I Mondiali passano, ma la super Wag resta sempre e solo lei, Victoria Beckham. Una sfinge in occhiali aviator. Iconica e imperscrutabile: smanicato impeccabile, superbe braccia abbronzate e muscolose, capelli lunghi e selvaggi in stile Kate Moss anni Novanta.
Mentre sir David Beckham, tatuaggi e doppiopetto un po’ Peaky Blinders, molto Gianluca Vacchi, esultava al gol di Jude Bellingham alla Norvegia, lei restava impassibile, annoiata, neanche fosse in fila alle Poste a ritirare una raccomandata (roba impossibile persino nel metaverso). Algida, lontana, ma pur sempre perfettamente a favore di telecamera. Diventando così subito virale. I social l’hanno incoronata meme mondiale: «Divina, è lei la Queen», «Così minimal e chic», «Victo insegnami la vita, tu che resti immobile al gol della tua nazionale, sei una grande», «È il mood dell’estate». Calma, zen, una totale assenza di emozioni, battito regolare, sudorazione a zero, così vicina, così lontana. Una filiforme creatura aliena. Certo, c’è chi vede in tanta compostezza una depressione maggiore, l’abuso di ogni sorta di punturine, la magrezza eccessiva o forse qualcosa di peggio come si conviene a ogni polemica social: «Meno male che a volte si muove, se no sembrerebbe di cera», «Ormai è solo botulino e Ozempic», «Antipatica, snob, anoressica». La polemica sulla “stone-face” della moglie è montata come un sufflè tanto che la leggenda del calcio inglese si è sentito in dovere di spiegare l’animo della consorte: «Sta festeggiando dentro di sé». Forse il sorriso questa volta glielo ha rubato la maledetta noia. D’altronde vent’anni fa (Mondiali 2006) era già una Wag in canotta (rossa) con al braccio un’indimenticabile Birkin di Hermès bianca e gigantesca, come Moby Dick. Forse dopo anni di partite è arrivato il momento di desiderare il divano, l’aria condizionata e la maschera coreana, che toglie i punti neri. Oppure, possiamo pensare che ancora una volta l’astuta cantante, stilista, imprenditrice di successo, abbia fiutato come l’unico ruolo da impersonificare in tribuna sotto gli occhi del mondo fosse quello che più le confaceva: la pop famiglia reale inglese. Se sei una regina allora devi seguire il protocollo e non ti puoi sbracciare come farebbe il Franchino di Fantozzi (Ussignur, che brutta immagine), ma resti composta e seduta. Pensiero assolutamente lecito, ma la strada è lunga. Non basta avere l’espressione compassata. Bisogna essere come la Regina Camilla, unica, inimitabile, regale. A Wimbledon in azzurro (il celeste anche i brutti li riveste) si fa aria con un ventolino bianco dei cinesi. Inarrivabile pure per Victoria.
