Soldi, pochi. Idee, si spera tante. Le big italiane entrano nella sessione invernale del calciomercato con un copione scritto di difficile interpretazione perché la storia dice che gli spazi per cambiare il proprio destino nel cuore della stagione sono molto limitati. Chi ci è riuscito ha preso tutto, magari non subito però in prospettiva: è capitato al Milan di Pioli nell’anno del Covid con Kjaer e Ibrahimovic, pietre angolari della squadra che qualche mese più tardi si sarebbe arrampicata fino allo scudetto.
Spesso, però, il meglio che si possa augurare agli allenatori è che i direttori sportivi non facciano danni. In fondo è quello che scherzando, nemmeno troppo, ha detto Conte ai suoi dopo che nel gennaio 2025 il mercato gli aveva tolto Kvaratskhelia e consegnato Okafor. Il tratto che unisce tutti è che i club non amano spendere in inverno per correggere errori ed omissioni dell’estate e semmai si illudono di poter anticipare qualche investimento.
Sempre la storia dice che raramente questo accade e a spesa si somma spesa. Ecco perché la sessione invernale che si chiude il 2 febbraio 2026 alle ore 20 inizia sotto auspici non invitanti. Attenzione, però, perché con una corsa scudetto almeno virtualmente allargata a più squadre non è da escludere che qualcuno possa immaginare di fare il colpaccio. La ragione che tutto muove sono i soldi e nelle pieghe della volata tricolore si nasconde anche il timore di restare fuori dal ricco jackpot della Champions League. Ecco la vera spinta a investire. Non altro.
Cancelo e l’eccezione di Oaktree per l’Inter
In rigoroso ordine di classifica, si parte dall’Inter che sogna di riportare a Milano il talento di Joao Cancelo. Lo ha già conosciuto all’avvio della sua carriera per poi salutarlo e sistemare i bilanci. Ora viene via a prezzo di saldo dall’Arabia Saudita dove Simone Inzaghi gli ha dato il benservito, condizione inaccettabile per chi prepara un Mondiale da protagonista.
Cancelo coprirebbe la voragine lasciata da Dumfries a destra e sarebbe utile anche dall’altra parte, liberando risorse per il terzetto della difesa. Conviene? Sì se accade in fretta e senza lasciar trascorrere inutili settimane, consapevoli che un eventuale sacrificio di un centrale (Acerbi più di De Vrij) comunque toccherebbe equilibri sottili nelle rotazioni. Il portoghese in ogni caso rappresenterebbe una risposta di Oaktree a chi accusa il fondo di pensare solo ai soldi: 31 anni, una botta e via, profilo lontanissimo da quelli su cui Marotta e Ausilio sono stati chiamati a lavorare da qualche mese a questa parte.
