Ci siamo: dal 16 ottobre 2026 si può aderire alla Rottamazione quinquies dei tributi locali, la misura agevolata che permette di mettere una pietra sopra a vecchie cartelle Imu, Tari e multe comunali, pagando l’imposta dovuta ma senza interessi di mora e aggio di riscossione. La finestra resterà aperta fino al 15 dicembre 2026. Non è una possibilità automatica ovunque, ma si applica solo dove il Comune, la Regione o l’ente creditore ha formalmente deliberato l’adesione entro il 31 luglio 2026.
Chi può aderire alla Rottamazione quinquies dei tributi locali
Possono chiedere la definizione agevolata tutti i contribuenti che hanno cartelle esattoriali legate a Imu, Tari o multe non pagate al proprio Comune.C’è però un limite temporale: l’ente di riscossione deve avere ricevuto in affidamento la cartella tra il 1 gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Cartelle più recenti o più datate restano fuori dalla misura. Un aspetto interessante è che conviene di più a chi ha debiti “vecchi“. Il motivo è semplice: interessi e sanzioni si accumulano anno dopo anno, quindi più tempo è passato, più alta è la cifra che si riesce a risparmiare aderendo alla rottamazione. Si prenda ad esempio una cartella Tari del 2018 da mille euro, che con il passare degli anni si è gonfiata fino a 1.500 euro tra sanzione (300 euro) e ulteriori costi di gestione del debito (circa 200 euro).Con la rottamazione, invece, si pagano solo i mille euro dovuti in origine (più le spese di notifica), mentre i circa 500 euro di sanzioni e interessi vengono cancellati. Attenzione, però: non è un condono fiscale. Il tributo o la multa di partenza va comunque pagata per intero, senza alcuno sconto sulla cifra principale. Ad essere azzerati sono solo i costi aggiuntivi maturati nel tempo. Per ora dovrebbero essere circa 3mila i Comuni e le amministrazioni ad aver aderito, tra cui Roma, Napoli, Palermo, Bari e Genova. Sembrerebbero invece restare fuori città come Milano, Bologna e Firenze. Ma l’Agenzia delle Entrate-Riscossione non pubblica una lista ufficiale degli enti che hanno detto sì alla misura. Per sapere con certezza se il proprio Comune ha aderito, l’unica strada è controllare direttamente sul sito dell’ente o della Regione di appartenenza.
Come e quando presentare la domanda: le scadenze da segnare in calendario e come si paga
Il percorso per fare domanda inizia a metà ottobre. Dal 15 ottobre, infatti, sarà possibile entrare nella propria area personale sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (con Spid, Cie o Cns) e controllare in anteprima l’elenco delle cartelle che rientrano nella sanatoria. Dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026 si potrà presentare la domanda direttamente online, indicando una per una le cartelle che si vogliono includere nella rottamazione. Dopo l’adesione, si riceveranno il conto definitivo di quanto dovuto e i bollettini PagoPa necessari per pagare. Si può versare tutto subito in un’unica soluzione oppure spalmare il debito fino a 54 rate bimestrali, applicando un tasso d’interesse del 3% annuo. Se si rateizza nel 2027 sono 4 le date successive alla prima: 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre. La puntualità conta: saltare due rate, anche se non una dietro l’altra, fa perdere automaticamente il beneficio della definizione agevolata. A quel punto l’intero debito torna esigibile con interessi e sanzioni originari, e l’ente può riattivare le azioni di recupero forzato, dai pignoramenti ai fermi amministrativi su veicoli.
