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Putin berlusconiano: nasce Fronte popolare

Putin berlusconiano: nasce Fronte popolare

Con una mossa strategica “alla Berlusconi”, il presidente russo crea un movimento per smacchiare l’immagine di Russia Unita, il partito del leader sempre più sgradito al popolo

 

Può Silvio Berlusconi essere lo spin doctor di Vladimir Putin? Che il loro legame sia sempre stato “speciale” è cosa nota. Oggi sembra però che l’influenza dell’ex presidente del consiglio italiano sullo zar di Mosca non solo sia immutata ma che l’amico Vladimir ne accolga e ne segua addirittura l’esempio, con ragionata stima e ammirazione.

Accade infatti che il partito del presidente “Russia Unita” sia da tempo in difficoltà e abbia avuto costanti cali di popolarità, in ragione di scandali sulla gestione del partito, di supposti brogli elettorali e della corruzione di alcuni suoi membri. Solo a febbraio, il co-fondatore del partito di cui Putin e leader indiscusso, Vladimir Pekhtin, si è dovuto dimettere, abbandonando il suo seggio in parlamento dopo pesanti accuse di corruzione (notare che Pekhtin era stato anche capo del comitato etico della Duma) e dopo la notizia-choc secondo cui possiederebbe persino tre case negli Stati Uniti, a Miami.

 

Le analogie berlusconiane
E, allora, che cosa fa un leader scaltro e avveduto quando capisce che il suo partito politico è in forte calo di popolarità e sta perdendo il supporto anche della base? Se si chiama Vladimir Putin, fa come Berlusconi: ne fonda uno nuovo. In Italia accadde nel 2007, con la “svolta del predellino” che creò il Pdl dalle ceneri di Forza Italia (e potrebbe accadere ancora, con il ritorno a FI o a una nuova formazione nel panorama politico della destra contemporanea).

In Russia, similmente, Putin ha raccolto quell’idea (concepita nel 2011) ed è stato appena nominato a furor di popolo quale capo del neonato movimento “Fronte Popolare” (ONF). Durante il congresso che ne ha sancito la fondazione l’11 e 12 giugno a Mosca, una folla festante ha acclamato il presidente in diretta televisiva, il quale ha imbonito il pubblico confermando che questo movimento intende davvero essere “l’incarnazione del potere del popolo”. Al che grida di giubilo lo hanno interrotto.

Quindi, è seguito il siparietto di Stanislav Govorukhin, ex regista e già da tempo attore in politica, che ha scaldato il pubblico del congresso con la miglior retorica berlusconiana: “Sto per fare la domanda più stupida che mai: chi vogliamo nominare come leader del nostro movimento?” e il pubblico ha risposto in coro: “Putin!”

Di analogie berlusconiane se ne trovano altre: ad esempio, la scelta di far entrare nello staff centrale del movimento molti esponenti provenienti non dalla politica tout court, bensì dal mondo della comunicazione. Delle 55 persone che dirigeranno il Fronte Popolare figurano, infatti, oltre al già citato regista Stanislav Govorukhin, anche il regista cinematografico Karen Shakhnasarov, il direttore artistico del rinomato Teatro “Mariinsky” di San Pietroburgo Valery Gherghiev e la cosmonauta Valentina Tereshkova, la prima donna ad andare nello spazio (1963), oggi impegnata in politica.

Come attrarre le opposizioni
Dietro le quinte, inoltre, i retroscena parlano anche del ruolo crescente dell’ex ministro delle Finanze, Alexei Kudrin, il quale è noto soprattutto per aver criticato pubblicamente l’attuale premier Dimitri Medvedev alcuni mesi prima delle elezioni del 2012, dopodiché l’allora presidente lo invitò a dimettersi, cosa che Kudrin fece il giorno dopo.

Da allora, Kudrin ha cercato di riabilitarsi politicamente, arrivando a criticare il governo e a dichiarare di essere pronto a partecipare alla creazione di un “nuovo e influente partito politico liberale”, senza però che ve ne sia traccia. A lui sarebbero state offerte numerose posizioni, tra cui quella di direttore della Banca Centrale e di capo dell’Amministrazione presidenziale. Kudrin ha elegantemente declinato ogni offerta e a Mosca si vocifera che lo abbia fatto perché, in realtà, punta direttamente alla premiership. Da qui il sospetto che Putin abbia creato il movimento ONF come luogo dove far convergere le varie anime delle opposizioni, che potrebbero essere attratte da una figura relativamente nuova come Kudrin. Il quale non ha aderito per un mero calcolo politico. Potrebbe infatti essere l’asso nella manica che Putin si vuol giocare più avanti.

Secondo Chris Weafer, analista di Troika Dialog, Kudrin consentirebbe di raggiungere due obiettivi: “Il primo è quello di permettere a Putin di dimostrare ai russi che c’è un uomo competente che nell’evenienza di una crisi può essere chiamato in gioco. Il secondo è di ricordare all’attuale primo ministro e al suo gabinetto che in caso di errori o di un mancato miglioramento dell’economia c’è già qualcuno pronto a sostituirli”.

Conclusioni
Così nasce il Fronte Popolare della Russia, non ufficialmente un partito ma soggetto politico panrusso, indispensabile per puntellare i consensi del presidente ed evitare l’emorragia di Russia Unita, partito sempre più indigesto e sgradito ai più, da cui lo stesso Cremlino sembra voler prendere le distanze. Gli analisti pro-Putin sperano, in questo modo, di cooptare anche i consensi degli avversari e rafforzare così la posizione del presidente, anche in ragione della crescente distanza tra il presidente e il numero due della Russia, Dimitri Medvedev, con il quale Putin sembra sempre più separato in casa e dal quale potrebbe forse divorziare, come ha già fatto con la moglie Lyudmilla. Toh, altra coincidenza con il Cavaliere.

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