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Da Totti a Baggio e Cannavaro: perché i grandi campioni sono diventati i volti del betting

Da Totti a Baggio e Cannavaro: perché i grandi campioni sono diventati i volti del betting

Intervista a Stefano Tino, managing director per l’Italia del colosso digitale svedese: “Grandi risposte da Inter e Boca, ma che soddisfazioni dai piccoli club. Il Decreto Dignità? E’ giusto confrontarsi ma l’importante è distinguere tra chi rispetta le regole e chi no”

Prima Francesco Totti, poi Roberto Baggio e Fabio Cannavaro. Un team da sogno, ma non è una squadra di calcio. Sono i testimonial di Betsson Sport, la piattaforma digitale svedese che è sempre più presente in Italia con sponsorizzazioni importanti, investimenti e un nuovo modo di comunicare.

Sono passati già più di cinque anni (era l’ottobre del 2021) quando l’avventura iniziò e il colosso svedese individuò in Stefano Tino l’uomo giusto per puntare sul mercato italiano. Tino, grande tifoso della Salernitana, oggi quarantenne, ha la responsabilità delle strategie di business e commerciali in Italia, favorendo la crescita del mercato italiano.

Laureatosi nel 2010 in economia, marketing management e consulenza aziendale all’Università degli Studi di Salerno, con un master in marketing, communication and digital strategy della 24 Ore Business School, Tino in precedenza ha ricoperto per oltre due anni il ruolo di managing director e board member in Colombia di Yajuego, azienda internazionale di betting.

La sua carriera è iniziata in GTech, dove ha lavorato per tre anni diventando product manager, nel 2015 il passaggio in GoldBet, prima come marketing manager, poi come head of product and marketing. Tino ha svolto anche l’attività di consulente internazionale per startup ed aziende operanti nel settore del betting.

Il numero uno di Betsson ha accettato di raccontare la sua esperienza a Panorama.

Da Totti a Baggio e Cannavaro: perché i grandi campioni sono diventati i volti del betting

Dottor Tino, Betsson ha poco più di due anni in Italia, come nasce l’idea?

“L’idea nasce da un’esigenza di business molto concreta: ampliare la presenza del Gruppo in Italia, raggiungendo una parte di mercato che con StarCasinò facevamo più fatica a intercettare. Eravamo già presenti da molti anni con un brand forte e riconoscibile, ma con un posizionamento prevalentemente legato al casinò. Nel tempo avevo lavorato per stenderne l’identità verso un concetto di intrattenimento più ampio, attraverso un tono di comunicazione più leggero e una proposta aperta a più prodotti. Restava però una caratterizzazione precisa, che rappresentava un punto di forza sul pubblico del casinò, ma rendeva più difficile acquisire credibilità nel mondo delle scommesse sportive. Da qui è nata la mia proposta di lanciare Betsson in Italia: affiancare a StarCasinò il nostro brand internazionale di riferimento, con un’identità maggiormente orientata allo sport. Una parte importante del pubblico utilizza sia lo sportsbook sia il casinò: avere due marchi con posizionamenti complementari ci avrebbe permesso di raggiungere pubblici diversi, ampliare la base clienti e sviluppare ulteriori opportunità di crescita per il Gruppo. Anche il momento era importante. Ho visto nel nuovo bando per le concessioni un’opportunità: la prospettiva di un mercato con meno operatori poteva creare spazio per un nuovo brand sostenuto da un gruppo internazionale. Dove altri vedevano soprattutto un rischio, io vedevo la possibilità di investire e arrivare preparati alla nuova fase del mercato. Per questo abbiamo voluto accelerare. L’obiettivo era costruire notorietà e un posizionamento solido prima che il nuovo assetto competitivo prendesse forma. Abbiamo quindi sostenuto investimenti importanti sul brand, sul prodotto e su partnership capaci di creare un legame autentico con gli appassionati di sport, mettendo a disposizione l’esperienza internazionale del Gruppo, la nostra tecnologia e una proposta di qualità. Il lancio del 2024 è stato quindi una scelta strategica precisa: credere nelle potenzialità dell’Italia e costruire un progetto complementare a StarCasinò, con una propria identità e una prospettiva di lungo periodo.

