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Il tramonto dei bagni di famiglia: perché la direttiva UE sulle spiagge favorisce i colossi del lusso

Il tramonto dei bagni di famiglia: perché la direttiva UE sulle spiagge favorisce i colossi del lusso
vacanze in Italia

Dalla direttiva Bolkestein all’arrivo dei grandi brand sulle spiagge italiane: come la liberalizzazione rischia di trasformare il mare in un bene per pochi.

Per anni i gestori degli stabilimenti balneari sono stati demonizzati. Ridicolizzati. Messi alla berlina. Giornaloni e tg hanno descritto i nostri amati bagni da Mario o bagni da Lino come sanguisughe, profittatori incalliti, semi abusivi del bagnasciuga quasi gratis. E ci hanno detto che perciò bisognava espropriarli senza se e senza ma, bisognava togliere loro le attività familiari, pur costruite in anni di sabbia e sudore. Qualcuno di noi provava ad obiettare: ma se pagano poco, perché non alziamo semplicemente il prezzo della concessione? Niente da fare: da anni sempre lo stesso ritornello. Quelle concessioni vanno tolte, bisogna rifare i bandi, ci vuole la liberalizzazione. Ecco la parola magica: liberalizzazione. Così l’Unione europea ha imposto la Bolkestein, che fa rima con Frankenstein, ma che è stata venduta come fosse la meraviglia della modernità. Quella che ci avrebbe portato in un mondo più giusto, più libero, più bello, più conveniente per tutti. Lo hanno ripetuto così tante volte a reti unificate che alla fine quasi tutti se ne sono convinti.

Noi no. Noi siamo stati fra i pochi a difendere sempre i balneari. Noi abbiamo sempre visto dietro gli stabilimenti a conduzione familiare qualcosa di bello e di veramente italiano. Abbiamo sempre pensato che quel passaggio di testimone, di padre in figlio, di generazione in generazione, quella costruzione nel tempo di rapporti consolidati con i clienti, fosse una ricchezza da preservare (facendo pagare loro il giusto, ovviamente), non un ostacolo da rimuovere. E ci siamo sempre chiesti se quel can can a reti unificate sulle liberalizzazioni in salsa di Bolkestein non fosse in realtà solo una scusa per togliere gli stabilimenti ai poveri cristi per darli ai grandi gruppi. Ci siamo sempre chiesti se dietro tutto quell’innamoramento del libero mercato non ci fosse in realtà la volontà di introdurre un bel monopolio. Ovviamente a vantaggio dei ricchi.

Dalla difesa del Made in Italy ai primi risultati dei bandi sulle Riviere

Macché, ci dicevano. Figuriamoci, rispondevano. Anzi definivano il nostro sospetto, cioè il rischio dell’arrivo dei grandi gruppi, come una «bufala immessa nel circuito informativo per plagiare la pubblica opinione che però, ormai, ha imparato a conoscere compiutamente la vergogna tutta italiana, questa sì che connota il nostro made in Italy». Testuale. Una bufala. Per plagiare. Per difendere una vergogna. La vergogna, per capirci, sarebbero i Bagni Rosa o lo stabilimento La Sirenetta dove generazioni di bambini hanno giocato con secchiello e paletta, mentre i grandi mangiavano gli spaghetti allo scoglio nel baretto sotto la tettoia, senza che nessuno si accorgesse di partecipare alla distruzione del made in Italy.

Perché vi racconto tutto questo? Perché siamo in piena estate e molti di voi stanno per andare o sono appena andati in vacanza. Ebbene: dovete sapere che ci siamo arrivati. I bandi sono partiti. La tanto agognata rivoluzione è cominciata. Evviva la Bolkestein, evviva l’Unione europea. Già si vedono i primi risultati. Leggo dalla Stampa (uno di quei quotidiani dell’informazione mainstream sempre a favore della liberalizzazione): «Corsa alla liberalizzazione voluta all’Ue, ma sulle Riviere si fa largo il lusso». Occhiello: «I bandi scatenano gli appetiti dei grandi gruppi. Così vincono standard (e prezzi) elevati». Ma va? Davvero? Vincono i grandi gruppi? E i loro appetiti? E così i prezzi salgono? Chi l’avrebbe detto, eh?

L’ingresso delle multinazionali e la trasformazione delle spiagge italiane

In realtà non era difficile da prevedere ciò che sta succedendo: via la conduzione familiare, sulla spiaggia arrivano i big. Così ora c’è lo stabilimento griffato Dolce&Gabbana, quello targato Vespa, c’è la società Sepm, al 100% proprietà del Principato di Monaco, ci sono i grandi gruppi della meglio imprenditoria nazionale e multinazionale, da Onda a Blu Lion, ci sono i giganti e i colossi. Altro che bufala. Altro che pubblica opinione plagiata. Ancora una volta l’Ue non si smentisce: ammanta di parole meravigliose (la liberalizzazione, il mercato…) quello che in realtà è il solito favore ai ricchi. Ovviamente sulla pelle dei poveri cristi.

E attenzione: i poveri cristi in questione non sono solo i gestori degli stabilimenti balneari a tradizione familiare che si troveranno uno dopo l’altro sostituiti dagli “appetiti” di grandi gruppi e multinazionali. I poveri cristi siamo tutti noi perché gli “appetiti” dei grandi gruppi portano con sé la trasformazione degli stabilimenti in oasi del lusso con ombrelloni a 500 euro al giorno e salassi annessi. Questo è il risultato della rivoluzione. Come sempre: non aumentano gli incassi dello Stato, aumentano gli incassi delle multinazionali. A spese nostre, ovviamente. Perciò ho scritto questo articolo mentre siete o state andando al mare: se vi sembra di aver pagato troppo ombrellone e lettino, beh sappiate che andrà sempre peggio. E ringraziate l’Ue.

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