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Papa Leone XIV rilancia l’anima cristiana dell’Europa (che spesso se ne dimentica)

Papa Leone XIV rilancia l’anima cristiana dell’Europa (che spesso se ne dimentica)
Papa Leone XIV (Ansa)

Il discorso di papa Leone XIV a Metz rilancia la vera identità del Vecchio Continente: con la burocrazia odierna si rischia invece un’Europa senz’anima

L’ultima tappa del viaggio apostolico di papa Leone XIV in Francia non è stata in luoghi altisonanti come Parigi o Lourdes, ma nella meno rinomata cittadina di Metz. Un luogo di confine, segnato per secoli dal passaggio di sovranità tra Francia e Germania. Un luogo che evoca il nome di Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Europa unita. È qui che il Pontefice ha scelto di parlare dell’identità europea, delle sue profonde radici cristiane e del rischio (sempre più concreto) che il Vecchio Continente perda la propria anima quasi senza accorgersene.

Cosa l’Europa non può permettersi di dimenticare

Il filo conduttore del discorso di papa Leone XIV è la memoria. Il Vecchio Continente, sostiene il Pontefice, è il risultato di una lunga sedimentazione di civiltà, incontri e sintesi culturali. «L’Europa, infatti, ha gradualmente preso coscienza di sé nelle epoche storiche della civiltà ellenistica, dell’Impero romano e poi della diffusione del cristianesimo, integrando, nel corso del tempo, nuove culture come, tra le altre, quelle germaniche e slave».

In questa prospettiva, il cristianesimo non si presenta come un elemento tra i tanti, ma come una componente decisiva. «L’Europa va intesa, quindi, in quanto realtà culturale e storica ancor prima d’essere una realtà geografica. Non si può quindi parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo», ha detto il Santo Padre.

Leone XIV ha elencato anche i frutti concreti di questa presenza cristiana nel continente: «L’aiuto ai poveri, ai malati, agli anziani; l’educazione dei bambini e le università; gli ospedali e la medicina; l’architettura e l’ingegneria; lo sviluppo delle scienze; il diritto e l’organizzazione delle città e degli stessi Stati».

L’eco delle parole di Benedetto XIV

Il discorso di Leone XIV si inserisce in una linea già tracciata con chiarezza da Benedetto XVI. Nel 2012, Ratzinger aveva distinto due «anime» dell’Europa: da una parte una ragione astratta, che pretende di emanciparsi dalla storia e dalle tradizioni; dall’altra un’anima cristiana radicata nella storia europea, «ancorata alle radici che hanno dato origine a questa Europa, che l’hanno costruita nei grandi valori, nelle grandi intuizioni, nella visione della fede cristiana».

La sostanza del messaggio è la stessa: senza quelle radici, l’Europa diventa qualcosa di molto difficile da definire, qualcosa di vuoto, di incompleto.

Il rischio di un’Europa senza anima

Le parole del Pontefice travalicano quindi la teologia per sfociare in una dimensione politico-culturale, individuando nel predominio della burocrazia il rischio principale per il futuro del continente. Un’Europa ridotta a mere procedure perde quella forte identità culturale che ha alimentato, nel corso dei secoli, il suo sviluppo in ogni campo del sapere e dell’agire umano.

Non è una critica alle istituzioni europee in quanto tali. È piuttosto un avvertimento: le istituzioni possono reggere solo se poggiano su qualcosa di più profondo. Quelle antiche radici cristiane.

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