La scelta di Totti come brand ambassador è stata vincente, perché lui?

“Quando abbiamo scelto Francesco Totti, cercavamo una figura che rappresentasse in modo autentico la nostra idea di sport. Totti è un campione riconosciuto a livello internazionale, ma è anche una personalità capace di creare un rapporto diretto con il pubblico. La sua storia, il legame con Roma e la fedeltà dimostrata alla propria squadra raccontano valori che vanno oltre i risultati ottenuti sul campo. Per noi era importante individuare un ambassador che non fosse soltanto un volto noto, ma che potesse interpretare un progetto più ampio. Con Betsson Sport volevamo creare una piattaforma capace di dare visibilità a discipline e realtà sportive diverse, valorizzando la passione, il fair play e l’inclusione. Totti ha contribuito a dare riconoscibilità a questa visione e a renderla più vicina alle persone. Il suo coinvolgimento non si limita alla comunicazione pubblicitaria: è parte di un percorso fatto di contenuti, iniziative e attivazioni che cercano di avvicinare il pubblico allo sport in tutte le sue forme. Credo che la scelta sia stata vincente proprio per questo: abbiamo individuato una figura coerente con il progetto e costruito attorno a lui un racconto che ha una sua identità.

A Totti avete aggiunto Baggio e Cannavaro, l’idea è quella di mantenere sempre un livello altissimo?

“L’arrivo di Roberto Baggio e Fabio Cannavaro rappresenta un’evoluzione naturale del progetto. Non si tratta semplicemente di affiancare altri due grandi nomi a Totti, ma di ampliare il significato di Betsson Sport attraverso tre personalità che hanno scritto pagine importanti della storia del calcio italiano e internazionale. Ognuno porta con sé una storia diversa, un percorso personale e un rapporto particolare con il pubblico. Insieme rappresentano generazioni, esperienze e sensibilità differenti, ma condividono una passione per lo sport che è il vero filo conduttore dell’iniziativa.

Il nostro obiettivo non è costruire una gerarchia tra gli ambassador né limitarci alla notorietà dei singoli. Vogliamo utilizzare la loro credibilità per dare forza a un messaggio più ampio: lo sport è passione, ci sono realtà che praticano e diffondono discipline meno o più conosciute, che ogni giorno, grazie ai loro sacrifici, contribuiscono a mantenerlo vivo.

La campagna Museo della Passione nasce proprio con questa idea: i tre ambassador diventano guide in un percorso attraverso le diverse realtà che compongono l’ecosistema di Betsson Sport. Naturalmente, continueremo a cercare progetti e collaborazioni di qualità, ma il criterio fondamentale non è accumulare nomi prestigiosi. È fare in modo che ogni scelta sia coerente con i valori e gli obiettivi del progetto”.

Cos’è il Betsson Sport Club e quanti hanno aderito?

“Il Betsson Sport Club è un progetto nato nel 2024 per sostenere e dare visibilità alle società sportive italiane, comprese quelle che operano lontano dai riflettori e che spesso faticano a ottenere la stessa attenzione riservata alle discipline più popolare. L’idea è semplice: lo sport non si esaurisce nei grandi campionati e nei club più conosciuti. Esiste un patrimonio enorme di associazioni, atleti e comunità che svolgono un ruolo fondamentale sul territorio, promuovendo partecipazione, inclusione e aggregazione. Vogliamo contribuire a valorizzare queste realtà attraverso iniziative, contenuti, occasioni di visibilità e forme di supporto concreto. Il progetto è cresciuto rapidamente: abbiamo, ad oggi, un network di società sportive, distribuite sul territorio nazionale. È un risultato importante, ma soprattutto è la dimostrazione che esiste una domanda di attenzione e sostegno da parte di realtà molto diverse tra loro. Il nostro obiettivo è continuare ad ampliare il network, mantenendo al centro la qualità delle relazioni e la capacità di generare valore per i club coinvolti. La partnership con Inter ci offre una piattaforma di grande visibilità, ma il Betsson Sport Club rappresenta l’altra faccia della stessa visione: utilizzare la forza di un grande brand per contribuire a dare spazio anche a chi normalmente ne ha meno”.

