La giurista per Gaza, Tiziana Landoni, giudice per le indagini preliminari in servizio presso il tribunale di Milano, ha disposto la scarcerazione del manifestante per Gaza, Youssef Siher, accusato di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. Ma se qualcuno pensasse che esista un conflitto d’interessi tra le opinioni del giudice e i reati contestati all’attivista pro Pal, o che le idee della magistrata nel giudicare il caso abbiano fatto venire meno la sua indipendenza e autonomia, sbaglierebbe. E per capirlo è sufficiente rileggere l’appello che, assieme ad altri 3.134 giuristi per Gaza, fu sottoscritto da Tiziana Landoni mesi fa. L’incipit è il seguente: «Di fronte alle notizie sulla violazione sistematica e protratta del diritto alla vita e degli altri diritti fondamentali della popolazione civile di Gaza, il silenzio ha smesso da tempo di essere un’opzione. Come giuristi, sentiamo il dovere di ricordare che lo Stato italiano, per Costituzione e per legge e con l’adesione a trattati e convenzioni, ha scelto la tutela dei diritti fondamentali e la persecuzione dei crimini internazionali».
Qualche lettore, forse, si starà chiedendo che cosa c’entrino i giuristi italiani con quello che succede a Gaza, su cui ovviamente ognuno ha diritto a manifestare tutte le opinioni che vuole, ma su cui non mi pare che l’Italia abbia giurisdizione. Per rispondere alla domanda, tuttavia, è sufficiente scorrere l’appello un po’ più in là, fino ad arrivare alla lettura di un paragrafo in cui i giuristi per Gaza dichiarano che i delitti più gravi non possono rimanere impuniti e la loro repressione deve essere garantita mediante provvedimenti adottati in ambito nazionale.
Dunque, che si fa? Si manda una task force dell’esercito o dei nostri 007 ad arrestare Benjamin Netanyahu eItamar Ben-Gvir?
No, i giuristi per Gaza, tra cui appunto figura il gip Tiziana Landoni, ossia colei che ieri ha scarcerato il militante che aveva la simpatica idea di organizzare manifestazioni pro Pal per far cadere il governo, sono «determinati a porre termine all’impunità degli autori di tali crimini contribuendo in tal modo alla prevenzione di nuovi crimini. Rammentando che è dovere di ciascuno Stato esercitare la propria giurisdizione penale nei confronti dei responsabili dei crimini internazionali».
Ora, io non so se esistano i giuristi per l’Ucraina, altri per il Sudan (dove, segnalo, secondo l’Onu ci sono stati 150.000 morti), per lo Yemen (tra le 250 e le 400.000 vittime) o il Ruanda (quasi un milione di persone massacrate).
Tuttavia, so per certo che in tutti i casi sopra citati non c’è stata una mobilitazione di massa e, dunque, non c’è stato bisogno di uno Youssef Siher che arringasse via social le folle invitandole a convergere nel centro di Milano con l’obiettivo di far cadere il governo. Non mi risulta che ci fossero militanti ucraini, sudanesi o yemeniti che, al fine di spingere l’Italia a «esercitare la propria giurisdizione penale nei confronti dei responsabili dei crimini internazionali», organizzassero cortei non autorizzati.
Nessuno s’è mosso contro Vladimir Putin e gli altri manigoldi. Nessuno ha sviluppato una strategia rivoluzionaria, diramando messaggi che configurano – secondo la Procura – una dichiarazione di «guerra continua».
Siher ha fondato il gruppo Movimento 17 ottobre dopo i disordini di Milano, con l’obiettivo di «concentrare nelle piazze migliaia di persone pronte a tutto», convocandole all’insaputa delle forze dell’ordine, deciso a scatenare «una rivoluzione contro l’attuale governo» . Ma per la giurista per Gaza Tiziana Landoni non bastano le minacce, i contatti con l’area antagonista, gli applausi ad Hamas, cioè a un movimento terroristico, per arrestare un manifestante per Gaza.
E nemmeno i post che inneggiano a ciò che succede in Francia, caos che evidentemente, secondo Siher, è da prendere a esempio, o che è successo in Egitto, con la rivoluzione del 2011.
Niente da temere e, dunque, nessuna necessità di trattenerlo a San Vittore, nonostante la dichiarazione di guerra a questo «presente infame», inteso come governo. Insomma, non c’è alcun pericolo per le persone, alcun incitamento alla violenza, alcuna aggravante che possa arrecare grave danno allo Stato. E ovviamente neppure alcun pericolo di fuga, perché Siher, ancorché di seconda generazione, è italiano e dunque dove volete che vada?
Sì, insomma, per capire queste cose semplici e smontare le paure suscitate da un manifestante per Gaza che invocava la rivolta in Italia ci voleva proprio una giurista per Gaza che, senza farsi condizionare, fino all’ultimo è rimasta indipendente e autonoma, come un vero giudice, firmando l’ordine di scarcerazione.
Ps. Ah, dimenticavo: io ai giuristi per Gaza preferisco i giuristi per la Costituzione, che è un po’ diversa da quella che applicano in Palestina.
