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Arbitri caos, il modello Orsato non piace a nessuno

Arbitri caos, il modello Orsato non piace a nessuno
Daniele Orsato (Getty Images)

Pronti, via e già si discute di fischietti e Var. Il designatore nel mirino difende i suoi uomini ma il clima è tornato in fretta ai veleni del passato. E le statistiche non aiutano il nuovo corso.

La tregua è durata lo spazio di una giornata. Il clima intorno agli arbitri è tornato a farsi irrespirabile in fretta, polemiche e veleni con nel mirino il nuovo designatore Daniele Orsato e il metro inglese che ha imposto ai propri fischietti. Galeotta è stata la spinta che ha spianato la strada al gol partita di De Bruyne nella sfida vinta dal Napoli a Genova: fallo per tutti, non per Di Bello in campo e per il collega Meraviglia al Var.

I vertici arbitrali hanno fatto trapelare di essere contenti dell’interpretazione data in campo e a Lissone. Orsato era in tribuna Marassi e lo ha detto ai presenti a botta calda, senza cambiare idea successivamente. La linea del suo nuovo corso è questa: soglia di fallo altissima, modello da seguire la Premier League inglese, Var attivo solo per i chiari ed evidenti errori riportando la lancetta del tempo allo spirito originale della tecnologia in assistenza agli arbitri. E’ la tesi che propugna anche il capo dei fischietti dell’Uefa, Roberto Rosetti, ed è in controtendenza con la linea della Fifa e dell’Ifab che hanno allargato il campo di intervento del Var proprio in occasione dell’ultimo Mondiale e si aspettano passi avanti, non indietro.

Il dossier del Genoa e il rigore che manca al Milan

In ogni caso, la tregua è finita in fretta e la virulenza delle proteste del Genoa ha fatto comprendere subito in quale terreno minato si muoverà Orsato nei prossimi mesi. I dirigenti genoani non hanno attaccato solo la decisione di campo (De Rossi: “Una delle cose più brutte che mi siano mai capitate”), ma sono andati immediatamente al bersaglio grosso sfoderando la memoria dei precedenti di Di Bello, lasciando intendere che fosse arbitro poco gradito. Boom.

Anche a Torino non tutto è filato liscio, mancando un rigore più evidente al Milan per un braccio larghissimo di Vlasic a impattare il pallone: è cambiata la linea interpretativa anche sui falli di mano? Buon per Orsato che i rossoneri abbiano poi vinto, depotenziando buona parte delle polemiche che sarebbero state infuocate in caso di risultato diverso contro i granata.

I big match di settembre, quanti rischi per gli arbitri

Alle viste c’è un mese di settembre subito da urlo per la squadra arbitrale. Le date con circolino rosso sono tante e nascondono grandi match ed enormi insidie. Il 5 settembre ci sono Inter-Napoli, potenziale sfida scudetto, e Roma-Atalanta. Il giorno dopo Juventus-Milan. Prima della lunga sosta nazionali si giocheranno anche Roma-Inter e Juventus-Atalanta. Banchi di prova del nuovo corso di Orsato che a parole è stato approvato da tutti, nella realtà è già in discussione dopo i primi episodi.

La realtà è che il nuovo designatore, come quelli che l’hanno preceduto, sarà il capro espiatorio dei fallimenti di società, dirigenti ed allenatori qualunque sia il metro arbitrale scelto. A proposito di modelli, in assenza di dati ufficiali sull’ultima stagione che l’Aia ha deciso di non produrre (ah, l’era della trasparenza sembra già essere stata accantonata), giova ricordare che non sempre percezione, narrazione e numeri viaggiano nella stessa direzione.

A marzo la Uefa aveva lanciato l’allarme per un uso esagerato del Var salvo scoprire che la stessa Champions League era allineata al resto dell’Europa che conta, con l’eccezione della Premier League inglese. I numeri? In Inghilterra una media di 0,275 interventi Var per gara contro gli 0,38 di Bundesliga e Liga, gli 0,44 della Serie A e gli 0,47 della Ligue1 da aggiungere agli 0,45 della Champions League. E per la Serie A si trattava del record nel quinquennio di Rocchi le cui medi di intervento erano state 0,31 (2022), 0,39 (2023), 0,40 (2024) e 0,35 (2025). Morale: in tutto il mondo si arbitra come da noi, Orsato vuole che diventiamo inglesi. Una sfida affascinante ma anche terribilmente rischiosa.

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