Sponsorizzate due grandi club mondiali: Inter e Boca Juniors. Com’è la risposta dei mercati in Europa e Sud America?

“Inter e Boca Juniors sono due club dalla storia straordinaria, capaci di rappresentare non soltanto una squadra, ma un’identità culturale e un forte senso di appartenenza. Per Betsson sono partnership strategiche che ci permettono di entrare in contatto con comunità di tifosi molto coinvolte, in mercati diversi ma accomunati da una grande passione per il calcio. In Italia, la partnership con Inter, avviata nel 2024 con Betsson Sport come Official Main Partner, ci ha dato visibilità del marchio sulla maglia, costruendo esperienze per i tifosi, contenuti e iniziative capaci di rendere la collaborazione significativa durante tutta la stagione. In Sud America, il rapporto con Boca Juniors si inserisce invece in una strategia di crescita internazionale nella quale il calcio ha un ruolo centrale. La passione dei tifosi argentini è un elemento distintivo e il club rappresenta una piattaforma importante per rafforzare la presenza del brand nella regione. Naturalmente, non esiste una risposta uniforme in tutti i mercati: cambiano le abitudini, il contesto competitivo e il modo in cui il pubblico interagisce con le squadre. Per questo affianchiamo alle partnership una strategia locale, con iniziative e contenuti pensati per ciascun pubblico. Il valore di queste collaborazioni si misura nel tempo, combinando visibilità, coinvolgimento e capacità di costruire un legame duraturo con i tifosi”.

Viaggiate sopra il miliardo di fatturato, qual è il prossimo obiettivo?

“Il Gruppo ha chiuso il 2025 con ricavi pari a circa 1,2 miliardi di euro, confermando la propria dimensione internazionale e la capacità di crescere in mercati diversi. È un risultato importante, ma per noi la crescita non si misura esclusivamente attraverso il fatturato. Il prossimo obiettivo è continuare a sviluppare il business in modo sostenibile, rafforzando la nostra presenza nei mercati in cui operiamo e cogliendo le opportunità coerenti con la nostra strategia. Questo significa investire nella tecnologia, migliorare costantemente il prodotto, valorizzare i nostri brand e mantenere un’elevata attenzione alla qualità dell’esperienza offerta ai clienti. Un altro elemento fondamentale è la capacità di combinare una visione internazionale con una conoscenza approfondita dei singoli mercati. Le esigenze dei consumatori, le dinamiche competitive e i quadri normativi cambiano da Paese a Paese: saper adattare la nostra strategia è essenziale per continuare a crescere. Non credo sia utile individuare un singolo traguardo numerico come obiettivo assoluto. La priorità è creare valore nel lungo periodo, mantenendo equilibrio tra crescita, redditività, innovazione e responsabilità. È questo l’approccio che ha guidato il Gruppo finora e che continuerà a orientare le nostre scelte”.

Secondo Forbes il gioco online in Italia vale 45 miliardi. Qual è la vostra stima?

“La cifra di 45 miliardi di euro riportata da Forbes per il 2025 restituisce l’ordine di grandezza di un mercato articolarmente rilevante. È però importante chiarire che, quando si parla di queste cifre, bisogna distinguere tra raccolta complessiva, ricavi degli operatori e spesa effettiva dei giocatori: sono indicatori diversi e non possono essere utilizzati come sinonimi. Per questo, più che proporre una stima alternativa senza una base metodologica omogenea, riteniamo importante fare riferimento ai dati ufficiali e distinguere le diverse componenti del mercato. Il gioco online italiano ha dimensioni significative, ma è anche un settore caratterizzato da una regolamentazione articolata, investimenti elevati e una competizione intensa. Dal nostro punto di vista, il dato più interessante non è soltanto la dimensione assoluta del mercato, ma la sua evoluzione: come cambiano le preferenze dei consumatori, quanto cresce il peso del canale digitale e quale ruolo possono svolgere gli operatori autorizzati nel garantire un’offerta sicura e controllata. La crescita del settore deve essere accompagnata da un quadro regolatorio efficace e da una forte attenzione al gioco responsabile. È su queste basi che si può costruire un mercato sostenibile, nel quale gli operatori possano investire e i consumatori possano contare su adeguate garanzie”.

