Le lacrime di Brahim Diaz per il rigore tirato in bocca al portiere avversario. La festa dei giocatori del Senegal con il trofeo in mano, le botte da orbi tra i loro tifosi e la polizia marocchina, lo sguardo perso nel vuoto del signor Jean Jacques Ndala, arbitro assediato dopo aver assegnato un penalty come minimo dubbio ai padroni di casa all’ultimo secondo, quello poi sbagliato da Diaz. Il disappunto del re del Marocco in tribuna, gli occhi sgranati del presidente della Fifa, Gianni Infantino. Tutto finto. Non è successo nulla.
Due mesi dopo la notte dello stadio Moulay Abdallah di Rabat, Marocco, la Coppa d’Africa ha cambiato proprietario passando dalle mani del Senegal, vincitore in campo, a quelle del Marocco sconfitto in una finale talmente folle da essere destinata ai libri di storia. Verdetto ribaltato dalla Commissione d’Appello della CAF che altro non è che la confederazione africana, la Uefa del continente nero. Ha vinto il Senegal, ma la coppa delle andare al Marocco ammesso che la federazione senegalese abbia voglia di accettare il verdetto non prima di aver espletato l’ultimo grado di ricorso davanti al Tas di Losanna.
Una sentenza unica nel suo genere e che chiarisce perfettamente quanto ancora debba crescere il calcio africano al di fuori dei valori in campo, che sono eccellenti come testimoniato da un’edizione della Coppa d’Africa che ha visto impegnati decine di calciatori star nelle leghe top d’Europa. Stadi moderni, pronti per ospitare una parte del Mondiale 2030 con Spagna e Portogallo, organizzazione che con il passare dei giorni ha cominciato a funzionare a pieno regime fino al giorno della finale. Lì è andato tutto in tilt.
La Commissione d’Appello della CAF ha ribaltato il verdetto del campo perché nei minuti concitati dell’assegnazione del rigore al Marocco, poi sbagliato da Brahim Diaz e concesso dopo che era appena stato annullato un gol regolare agli ospiti, il Senegal per protesta aveva abbandonato il terreno di gioco. Un atto estremo che è stato interpretato dai giudici di secondo grado della CAF come forfait con conseguente perdita della partita per 0-3 a tavolino. Inutile l’opera di mediazione del saggio Sadio Manè che aveva convinto i compagni a rientrare nonostante lo scoramento, una mossa servita almeno per evitare la beffa di una possibile esclusione per squalifica dal Mondiale della prossima estate.
In realtà il ricorso del Marocco era stato respinto in primo grado anche perché la diserzione senegalese non era finita nel referto arbitrale della serata. Il Marocco, però, non ha abbandonato la battaglia legale portandola alla commissione d’appello dove ha avuto ragione. Ora il Tas di Losanna anche se ci vorranno mesi per arrivare a una sintesi, ma il clima è rovente e basta dare un’occhiata a come la decisione di ribaltare tutto sia stata presa a Dakar e dintorni.
Così Abdoulaye Seydou Sow, segretario generale della Federcalcio senegalese: “Questa decisione è una farsa che non poggia su alcuna base giuridica. Abbiamo avuto l’impressione che la commissione non fosse lì per applicare la legge, ma per eseguire un ordine”. E il difensore Moussa Niakhaté: “Venite a prenderlo! Sono pazzi!”. L’impressione è che si sia soltanto al coming soon…
