzo ai guai. Una tortura lunga un’ora, tanto è durato il percorso tra microfoni e telecamere nella pancia dello Stadium. Ad ogni tappa un sassolino da togliersi dalla scarpa, un messaggio da lanciare, un avvertimento al mondo esterno, una carezza con nascosto dentro un pugno.

Del resto prima della partita aveva argomentato con la metafora dei cani e degli amici a chi gli chiedeva sugli obiettivi del ritiro. Il non detto era che ci fosse da gestire anche un certo malcontento di una parte dello spogliatoio per il suo modo di approcciarsi al lavoro quotidiano. Dunque, ritiro utile ma “non sono contento di questo momento che stiamo attraversando e quando succede mi viene sempre più voglia di stare coi miei cani e di fare cene con gli amici che non mi volteranno mai le spalle e che non mi guarderanno mai in un altro modo”. Riflessione addolcita dal racconto del suo gruppo come gruppo di ragazzi “che si vogliono bene”, ma sempre messaggio criptico e non semplice da declinare.

Sorrisi? Zero. Anche dopo. “Datemi le armi per poter essere a livello, sennò si è paragonati a questi e a quello. Noi ora non si può essere paragonati a nessuno. C’è da reggere botta”, primo avviso ai naviganti. I giocatori che i tifosi non vogliono più in campo? “Noi siamo tredici, questo è”. E le ambizioni della stagione che è iniziata male ma deve ancora svilupparsi: “Alle scuderie va bene dire: la Juventus deve vincere il campionato”

Su cosa siano le “scuderie” e su chi ne faccia parte andrebbe aperto un capitolo differente. Spalletti ce l’ha con chi, a suo dire, soffia sul fuoco sostenendo che la Juventus deve correre per lo scudetto mentre altre possono accontentarsi di un posto in Champions League. E chi lo fa, secondo lui, “mette pressione”, un giochino che conosce e respinge e che sembra rovinargli il sonno. Detto che a sdoganare la parola scudetto a Torino è stato lui stesso, addirittura un anno fa preso il posto di Tudor, la lamentela è identica a quella di tanti colleghi. La spiegazione del perché in bianconero si parli di vincere, non solo di partecipare, la dice la storia del club: Spalletti la conosce a memoria ma non riesce a farsela andare bene, nemmeno quando vince e ci sarebbe solo da sorridere.

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