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Il vergognoso silenzio sugli hub di Pedro Sanchez in Mauritania

Il vergognoso silenzio sugli hub di Pedro Sanchez in Mauritania
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Sánchez critica la gestione italiana dei confini, ma El País svela la realtà dei centri in Mauritania finanziati da Madrid.

Pedro Sánchez è il principe degli ipocriti. E non soltanto perché, come il quotidiano La Verità ieri è stata in grado di documentare, mentre faceva la voce grossa con l’Italia, mostrandosi offeso per i controlli alle frontiere nei confronti di viaggiatori in arrivo da Madrid, la nostra polizia di frontiera aveva già fermato 15 clandestini lasciati partire dagli aeroporti iberici. Ma anche perché il leader socialista, a cui Elly Schlein si ispira, sostiene che sia necessario e legittimo accogliere i migranti, ma poi, in Mauritania, li trattiene e li respinge con consenso delle forze dell’ordine africane.

Le inchieste di El País sui centri di contenimento africani

Già, il campione dei diritti umani e delle cause perse, lo stesso che a parole appoggia l’Ucraina ma continua comprare il gas russo, ancora una volta dimostra la sua doppiezza. E a dimostrarlo non siamo noi, giornale che da sempre diffida delle misure progressiste di un premier che, nonostante gli scandali in cui è coinvolta la sua parte politica e anche la sua famiglia, resta avvinghiato alla poltrona, ma perfino un quotidiano che da sempre è ritenuto vicino ai socialisti. È El País, testata che per anni è stata affiliata al network di Repubblica e del britannico The Independent, ovvero agli organi della sinistra europea, ad aver documentato gli abusi compiuti nei centri per migranti nati sotto la supervisione spagnola.

Come ha ricostruito la nostra Patrizia Floder Reitter, da anni sono note le modalità con cui il governo spagnolo tratta la questione degli immigrati. Sotto il controllo delle forze di polizia di Madrid e dei servizi di sicurezza, nei campi in Mauritania vengono trattenuti gli stranieri che hanno intenzione di raggiungere la Spagna dalla porta di Ceuta o di Gibilterra. Due anni fa, con un ampio reportage, il quotidiano madrileno ha ricostruito le violazioni compiute nei confronti di chi ha intenzione di varcare la frontiera. E non c’è solo El País: le testimonianze, raccolte anche da altri quotidiani, sono numerose e pure documentate da immagini assai eloquenti, che dimostrano le condizioni di questi cosiddetti centri di raccolta.

Il cortocircuito sui CPR e il modello Albania

Eppure, con un’incredibile ipocrisia, Pedro Sánchez si dice contrario ai Cpr fuori dall’Europa, pur di contrastare una soluzione patrocinata da Giorgia Meloni che sta trovando accoglienza in tutta Europa. I centri in Albania per Sánchez non vanno bene, nonostante a Tirana governi un compagno dello stesso premier spagnolo (Edi Rama, che pure gli siede accanto nell’Internazionale socialista) e nessuno parli di abusi.

Invece quelli in Mauritania, dove il trattamento nei confronti dei profughi non è certo assicurato, per Madrid vanno benissimo.

Nel qual caso, con buona pace di Elly Schlein e compagni, dovremmo chiedere alla Repubblica islamica di Nouakchott, uno dei Paesi più poveri dell’Africa, dove vige la sharia e gli omosessuali sono condannati a morte, di aprire dei centri di accoglienza per conto dell’Unione europea.

Le omissioni dei media progressisti e il silenzio del Pd

Non soltanto l’arrivo di decine di clandestini dalla Spagna impone un rigido controllo delle frontiere da parte dell’Italia, rispedendo al mittente le minacce di Madrid.

Ma il doppiopesismo della sinistra italiana e della stampa nazionale suscita un’irritazione senza pari. Da giorni mi chiedo come sia possibile che i giornaloni non si siano accorti di come Sánchez tratti la questione dell’immigrazione. Nel Pd non leggono i quotidiani spagnoli? E nelle redazioni Esteri di Repubblica, della Stampa, di Domani, ovvero delle testate progressiste, nessuno ha dato uno sguardo a ciò che scrivono gli organi di informazione africani sul trattamento che Madrid e le sue forze dell’ordine riservano ai migranti? Basterebbe leggere El País, o anche solo un rapporto di Amnesty International, per chiudere la questione e decidere da che parte stare nella disputa tra Italia e Spagna. Ma capisco che difendere l’Italia, per chi nel Pd e in certi giornali è sempre dalla parte sbagliata, è una decisione troppo coraggiosa per essere presa.

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