Tre giorni per risorgere, cancellare i cattivi pensieri del debutto con il Belgio, guadagnare tempo e zittire almeno per qualche ora tromboni e critici. Non molto di più, perché la bellissima Italia che Mancini ha presentato sotto il diluvio turco può bastare per una notte e già venerdì a Parigi sarà di nuovo passata sotto lo scanner della critica. Poco importa che davanti ci sarà la super Francia di Zidane che contro il Belgio ha vinto concedendosi il lusso di tenere fuori molti titolari.
L’Italia del Mancio, però, ha battuto un colpo ed è stato un colpo spettacolare. Rivoluzionata dal ct, che rispetto all’Olimpico ha confermato solo Donnarumma, Tonali e Pio Esposito, la nazionale ha arato il campo pesante di Bursa senza lasciare scampo a una Turchia inguaiata quanto e forse peggio di lei. Non un bel momento per Montella, selezionatore contestato e che i turchi vorrebbero dimissionario tanto da urlarglielo per quasi tutta la serata mentre gli azzurri passeggiavano sulla sua squadra.
Giovane e fresca, libera di testa nonostante le cento ore passate sotto la pressa della critica, l’Italia ha reagito mettendo il silenziatore a tutto e tutti. Non c’è una singola scommessa di Mancini che non sia stata vinta. Non la scelta di Kayode a destra, uno dei migliori per condizione fisica e sfrontatezza. Non aver cucito il centrocampo con i tocchi di Fagioli, più pronto di Romano, e l’indole da assaltatore di Frattesi. E nemmeno aver scritto una pagina di storia mettendo insieme i fratelli Pio e Sebastiano Esposito 111 anni dopo Aldo e Luigi Cevenini. Il Pio interista ha anche segnato (sono 6 in 11 presenze), ma Sebastiano non ha sfigurato.
Gli azzurri hanno fatto bene, tutti. Nemmeno la reazione di nervi della Turchia nella ripresa li ha fatti deragliare perché qualche errore di troppo e un po’ di distanze perse sono state prontamente corretti da una voglia di non rovinare il quadro meraviglioso dipinto prima dell’intervallo. Tre a zero al riposo, quattro a uno alla fine: non serve illudersi, ma anche la prima era di Mancini era sbocciata quasi all’improvviso in una serata fredda e da lì aveva avviato il percorso che in tre anni l’avrebbe portata a Wembley.
La Francia che ci aspetta a Parigi per ribadire la superiorità di questo momento storico ci ha fatto un altro favore, rendendo perfetta la serata azzurra: Olise ha battuto in extremis il Belgio regalando all’Italia un aggancio insperato in classifica, con la prospettiva di giocarsi il secondo posto o di blindare il terzo in maniera meno ansiogena rispetto a quanto aveva lasciato in eredità il post debutto dell’Olimpico. Non è un dettaglio, visto che questa Nations League conta, eccome.
