C’è mezza rosa della nazionale che non ha mai visto una partita dell’Italia nella seconda fase di un Mondiale. Sono i più giovani, nemmeno troppo ormai, quelli che al Mondiale ci devono riportare dopo dodici anni di dolorosa assenza. C’è un’intera generazione (la Generazione Z) cui l’emozione di un’estate magica palpitando per i colori azzurri è stata negata, che aspetta speranzosa.
Siamo tutti Ringhio Gattuso, come lui condannati a notti insonni aspettando la sfida di questa sera contro gli irlandesi. Il ct ha confessato alla vigilia di aver fatto pace con le pillole per addormentarsi, di non esserne più allergico e di girare per la stanza ad occhi sbarrati consumato dall’attesa. Chi gli vuole male pensa sia un segnale di tensione e debolezza. Chi lo ama, la stragrande maggioranza, gli perdona un momento di umanità che lo rende simile a tutti noi.
Chi ha a cuore la nazionale questa notte non avrà chiuso occhio e, se saremo abbastanza bravi da superare l’ostacolo dell’Irlanda del Nord, non dormirà nemmeno lunedì prima della finale. Gli altri o mentono sapendo di mentire, oppure tifano contro e non sono pochi, visto che al destino della nazionale è legato quello della federazione che ha un discreto numero di nemici, molto rumorosi.
Questo però non è il momento delle polemiche ma dell’unità nazionale. L’Italia di Gattuso che tra oggi e martedì prossimo deve strappare il pass per il Mondiale è di tutti, non di Gravina, Buffon o Bonucci. Contro gli irlandesi e Galles o Bosnia bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo e restituire al nostro calcio la dignità che merita. Ci siamo scoperti dominanti negli sport invernali, abbiamo il tennista più forte al mondo, le moto più veloci, vinciamo nel volley e siamo arricchiti da una generazione d’oro di ragazzi che corrono, saltano e nuotano. Abbiamo tutto ma abbiamo perso il pallone. Se anche andremo al Mondiale non sarà per essere protagonisti ma almeno andiamoci perché il calcio rimane ancora la locomotiva sportiva di questo Paese e senza locomotiva tutto rallenta.
Questo significa sentire il peso di un’intera nazione sulle spalle, altra affermazione molto sincera e umana di Gattuso: Non paura, ma consapevolezza dell’importanza dell’appuntamento. Bisogna fiutare il pericolo, ricordarsi che quattro anni fa siamo usciti per colpa di un tiro della Macedonia del Nord, non sottovalutare nessuno e praticare umiltà, concretezza e coraggio. Solo così si potrà andare avanti, questa sera ed eventualmente martedì in Galles o Bosnia. Avanti tutta, Italia.
