La sconfitta sul campo della Juventus, meritata al netto del rigore non fischiato (chissà perché) per l’abbraccio mortale di Bremer a Hojlund, suona quasi come un passaggio di consegne per il Napoli di Conte. Pensare allo scudetto oggi è più un’utopia che un progetto, la verità è che i partenopei faranno bene a guardarsi alle spalle in una stagione che sta prendendo una piega decisa in negativo. E’ vero, c’è l’alibi enorme degli infortuni e un ambiente ormai oltre la crisi di nervi che sono elementi che quando sarà tutto finito andranno studiati per comprendere dove finiscono le colpe e inizia la casualità, ma adesso la priorità è mettere in sicurezza almeno gli obiettivi minimi che sono il passaggio ai playoff europei e un posto nella prossima Champions League.
Ha detto Antonio Conte nel post gara dello Stadium: “Dalla nave non si scende perché ci sono tanti obiettivi, la Champions, l’Europa League: se si scende dalla barca si rischia davvero di uscire dall’Europa”. Lettura lucida, accompagnata da una protesta non sguaiata come altre volte per un episodio arbitrale che ha danneggiato i partenopei ma che va inserito in una serata in cui i campioni d’Italia si sono progressivamente squagliati.
Napoli, le statistiche di una stagione storta
I numeri sono impietosi. E’ arrivata la sconfitta numero 5 della stagione in campionato, l’ottava complessiva. Rispetto a un anno fa il Napoli sta viaggiando con dieci punti in meno e deve suonare l’allarme perché significa bordeggiare quota 70 che in un torneo che corre come questo vuol dire non avere garanzie di qualificazione Champions. Unica parziale buona notizia: si è rivisto Lukaku. Servirà.
Torino arrivava dopo Copenaghen, altro incrocio preso contromano. E prima della sfida con il Chelsea in cui il pareggio potrebbe non bastare. Una settimana da dentro o fuori, in senso reale e non metaforico. Conte non ha tempo per parlare, deve raccogliere le forze a disposizione e organizzare la resistenza. Pensare di battere i campioni del Mondo in queste condizioni è fare un esercizio di ottimismo, ma questo serve e il Maradona dovrà dare una mano.
Poi si tirerà una riga e si valuterà cosa resta, compreso uno scenario (fallimentare anche a livello economico) che potrebbe consegnare ai partenopei quattro mesi con un solo obiettivo e mezzo su cui concentrarsi. Per Conte sarebbe come tornare a casa, nel senso di potersi esprimere dove dà il meglio. La sensazione è che per lo scudetto sia già tardi.
Conte contro il Var: “Era meglio senza”
Un capitolo a parte merita la protesta del tecnico per la mancata concessione di un calcio di rigore parso evidente, in campo e a maggior ragione al Var. Conte questa volta non ha scelto la linea della rottura, come in situazioni anche meno nette in passato. Però il ragionamento ha risollevato il tema del suo rapporto con la tecnologia al servizio degli arbitri: “Se ho chiesto che Mariani andasse al Var? Contro il Verona ci è andato due volte e ha cambiato la decisione due volte: era la persona meno indicata cui chiederlo. Che facciano come meglio credono, speriamo sempre che ci sia sempre onestà tra chi guarda, chi chiama e chi arbitra. Lo speriamo per un calcio pulito e senza cose particolari. Se c’è l’errore, deve essere un errore umano. Forse era meglio prima perché lo tolleravi di più. Adesso sbagliare con un video… a volte si fa fatica”.
