Il finale farsa della coppa d’Africa rischia di diventare un affare di stato tra Senegal e Marocco. Dopo il clamoroso verdetto della commissione d’appello della Caf (confederazione calcistica africana), in attesa dell’ultimo ricorso davanti al Tas di Losanna, la vicenda dell’assegnazione a tavolino del torneo al Marocco si fa politica.
Il Senegal non ha nessuna intenzione di accettare la sentenza e restituire il trofeo conquistato a Rabat. Non c’è una dichiarazione ufficiale, ma una serie di atti che lo lasciano intendere aldilà di ogni interpretazione diversa.
In questo modo va considerato ad esempio il gesto del presidente della Repubblica del Senegal, Bassirou Diomaye Faye, di farsi fotografare in ufficio con alle spalle la coppa. Il ct. senegalese Pape Thiaw ha portato il trofeo invece in tour in una base militare del paese, come a voler sottolineare che chi vuole andarselo a prendere debba fare i conti con un presa di posizione totalmente opposta.
I social media sono invasi di proteste e meme, compreso un video che ritrae la coppa custodita da un leone. Il tutto mentre il Tas di Losanna attende le carte per istruire l’ultimo grado di giudizio per il quale serviranno, però, mesi durante i quali le polemiche non si placheranno.
La Caf ha scelto a distanza di settimane dalla disputa della finale di punire il comportamento della nazionale del Senegal che per qualche minuto aveva abbandonato il terreno di gioco a Rabat in protesta per l’arbitraggio del direttore di gara. Poi Brahim Diaz del Marocco aveva sbagliato il rigore decisivo, quello fortemente contestato, e nei tempi supplementari il Senegal aveva conquistato la vittoria. Il Marocco aveva fatto ricorso venendo respinto fino all’appello.