Quanta gente lavora per voi?

“Betsson Group conta quasi 2.900 dipendenti a livello globale, appartenenti a circa 70 nazionalità e distribuiti in numerosi Paesi. È una dimensione che racconta la complessità e la portata internazionale della nostra organizzazione. Dietro una piattaforma di gioco ci sono competenze molto diverse: tecnologia, sviluppo del prodotto, analisi dei dati, sicurezza, compliance, assistenza clienti, marketing e gestione operativa. Sono tutte funzioni essenziali per offrire un servizio affidabile e per rispondere alle esigenze di mercati regolamentati differenti. La dimensione internazionale ci consente di condividere competenze e investire in infrastrutture e tecnologia, mantenendo al tempo stesso una presenza locale nei mercati in cui operiamo. Crediamo molto nelle persone e nella capacità dei team di lavorare insieme, unendo esperienza, innovazione e conoscenza dei singoli contesti. La crescita del Gruppo è stata accompagnata da investimenti nelle competenze e nell’organizzazione. In un settore in continua evoluzione, poter contare su persone preparate e su una cultura aziendale solida è un vantaggio competitivo fondamentale”.

Che ne pensa del divieto di pubblicità?

“Il divieto introdotto dal Decreto Dignità ha trasformato profondamente il modo in cui gli operatori del gioco possono comunicare in Italia. Comprendiamo e condividiamo l’importanza di tutelare i consumatori, prevenire il gioco problematico e proteggere le persone più vulnerabili. La questione è come raggiungere questi obiettivi mantenendo un quadro che consenta anche agli operatori autorizzati di costruire una relazione trasparente con il pubblico. L’attuale disciplina pone vincoli molto ampi, che riguardano anche la comunicazione indiretta, le sponsorizzazioni e i canali digitali. Questo rende difficile per i brand legali differenziarsi, comunicare la propria identità e informare correttamente i consumatori sulle caratteristiche dell’offerta autorizzata. A nostro avviso, sarebbe utile un confronto con le istituzioni per chiarire ulteriormente il perimetro delle attività consentite e garantire un’applicazione coerente delle regole. La tutela deve restare centrale, ma è importante evitare che le restrizioni finiscano per rendere meno riconoscibili gli operatori che rispettano la normativa rispetto a chi opera al di fuori del sistema regolamentato. Il nostro impegno è continuare a operare nel rispetto delle disposizioni vigenti, con attenzione alla responsabilità e alla qualità dei contenuti. Crediamo che un mercato sano debba combinare controlli efficaci, protezione dei consumatori e condizioni competitive equilibrate. È su questo equilibrio che dovrebbe svilupparsi il confronto futuro”.

Quanto incidono i social sul vostro mercato?

“I social media hanno trasformato il modo in cui le persone seguono lo sport, interagiscono con i club e partecipano alle conversazioni attorno agli eventi. Per un gruppo internazionale come Betsson rappresentano un contesto importante per comprendere gli interessi del pubblico e sviluppare contenuti rilevanti, ma il loro utilizzo deve sempre rispettare il quadro normativo applicabile. In Italia è fondamentale distinguere la comunicazione sportiva e istituzionale dalla promozione di prodotti di gioco con vincite in denaro, soggetta al divieto previsto dalla normativa. Per questo ogni attività digitale richiede una valutazione attenta del contenuto, del contesto, del pubblico raggiunto e delle modalità di diffusione.

Con Betsson Sport lavoriamo per raccontare lo sport attraverso storie, iniziative e contenuti che valorizzino le persone e le società coinvolte. Gli ambassador e le partnership ci permettono di dare visibilità a discipline e realtà differenti, mentre i canali digitali possono contribuire ad amplificare queste storie e a favorire il coinvolgimento delle community. Il valore dei social, quindi, non si misura soltanto in visualizzazioni o interazioni. Conta la capacità di creare contenuti coerenti con l’identità del progetto e di costruire relazioni autentiche con il pubblico. In un contesto regolamentato come quello italiano, creatività e innovazione devono procedere insieme a responsabilità e conformità normativa.”

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