Fine del viaggio, si scende. L’Inter saluta la Champions League contro il Bodo Glimt, paga la sconfitta dell’andata nel gelo della Norvegia e gli errori di una serata in cui ha fatto tanto, ma non abbastanza, per riballarsi al suo destino. Qualificazione meritata quella della squadra di Knutsen ed eliminazione sulla quale Chivu avrà molto da riflettere e altrettanto da recriminare: resta lo scudetto da finalizzare e una Coppa Italia da inseguire, ma essere usciti in un playoff sulla carta abbordabile allunga una macchina su tutta la stagione.
La sintesi del match di San Siro è nei numeri di un primo tempo solo apparentemente dominato: 74% possesso palla, 12 tiri verso la porta avversaria e una lunga teoria di calci d’angolo. Tutto per partorire un paio di occasioni senza dare mai la sensazione di poter sfondare la difesa ordinata del Bodo Glimt. L’errore di Akanji che ha spianato la strada al vantaggio di Hauge (proprio lui) ha dato il colpo di grazia e il raddoppio di Evjen ha reso accademia l’assalto finale dei nerazzurri.
Cosa resta della Champions League dell’Inter? Troppo poco per non dare un voto negativo. Ha vinto quando non poteva fare a meno all’inizio, ha perso quando l’asticella si è alzata e soprattutto non è stata capace di vedere il pericolo che arrivava quando l’urna di Nyon ha scelto il Bodo Glimt. C’è chi immaginerà l’uscita dall’Europa come un vantaggio sulla strada dello scudetto in una visione tutta provinciale che appartiene solo al calcio italiano che, non è un caso, a febbraio rischia di essere fuori da tutto.
La realtà è che la campagna europea della finalista della scorsa edizione è stata un fallimento. Non esistono termini diversi e ora toccherà a Marotta e Ausilio far tornare i conti perché il rimbalzo del ko è anche economico oltre che sportivo: la corsa fino a Monaco di un anno fa fu la base del primo, storico, attivo di bilancio di Oaktree. Ora i minori ricavi dovranno essere in qualche modo compensati e il prossimo mercato ne sarà condizionato. Questo è, nonostante le rassicurazioni di facciata.
Post scriptum: la Norvegia continua a essere indigesta per il calcio italiano ed è arrivato il momento di prenderne coscienza. A Bodo avevano già perso Roma e Lazio e vinto a fatica la Juventus. A Oslo sono naufragate le speranze azzurre di andare direttamente al Mondiale. Erano segnali sufficienti per non sottovalutare una doppia sfida di cui, troppo a lungo, si è parlato solo per le condizioni del tempo e la tenuta del campo sintetico. La Champions League dell’Inter ha cominciato a svanire in quel momento.
