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In Spagna il modello Sanchez va a rotoli. Da noi, invece, è un modello per Schlein e soci

In Spagna il modello Sanchez va a rotoli. Da noi, invece, è un modello per Schlein e soci

Gli scandali giudiziari familiari, quelli del partito, le sconfitte a raffica alle urne: il premier spagnolo in casa è in declino ma Schlein e compagni lo esaltano.

Quante volte abbiamo sentito dire dai leader della sinistra italiana: l’Italia dovrebbe prendere esempio dalla Spagna, altro che governo Meloni. In effetti in terra iberica i compagni sono stati più furbi di quelli nostrani: hanno spalancato le porte all’ergia nucleare costruendo centrali super moderne e non si fanno problemi ad acquistare a piene mani il gas russo alla faccia dell’embargo europeo. Ma qui finiscono le buone notizie per Schlein e soci, i quali fingono di non vedere o che il socialismo spagnolo è un sistema corrotto alla radice.

È dei giorni scorsi la notizia che l’ex premier José Zapatero, icona attempata della sinistra europea, è stato indagato per aver intascato due milioni in consulenze da una piccola compagnia aerea che da primo ministro aveva salvato dal fallimento con un contributo pubblico di 53 milioni; l’attuale premier, Pedro Sánchez, tenuto in palmo di mano dai progressisti continentali non è messo meglio: sua moglie, Begoña Gómez, è stata rinviata a giudizio al termine di un’indagine giudiziaria durata circa due anni per traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita; suo fratello David, musicista professionista e direttore d’orchestra, è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e traffico di influenze dal tribunale di Badajoz.

Il mito infranto della sinistra italiana e la tempesta giudiziaria di Madrid

Il Partito Socialista, inoltre, è stato scosso da uno scandalo di corruzione che ha portato alle dimissioni dell’ex ministro dei Trasporti, José Luis Ábalos, quando la polizia giudiziaria della Guardia Civil ha scoperto che il segretario e numero tre del Psoe, Santos Cerdán, ha influenzato l’assegnazione di appalti pubblici ad alcune imprese costruttrici. A questo si aggiungono accuse di molestie e comportamenti sessisti da parte di alcuni esponenti politici, tra i quali spicca la figura dell’ex consigliere politico Francisco Salazar.

Ma, soprattutto, e al di là delle questioni giudiziarie, peraltro non di poco conte, la Spagna di Sánchez è il laboratorio perfetto per una sinistra che ha perso il contatto con la realtà. Un potere gestito a colpi di compromessi con gli indipendentisti dove, pur di mantenere la poltrona, a Madrid si è disposti a tutto, persino a immolare l’unità nazionale sull’altare del calcolo politico.

Il laboratorio del trasformismo tra declino elettorale e occupazione dello Stato

Mentre il premier si erge a paladino progressista in Europa, in patria la sua è una monarchia basata su equilibri sempre più fragili. Lo dimostrano le recenti tornate elettorali, come l’emorragia di consensi in roccaforti storiche come l’Andalusia, dove i socialisti sono crollati. Questo declino racconta il malcontento di un Paese che non si lascia più incantare dalla retorica del “governo del popolo”.

Il “sanchismo” si conferma il capolavoro del trasformismo moderno: un esecutivo che sopravvive non grazie a una visione d’insieme o al consenso entusiasta degli spagnoli, ma per via di un’aritmetica parlamentare che strizza l’occhio a chi vorrebbe frammentare la nazione. È l’arroganza di un leader che si crede infallibile mentre la sua Spagna reale va in frantumi.

Sotto la facciata di una presunta modernità, si nasconde la vera natura di questo governo: un apparato che resiste per occupare lo Stato. E, quando il conto arriverà, come le urne continuano a suggerire, a pagare il prezzo di questa spregiudicatezza sarà il cittadino spagnolo, stanco di un socialismo che antepone la sopravvivenza del suo leader al bene comune. A ben guardare non sorprende che il modello spagnolo sia tanto caro alla sinistra italiana: comandare senza essere maggioranza, governare con chiunque pur che sia, fare la morale a tutti meno che a sé stessi…

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