Da Zandvoort a Monza, due settimane nelle quali Kimi Antonelli vivrà grandi emozioni anche se il giovanissimo fuoriclasse bolognese è già entrato nella leggenda della Formula 1 e viaggia sicuro in testa alla classifica mondiale costruttori delle monoposto. Un italiano in testa al Mondiale sull’iconico circuito brianzolo non si vedeva dai tempi di Alberto Ascari, per spiegare ai più giovani di cosa stiamo parlando basta ricordare la data: 1953. E’ successo alla preistoria dell’automobilismo quando correre era un’avventura e i rischi erano altissimi. Ascari vinse due mondiali consecutivi, nel 1952 e nel 1953, più di settant’anni fa. IL mondo dei motori è passato attraverso trasformazioni epocali e adesso che regna l’elettronica ci ha regalato questo talento bolognese di neanche vent’anni che sorride sempre, lavora con professionalità impressionante e impara dagli errori e non li ripete. Kimi è talento puro, con la spregiudicatezza dei vent’anni e un’esperienza che sembra decennale e invece è brevissima. Dicono che chi arriva a certi livelli così presto è un predestinato, il ragazzo bolognese con i riccioli e il sorriso da bambino è già un campione, gara dopo gara lo dimostra in pista.
La crescita
Certo Kimi ha una delle macchina migliori del momento, forse la migliore. Ma guidare la Mercedes non basta per raccontare i suoi successi e i suoi progressi. Basterebbe confrontare il suo rendimento con quello del compagno di squadra George Russell, puntualmente dietro all’italiano. Ma arrivati ad oltre metà della stagione va fatta un’altra considerazione sull’unico punto in cui Antonelli sembrava non essere all’altezza degli altri: la partenza. Qualche errore al via gli è costato sicuramente, ma poi col passare dei gran premi Antonelli non ha più sbagliato, confessando di aver lavorato tanto al simulatore sul suo unico lato debole. Zandvoort ha rafforzato ulteriormente la sua leadership, il secondo posto è un grande risultato per l’italiano perchè il vincitore Norris è lontanissimo da lui e Kimi ha guadagnato punti sui rivali più vicini. I 58 punti di vantaggio su Lewis Hamilton e il compagno di squadara George Russell sono un bottino che Antonelli può addirittura incrementare a Monza, dove i lunghissimi rettilinei esaltano la potenza del motore Mercedes. Ma è ormai evidente che il team tedesco guidato da Toto Wolf si è tolto la maschera e punta sul pilota italiano per il titolo mondiale. Quella parola che tutti a inizio stagione avevano paura ad accostare a Kimi adesso è diventata di routine grazie ai risultati ottenuti in pista. Kimi non è uno che alza il piede, ha imparato a gestire le situazioni ma non aspettiamoci da lui un finale di stagione in controllo. Vuole vincere sempre, figuriamoci a Monza dove il popolo dei motori sarà diviso tra il rosso della Ferrari che è come la Nazionale italiana e il nero del ragazzino coi riccioli. Un campione con la faccia da bambino che può darci un titolo mondiale 73 anni dopo il grande Alberto Ascarri
