Nelle case degli italiani giacciono oltre 200 milioni di apparecchiature elettroniche dimenticate. Caricabatterie obsoleti, telecomandi rotti, sveglie mute: un esercito silenzioso che attende un destino incerto. La soluzione, in realtà, esisterebbe già da diverso tempo, ma in pochi la conoscono: si chiama «1 contro 0» e consente di liberarsi gratuitamente dei piccoli rifiuti elettronici presso i negozi di elettronica superiori a 400 metri quadrati, senza alcun obbligo d’acquisto.
Il 12 febbraio scorso, a Terrazza Palestro di Milano, Legambiente (con il sostegno di Erion WEEE) ha presentato i risultati della campagna «Missione RAEE: zero scuse», un’indagine del cliente misterioso sulla gestione dei rifiuti elettronici. All’incontro sono intervenuti Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, Giorgio Arienti, direttore generale di Erion WEEE, Andrea Di Palma, segretario nazionale Adiconsum, la parlamentare Eleonora Evi (commissione Ambiente alla Camera), insieme a Davide Rossi, direttore generale di Aires-Confcommercio. I dati emersi fotografano un paradosso tutto italiano: il sistema per disfarsi correttamente dei piccoli apparecchi elettronici funziona, ma i cittadini non lo conoscono.
Il servizio «1 contro 0»
Legambiente, insieme a Erion WEEE, ha deciso di verificare sul campo quanto questa norma, prevista dal decreto legislativo 49 del 2014, sia davvero applicata. Tra novembre e dicembre 2025, 141 punti vendita in otto regioni italiane sono stati visitati in incognito da volontari che si sono presentati con piccoli apparecchi elettronici da conferire, tutti inferiori ai 25 centimetri richiesti dalla legge.
«I risultati di questa analisi realizzata da Legambiente sono sostanzialmente positivi, considerando che la grande maggioranza dei negozi visitati consente ai cittadini di esercitare il loro diritto al conferimento gratuito dei piccoli RAEE», dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE. «Tuttavia, si tratta di un obbligo di legge, non di un’azione volontaria. Esistono quindi ampi margini di miglioramento ed è necessario far sì che tutti negozi più grandi di 400 mq consentano ai consumatori di fare la cosa giusta in semplicità. È importante continuare a informare i cittadini attraverso campagne di comunicazione su larga scala che rendano chiaro il concetto di “RAEE” e più familiare l’abitudine al corretto conferimento. Non c’è riciclo delle materie prime senza raccolta dei RAEE e non c’è raccolta senza un corretto conferimento da parte di noi cittadini».
I numeri confermano questa lettura: nell’84,4 per cento dei casi i commessi conoscevano il servizio e nell’85,8 per cento è stato effettivamente possibile consegnare il rifiuto. Eppure, nel 14,2 per cento dei negozi il conferimento è stato respinto, spesso con la motivazione errata che il ritiro avviene solo in caso di acquisto di un prodotto equivalente.
Il nodo della visibilità
Ma la vera questione è un’altra: quanti italiani sanno di poter entrare in un negozio di elettronica e lasciare gratuitamente i propri rifiuti tecnologici? L’indagine rivela che solo nel 59,2 per cento dei casi i contenitori dedicati erano ben visibili. Altrove, i rifiuti venivano ritirati alla cassa, quasi con discrezione, come se si trattasse di un favore e non di un diritto. In alcuni negozi i volontari hanno dovuto chiedere al direttore per ottenere chiarimenti, in altri invece il personale credeva che il servizio riguardasse solo le lampadine.
«Con questa indagine – dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – vogliamo riportare in primo piano il tema del conferimento dei piccoli rifiuti elettronici sotto i 25 centimetri e la pratica dell’1 contro 0. Nelle nostre case abbiamo spesso piccoli RAEE di cui disfarci e su cui esiste un servizio di raccolta previsto dalla legge. I dati ricavati con Il nostro Cliente Misterioso se da una parte ci portano notizie incoraggianti, dall’altra ci indicano anche dove bisogna intervenire perché spesso i punti vendita non sono informati. Per questo è fondamentale promuovere a livello nazionale e territoriale più campagne di informazione e sensibilizzazione per informare i commercianti, chi lavora con loro, e i cittadini di ogni età».
Ciafani aggiunge che «i RAEE, se non correttamente conferiti, possono avere impatti ambientali pericolosi soprattutto per l’effetto delle sostanze nocive sull’ambiente e sulla salute. Dall’altro lato conferirli correttamente significa anche permettere di riciclare materie prime fondamentali, tra cui spiccano le Materie Prime Critiche che sono sempre più al centro di tensioni geopolitiche».
Un patrimonio disperso
A livello globale, ogni anno si generano 7,8 chilogrammi di rifiuti elettronici per abitante. Di questi, si ricicla correttamente solo il 22,3 per cento. Il resto si perde in flussi sommersi: discariche illegali, mercati paralleli, roghi a cielo aperto. Eppure, quei rottami contengono materie prime preziose, recuperabili secondo i principi dell’economia circolare. Basterebbe sapere dove portarli.
La Lombardia guida la classifica virtuosa con il 93,3 per cento di risposte positive da parte dei commessi, seguita da Toscana e Piemonte. In Campania e Sardegna, invece, un negozio su tre ignora ancora la norma. Ma il vero ostacolo non è geografico: è culturale. Finché il servizio «1 contro 0» rimarrà un’opzione nascosta tra le pieghe della burocrazia, milioni di apparecchi continueranno ad accumularsi nei cassetti, alimentando quella montagna invisibile di opportunità mancate che pesa sulle nostre coscienze. E, soprattutto, sull’ambiente.





