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Tutte le vittime del «metodo Report» (e di Ranucci)

Tutte le vittime del «metodo Report» (e di Ranucci)
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Dalle aule di tribunale con Cotarella e Rigoli ai compensi: tutti i retroscena e le inchieste finite sotto accusa nel programma di Sigfrido Ranucci.

Dal giornalismo d’inchiesta a quello a richiesta il passo è breve quanto il corridoio della redazione di Report al terzo piano di via Teulada, nella sede storica dell’emittente di Stato. Ora lì è acquartierato tutto il gotha di mamma Rai perché stanno sistemando il palazzone di viale Mazzini dove geme, nella fissità del bronzo, il cavallo morente (stupendo) di Francesco Messina. Un cavallo di super-razza si sente anche Sigfrido Ranucci, pure lui ora un po’ azzoppato. Gli piovono addosso denunce, sospetti, perfino la sinistra lo tiene a distanza. E molti di coloro i quali sono stati “gratificati” dal metodo Report ora passano all’incasso di quelli che considerano torti subiti. Forse aveva ragione John Ruskin il grande ispiratore del rigore, non solo estetico, vittoriano: «La presunzione può gonfiare un uomo, ma non lo farà mai volare».

In quella redazione bazzicava anche il signor Piero Riccardi di professione (forse) vignaiolo. All’occhio vigile di Ranucci è sfuggito che questo suo collaboratore con la moglie ha una propria cantina: “Piero Riccardi e Lorella Reale Viticoltori”. Loro sono gente seria: coltivano col metodo biodinamico. Mica come certi che fanno vino da sette secoli o come alcuni enologi di fama mondiale che hanno tutta la famiglia impegnata a produrre alcune tra migliori bottiglie del mondo. Il signor Piero Riccardi sul sito della cantina Reale scrive sotto la voce «chi siamo»: «Autore e regista televisivo, per la Rai (Mixer, La storia siamo noi, Report) ha deciso di seguire la sua passione per il vino, nella campagna romana proprietà di famiglia…».

L’inchiesta sul vino e le citazioni in tribunale a Roma

Ma anche Report è un affare di famiglia: tra lui e la moglie hanno “firmato” 23 inchieste. Tra queste anche quelle sul vino e il cibo andate in onda tra il 2023 e il 2024 in cui da Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini (i Frescobaldi fanno vino da poco dopo il Mille!) a Renzo Cotarella (direttore della Antinori: 41 generazioni di cantina) sembravano tutti contraffattori. E invece i Riccardi-Reale da Report sono stati presentati come l’epifania della vigna. Sarebbe come se all’amministratore delegato di una casa automobilistica fosse stato consentito di fare un’inchiesta sugli altri produttori di auto. Con i soldi dei contribuenti. È il giornalismo a richiesta. La famiglia Cotarella (Renzo e Riccardo con la figlia Dominga) non l’hanno presa benissimo e hanno qualche richiesta da fare a Sigfrido Ranucci e alla Rai: il 2 dicembre si vedono in tribunale a Roma.

Chi è uscito senza macchia dalle inchieste e ora pretende le scuse del conduttore di Report è il dottor Roberto Rigoli oggetto delle ruvide attenzioni della trasmissione di Rai 3 nel lontano gennaio 2023. Rigoli, già coordinatore delle microbiologie del Veneto durante l’emergenza Covid, venne presentato come un profittatore perché incentivava l’uso di tamponi rapidi. Il Tribunale di Padova lo ha assolto senza neppure terminare il dibattimento perché il fatto non sussiste. Così il 20 agosto Rigoli si è presentato ad Asiago dove Ranucci doveva recitare la parte del martire sul rogo della libertà di stampa e gli ha intimato: «Ammette che sono innocente? Ammette di aver sbagliato?». Ranucci ha solo ribadito: noi non abbiamo affermato il falso, se i giudici dicono che lei è innocente sarà così.

Dallo scontro con Nordio ai nodi sui bilanci Rai

Come sentirsi al di sopra di ogni rispetto! Così tra qualche settimana Ranucci e la Rai dovranno comparire in tribunale perché Rigoli ha deciso di chiedere i danni. Ci aveva pensato anche Carlo Nordio però ha lasciato perdere. Anche lui vittima del metodo Report. Sulla grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti, implicata nel caso Olgettine, il Fatto Quotidiano e Ranucci imbastiscono una sedicente inchiesta per dimostrare che il ministro della Giustizia ha favorito il perdono della fu igienista dentale di Silvio Berlusconi. Ranucci da Bianca Berlinguer a Rete 4 racconta che Nordio, nel marzo 2026, ha fatto vista al ranch uruguaiano di Nicole Minetti e del marito Giuseppe Cipriani. È il 28 aprile e Nordio telefona in diretta per smentire: Ranucci tiene il punto difeso a spada tratta dalla Berlinguer che ribadisce : «Lui ha detto che una sua fonte da verificare avrebbe affermato…», dunque nessuna accusa diretta.

