Home » Attualità » Esteri » “Minacce Ibride”, un atlante strategico per orientarsi nel nuovo disordine globale

“Minacce Ibride”, un atlante strategico per orientarsi nel nuovo disordine globale

“Minacce Ibride”, un atlante strategico per orientarsi nel nuovo disordine globale

Minacce Ibride si propone come un testo di riferimento per chi voglia orientarsi nel nuovo disordine globale con strumenti analitici, non con slogan. Ed è proprio la profondità della ricerca a renderlo un contributo di sostanza nel dibattito strategico contemporaneo.

In un panorama editoriale spesso dominato da analisi reattive, scritte sull’onda dell’attualità e consumate nel giro di una stagione politica, Minacce Ibride di Francesco D’Arrigo e Tommaso Alessandro De Filippo edito da Paesi Edizioni, si distingue per ambizione, struttura e profondità della ricerca. Non è un instant book sul ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, ma un’opera sistemica che tenta di decifrare l’intero ecosistema strategico generato dal secondo mandato del 47° presidente degli Stati Uniti. La cifra del volume è la densità documentale. Ogni capitolo è costruito su un’ossatura solida di riferimenti, dati, citazioni di documenti ufficiali, analisi di policy, interventi istituzionali e contributi specialistici. Il risultato non è una narrazione polemica, ma una mappa articolata delle trasformazioni geopolitiche in corso. Il lettore viene accompagnato dentro un’analisi multilivello che intreccia strategia militare, guerra economica, dominio tecnologico, competizione cognitiva e ridefinizione delle alleanze.

L’opera non si limita a raccontare Trump, ma lo colloca dentro una traiettoria storica che parte dall’“America First” delle origini e arriva al Project 2025, passando per la piattaforma MAGA e la ristrutturazione del potere federale. La ricostruzione è minuziosa: si analizzano i presupposti ideologici, le reti di influenza, il ruolo dei grandi attori tecnologici, la saldatura tra potere economico e decisione politica. La dimensione dei tecno-miliardari non è evocata come slogan, ma studiata come fattore strutturale capace di incidere sugli equilibri democratici e sulla sicurezza nazionale. Uno dei punti di maggiore interesse è la sezione dedicata alla “solitudine strategica globale”, letta attraverso il caso ucraino. Qui la profondità della ricerca emerge con particolare evidenza. Vengono esaminati il Memorandum di Budapest, l’evoluzione degli impegni NATO, l’andamento quantitativo e qualitativo degli aiuti occidentali, le oscillazioni politiche interne agli Stati Uniti e il loro impatto operativo sul campo. Non si tratta di giudizi sommari, ma di una ricostruzione fondata su cifre, report internazionali, documentazione ufficiale e analisi comparative. Il libro mostra come il sistema delle alleanze del XX secolo sia entrato in una fase di stress strutturale, in cui le garanzie formali non coincidono più con la prevedibilità strategica.

La forza del volume sta anche nella capacità di integrare domini tradizionalmente separati. Le “minacce ibride” non sono trattate come formula evocativa, ma come categoria operativa concreta. Guerra economica, coercizione energetica, manipolazione algoritmica, disinformazione, pressione diplomatica, strumenti giuridici e intelligence vengono analizzati come componenti di un’unica architettura conflittuale. La guerra moderna, suggeriscono gli autori, non è più soltanto cinetica: si gioca nello spazio cibernetico e soprattutto in quello cognitivo, dove percezioni, narrazioni e consenso diventano campo di battaglia. Il contributo di autori ed esperti – da Arduino Paniccia a Ruslan Bortnik, da Anna Zafesova a Giorgio Arfaras – arricchisce ulteriormente il quadro, offrendo pluralità di prospettive e rafforzando l’impianto scientifico dell’opera. Non è un libro chiuso in una sola chiave interpretativa, ma un laboratorio analitico che mette a confronto approcci diversi dentro una cornice coerente. D’Arrigo porta nella scrittura la sua esperienza maturata in ambito strategico e NATO, traducendo competenze tecnico-militari in un linguaggio accessibile ma preciso. De Filippo contribuisce con uno sguardo generazionale e tecnologico che permette di comprendere come le piattaforme digitali e l’economia dei dati stiano ridefinendo i rapporti di forza globali. Questa complementarità rafforza l’analisi, evitando sia il tecnicismo autoreferenziale sia la superficialità divulgativa. Minacce Ibride non pretende di predire il futuro. La sua ambizione è più solida: fornire strumenti di comprensione. In un’epoca segnata da polarizzazioni e letture ideologiche, il volume sceglie la strada più complessa ma più utile: quella della ricerca approfondita, dell’argomentazione documentata, della connessione tra eventi apparentemente distanti. Ne emerge un quadro in cui l’Europa appare sotto pressione, la NATO attraversata da tensioni inedite e l’ordine liberale occidentale messo alla prova da dinamiche interne ed esterne. Ma soprattutto emerge un metodo: studiare il caos, anziché subirlo. In questo senso, Minacce Ibride si propone come un testo di riferimento per chi voglia orientarsi nel nuovo disordine globale con strumenti analitici, non con slogan. Ed è proprio la profondità della ricerca a renderlo un contributo di sostanza nel dibattito strategico contemporaneo.

“Minacce Ibride”, un atlante strategico per orientarsi nel nuovo disordine globale
© Riproduzione Riservata