Donald Trump sta scombussolando equilibri che si pensavano immutabili, è entrato nella geopolitica come un elefante in un negozio di cristalleria, commessi e clienti sono terrorizzati. Si dice: già ma una democrazia non dovrebbe muoversi esclusivamente dentro confini e limiti del diritto internazionale? Giusto, sottoscrivo. Ma bisogna intendersi prima su che diavolo è il diritto internazionale. Semplifico: il diritto internazionale è un decalogo, una serie di regole condivise e accettate da tutti i soci del club. Per intenderci, il diritto internazionale del calcio prevede che non si può toccare la palla con le mani, che se segni in fuorigioco il gol è annullato, che se fai un fallo sei espulso.
Bene, nella partita della geopolitica ci sono delle squadre tesserate che hanno deciso di toccare la palla con le mani, di segnare in fuorigioco, di fare fallo e rimanere in campo. Hamas una mattina ha invaso Israele e ucciso a freddo 1.500 donne e bambini in quanto ebrei; Putin, una mattina ha invaso l’Ucraina, uno stato sovrano; Maduro, dittatore del Venezuela, ha deciso di fare entrare Cina e Russia nelle Americhe in cambio di soldi e protezione e più o meno lo stesso stava per avvenire in Groenlandia. E l’arbitro? Niente, l’Onu non ha mai fischiato un solo fallo. Semmai ha fischiato quelli di reazione.
L’America di Trump cosa dice? Mi devo impiccare al diritto internazionale? No, vi dimostro che se volete giocare sporco io sono più brava di voi, io sono in grado di venire in casa vostra e portarvi via il presidente in quattro minuti e mezzo senza che neppure ve ne accorgiate; ho mezzi e capacità tali da distruggere, vedi l’Iran, i vostri bunker a cento metri sotto terra dove state costruendo una bomba atomica che dite di volere tirare su Israele in barba al diritto internazionale che ve lo proibisce.
Questo sta accadendo, e quindi sta a noi scegliere con chi stare. C’è un principio universale: non esiste la legalità senza l’uso della forza. Scusate. Quando uno di voi è in pericolo chi chiama? La polizia o il rappresentante della legge? Telefona al 113 o al tribunale? Cioè alla forza o al diritto? Se la forza è usata per ripristinare la legalità è una forza benedetta anche se ha aspetti di illegalità. Non è detto che una cosa illegale in punta di diritto sia necessariamente una cosa sbagliata.
Ha fatto discutere, anzi ha scandalizzato quelli del politicamente corretto, il discorso che il giovane presidente del Salvador ha tenuto nel 2024 dal palco delle Nazioni unite. Nayib Bukele è un imprenditore salito al potere nel 2019 a soli 37 anni, nel Paese allora più violento del Sud America, in mano a bande di criminali che terrorizzavano la popolazione. Queste gang, spesso in guerra tra di loro per il controllo del territorio e del traffico di droga, non avevano divisa, si riconoscevano in base a dei tatuaggi. E lui che ha fatto? Ha fatto arrestare chiunque fosse tatuato, oltre centomila persone sono finite in campi di concentramento, la loro prigionia era filmata e mandata in onda tutte le sere in televisione. Diremmo noi: aberrante. Sul palco dell’Onu Bukele ha pronunciato un discorso choc che ha spiazzato tutti: «So che voi mi detestate perché dite che ho fatto imprigionare illegalmente migliaia di persone. Vi sbagliate: io ho liberato dalla sottomissione milioni di persone e ora nel mio Paese sono i buoni a vivere al sicuro dalla paura». Ecco, voi con chi state? Col diritto internazionale che tutela i criminali tatuati o con i cittadini loro vittime? Io non ho dubbi, tutta la vita con i secondi. Che se poi all’Onu si indignano pazienza, ce ne faremo una ragione. Anche perché l’assemblea dell’Onu ha nominato un rappresentante del regime iraniano commissario per i diritti umani. Sì, il diritto di trucidare decine di migliaia ragazzi che sono scesi in piazza per chiedere libertà.
