Di simile al sabato delle rimonte e delle grandi emozioni c’è stata solo la scarica di adrenalina finale. Juventus e Milan non hanno ripetuto le partite di San Siro e dell’Olimpico, si sono divise la posta in palio e quindi non si sono fatte male anche se Spalletti e Amorim escono dal match dell’Allianz Stadium con la conferma di avere molta strada da percorrere per dare consistenza ai rispettivi progetti.
Rispetto al recente passato, però, almeno nella ripresa c’è stata la scarica di energia del botta e risposta tra Cisse e Gatti che ha consentito ai bianconeri di non uscire battuti e con mille rimpianti. Prima del vantaggio del ragazzino d’oro di Amorim, entrato giusto in tempo per lasciare il segno, era stata la Juventus a muoversi meglio nelle difficoltà di un Milan che si è obbligato a pressare alto e che fatica a difendere non appena la linea del centrocampo viene saltata.
Un palo di Conceicao, un paio di buoni interventi di Maignan e la sensazione che prima o poi i padroni di casa avrebbero trovato la via della rete. Fino al lampo di Cisse, nato da un fallo di De Winter su Kolo Muani evidente per tutti tranne che per Mariani e per il disoccupato Camplone al Var. Sinceri: se serve a questo (cioè nulla) tanto vale evitare di investire milioni di euro per tenere in piedi la struttura di Lissone e tornare direttamente indietro di dieci anni. Non è questione di stile-Orsato o di criteri di giudizio: i falli esistono e vanno fischiati e se l’arbitro non li vede oggi c’è il Var. Ovunque.
Al netto dell’episodio e della testata di Gatti che ha ripristinato la parità, qualche considerazione in ordine sparso. Spalletti, che aveva mezza squadra in infermeria, continua ad aspettare da Kolo Muani un aiuto concreto che al momento non si coglie. La difesa rossonera non ha faticato a contenerlo e Woltemade si è visto solo per l’assalto conclusivo. Conceicao rimane il più pericoloso e non è una buona notizia. Alajbegovic è ai primi passi, Douglas Luiz e Nico Gonzalez vivi ma non determinanti.
E il Milan? Amorim è stato molto lucido e onesto nel leggere una prestazione non sufficiente e a non accontentarsi del risultato. La sua squadra è leggibile e prevedibile se sotto punta non ci sono trequartisti veri ma centrocampisti adattati come Rabiot e Saelemaekers. E allo stesso tempo nella fase difensiva rischia troppo lasciando la linea davanti a Maignan scoperta e attaccabile con parecchio campo a disposizione. Disequilibri su cui deve lavorare. C’è tempo e l’inizio non è da buttare via.
