La guerriglia scatenata a Torino dagli antagonisti dell’Askatasuna pare proprio aver accelerato i tempi del nuovo pacchetto “sicurezza” elaborato dal governo.
Dopo la riunione di lunedì, nel corso della quale si è fatto il punto «sui recenti gravi episodi di violenza contro le Forze dell’ordine e sui provvedimenti da adottare a garanzia della sicurezza dei cittadini», il tanto atteso “pacchetto sicurezza” arriverà in Consiglio dei Ministri questo giovedì.
Come vuole procedere il governo
L’esecutivo intende muoversi su un “doppio binario“, presentando sia un decreto legge per le misure più urgenti, sia un disegno di legge per le riforme più organiche.
Strategia, questa, che permetterebbe di dare una risposta immediata agli sciagurati fatti di Torino, pur nella consapevolezza, come affermato da una fonte di palazzo Chigi, che “non è la cronaca a dettare l’agenda, è la cronaca che ha confermato la validità delle norme studiate“.
Nel frattempo, è in corso un lavoro certosino da parte dei tecnici del governo per definire il perimetro dei due provvedimenti, con un’attenzione particolare al rispetto dei paletti di costituzionalità.
Il dialogo con il Quirinale è aperto da settimane per garantire che le norme, in particolare quelle più delicate come il fermo preventivo, superino il vaglio di legittimità costituzionale.
Cosa prevede il pacchetto sicurezza
Come detto, il pacchetto sicurezza viaggerà su un doppio binario, il primo ad essere approvato sarà certamente il decreto legge, che conterrà le misure ritenute più urgenti per rafforzare la sicurezza e l’ordine pubblico.
La Lega, in particolare, sta spingendo affinché il decreto sia il più corposo possibile, includendo una serie di provvedimenti a partire dalla stretta sui coltelli, con il divieto di vendita ai minori di 18 anni, così come il potenziamento del Daspo urbano.
Tra le misure che il Carroccio vorrebbe vedere inserite nel dl vi è anche l’introduzione del “fermo preventivo” di 12 ore per le persone ritenute pericolose in vista di manifestazioni, senza interlocuzione con la magistratura. Misura, questa, che pare essere destinata a rimanere fuori dal decreto (e inserita nel disegno di legge), visti i rischi di costituzionalità.
CI sarà poi naturalmente lo “scudo penale” per gli agenti delle forze dell’ordine, che eviterebbe l’iscrizione automatica nel registro degli indagati in caso di uso legittimo delle armi o adempimento del dovere.
Altre proposte includono lo sgombero di tutte le case occupate, l’aumento dei militari per l’operazione “Strade Sicure” (da 6100 a 10.000) e, infine, l’introduzione di una cauzione per gli organizzatori di manifestazioni.
Anche quest’ultima misura sembra però destinata a rimanere fuori dal decreto. In una nota pubblicata martedì mattina, il Carroccio ha dichiarato che “tra le misure necessarie, c’è anche quella ‘chi sbaglia paga’. Chi scende in piazza dovrà pagare una cauzione, come già successo alla Lega nel 1999 quando organizzò una manifestazione a Roma. Non possono essere tollerati altri casi Torino”.
Meloni chiede “collaborazione istituzionale”
L’appuntamento del Consiglio dei Ministri che dovrebbe dirimere le ultime questioni è fissato a giovedì, intorno alle 17; nel frattempo, però, in seguito al vertice di governo svoltosi ieri, la premier Giorgia Meloni ha lanciato un appello alle opposizioni per una “stretta collaborazione istituzionale“, proponendo una risoluzione unitaria da votare in parlamento.
La reazione delle opposizioni è stata tuttavia fredda. Il Partito Democratico, pur condannando le violenze, ha espresso preoccupazione per le “possibili strumentalizzazioni” politiche e ha rinviato il confronto “al dibattito parlamentare” sui provvedimenti.
Parole simili sono arrivate dal Movimento 5 Stelle, che per bocca del suo leader, Giuseppe Conte, ha chiesto al governo di «ascoltare le nostre proposte», se «è davvero disponibile a fare le cose con serietà e responsabilità senza approfittare del singolo episodio per tattiche strumentali», «noi ci e siamo disponibili a verificarlo».
L’appello della premier, dunque, è stato in sostanza rifiutato.