Però di essere scivolato su una buccia di banana lo confermò lui medesimo; il 4 maggio in diretta è costretto ad ammettere: «Sono stato accusato di aver dato una notizia non verificata, in realtà ho detto che stavamo verificando una notizia, cosa completamente diversa. Sicuramente sono caduto in un eccesso, mi copro il capo di cenere».

Comme d’habitude Ranucci è l’uomo che non deve chiedere mai, neppure scusa. D’altra parte si vanta di non essere mai stato condannato per diffamazione. Non è dato sapere però quante transazioni la Rai, a spese del contribuente, abbia dovuto accettare. Forse non lo sa neppure Paolo Corsini, direttore dell’approfondimento Rai che sarebbe il superiore di Ranucci, perché i conti di Report sono top secret. Sono usciti i costi a puntata: 130 mila euro, una cifra molto alta, compensi per centinaia di migliaia di euro ad alcuni collaboratori. Con annunci di querele da parte degli interessati come se Report, che ha assoldato Gian Gaetano Bellavia, il commercialista finito in una inchiesta della Procura di Milano per violazione del codice sulla privacy, potesse occuparsi dei soldi degli altri, ma non dovesse rendere conto di quanto spende dei soldi dei contribuenti. Perché, in tutte le prese di posizione del conduttore barricadero in queste convulse settimane, una cosa pare sfuggirgli: lui è di fatto un incaricato di pubblico servizio e ha degli obblighi sia penali che civili di trasparenza in più.

Le inchieste archiviate e la memoria degli imputati

L’interessato, però, si trincera dietro la libertà d’informazione e di certo non rettificherà i servizi su Genova nostra mandati in onda nell’ottobre del 2024. Giovanni Toti anche per questo si è dimesso da presidente della Regione: solo che l’inchiesta per voto di scambio è stata archiviata. A Report non c’è traccia dell’assoluzione totale dell’ex senatore del Pd Stefano Esposito che nel 2019 finì nel tritacarne di Ranucci. Rivela oggi Esposito: «Sono uno spaccato del metodo Report. Vennero a intervistarmi snocciolandomi accuse che io non avevo mai ricevuto. Sapevano in anticipo e il metodo è sempre lo stesso: insinuazioni, una spruzzata di mafia…». Ebbene Esposito è stato prosciolto da tutto, ma ha avuto vita e carriera rovinata. E oggi a Ranucci manda a dire: «Ho aspettato invano che tu facessi un servizio riparatore per dire che avevi sbagliato. Abbraccio tanto i tuoi figli di cui ti sei lamentato per la loro sofferenza, ma ricordati della sofferenza di tanti altri».

Cosa sia il metodo Ranucci lo ricorda benissimo Andrea Ruggeri che nel 2022, allora deputato di Forza Italia, ebbe uno scontro durissimo in commissione di vigilanza Rai con Carlo Fuortes, a quel tempo ad dell’emittente di Stato. Contro Ranucci era stato presentato un esposto anonimo e Ruggeri ne aveva fatto un’interpellanza e per tutta risposta il conduttore –- questo almeno disse Ruggeri in commissione di vigilanza – gli avrebbe inviato dei messaggi in cui sosteneva: «Mi arrivano decine di segnalazioni su tutti i politici, anche su di voi, tra uso di cocaina e scene da basso impero sugli yacht».

Ranucci avrebbe scritto a Ruggeri anche di essere in possesso di ben 78 mila dossier sui politici. Dopo quattro anni, Ruggieri ha rivelato che Valter Lavitola lo avrebbe invitato a fare pace con Ranucci. Ma da Sigfrido senza macchia mai è venuto un chiarimento sulla diatriba con l’ex parlamentare forzista. Perché le eventuali scuse di Report sono sempre a mezza bocca. Ne sanno qualcosa gli allevatori di polli – in particolare i Fileni – “indagati” da Giulia Innocenzi che, nonostante i 228 mila euro ricevuti da Report si è fatta sponsorizzare da Michel Van Deursen, leader della lobby vegana. Ranucci fu costretto ad ammettere che i polli di Fileni sono bio, ma lo fece affermando: «Ci fa piacere che le problematiche sollevate da Report abbiano permesso di chiarire e migliorare l’attività di un’azienda che sta investendo molto nella transizione verso tecniche di allevamento più sostenibili».

Siamo tornati al punto di partenza. Come con l’autobus: c’è la fermata a richiesta.

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