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Cosa ha detto il derby di Perth tra Milan e Inter

Cosa ha detto il derby di Perth tra Milan e Inter
Il minuto di raccoglimento di Milan e Inter in ricordo di Franco Baresi (Getty Images)

La prima stracittadina (amichevole) della stagione si è conclusa con un pareggio. Indicazioni sia positive che negative per Amorim e Chivu: entrambi aspettano risposte dal mercato.

Inter e Milan non si fanno male, un gol per uno e derby dall’altra parte del mondo e a inizio agosto che va in archivio con un pareggio non indimenticabile. A Perth si sono divertiti soprattutto gli oltre cinquantamila accordi per vedere la stracittadina versione estiva. Bel colpo d’occhio (sei mesi fa qui si sarebbe dovuto disputare il match di campionato tra Milan e Como) per una sfida sostanzialmente divisa in tre parti: meglio il Milan all’inizio, lunga fase centrale nerazzurra con il vantaggio di Dimarco e poi recupero rossonero impreziosito dal rigore del pari guadagnato e firmato da Nkunku.

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Per Amorim qualche conferma e una lunga lista di cose ancora da fare nelle tre settimane, scarse, che mancano all’inizio della stagione. Il suo Milan comincia ad avere un’identità riconoscibile in campo: quando può si alza e pressa nella metà campo avversaria mentre in fase di possesso palla avversario prolungato è capace di chiudersi compatto. Non balla in difesa anche se non brilla ancora in attacco. La ragione può essere che giocare con Camarda, ancora tenero fisicamente, non è la stessa cosa di poter schierare Goncalo Ramos (subentrato nel finale), ma la sensazione è che manchino ancora molti codici di sviluppo della manovra.

La compattezza è il primo dato, seguito dalla volontà di verticalizzare quando possibile. Nella tournée orientale si sta facendo vedere Chukwueze che Amorim sta impostando da esterno destro con compiti sia offensivi che difensivi; esperimento interessante, ma serve lavoro. Positiva la profondità della rosa, testimoniata dalla qualità dei cambi quando, allo scadere dell’ora di gioco, il tecnico portoghese ha fatto turn over quasi completo.

Molto, però, va affinato. In una fase non banale del derby, il Milan è stato costretto dall’Inter a giocare quasi solo in fase di non possesso palla e in quel periodo sono arrivate diverse occasioni oltre alla rete di Dimarco. Senza pulizia tecnica in uscita dalla difesa – ancora troppe imprecisioni – il rischio è moltiplicare i pericoli. Davanti manca peso, aspettando Goncalo Ramos e Pulisic.

Poi c’è il tema Leao che condiziona mercato e scelte rossonere. Dopo i botti iniziali Cardinale deve giustamente sfoltire e vendere per fare forma alla seconda fase della sessione e il portoghese è decisivo: da lui devono arrivare i milioni (almeno 50) per rientrare dagli investimenti, liberando anche una zona di campo in cui servirà un trequartista più che un esterno, possibilmente a piede invertito. Leao si sta impegnando, ma oggi continua a rappresentare un’anomalia nell’estate rossonera.

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L’Inter è fisiologicamente molto più avanti nel processo di costruzione della prossima stagione. Chivu sta facendo lavorare la sua squadra su codici di gioco molti simili a quelli che l’anno scorso lo hanno portato a scudetto e Coppa Italia. L’inserimento dei nuovi procede: Stankovic anche nel derby si è mosso bene dimostrando di potersi integrare con Zielinski e Barella, ipotetico terzetto che potrebbe venire utile in tante occasioni.

L’assenza di Lautaro Martinez e Thuram, che torneranno a campionato avviato perché impegnati a riprendersi dalle fatiche del Mondiale, rende inutile ogni valutazione sulla fase offensiva che a Perth è girata su Pio Esposito un paio di ragazzi interessanti della Primavera. Calcio estivo, però, nulla di più. Promossi sia Martinez che Provedel in porta. La linea difensiva aspetta Stones e l’uscita di Pavard cui Chivu sta dando minuti anche per metterlo in vetrina.

Il problema rimane a destra e anche il derby lo ha confermato. Dopo essersi misurato quasi più come ala nell’amichevole con il Manchester City, palesando difficoltà nella fase difensiva, questa volta Diouf ha provato ad essere più attento ed equilibrato. Non è stata una cattiva prova, la sua, ma l’Inter ha assolutamente bisogno di un giocatore che sostituisca Dumfries mettendo insieme entrambe le fasi e lasciando a Diouf e Luis Henrique (in partenza?) il semplice ruolo di riserve. Da questo punto di vista Chivu è più avanti di Amorim in vista del debutto in campionato, ma molto distante da quello che dovrebbe avere perché il mercato va piano e, dopo aver perso Palestra e Khalaili, ora Marotta e Ausilio non sembrano aver fretta di mettere mano al portafoglio.

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