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I danni micidiali della cannabis «libera»

I danni micidiali della cannabis «libera»

L’editoriale del direttore

Hashish e cannabis non sono più quelle di trenta o quarant’anni fa, ma creano maggior dipendenza e, soprattutto, provocano danni irreparabili fra gli adolescenti.


Nel programma del Pd ci sono la riforma della cittadinanza, l’introduzione del matrimonio egualitario e la liberalizzazione della cannabis. Di che si tratti è presto detto, perché i punti sventolati da Enrico Letta in campagna elettorale fanno parte da tempo della proposta del Partito democratico. Per quanto riguarda la cittadinanza, il progetto è noto come Ius scholae e introduce il diritto a diventare italiani non per nascita o per permanenza nel nostro Paese, ma per studio.

A prescindere da quando si sia giunti e da dove si siano aperti gli occhi sul mondo, dopo un certo periodo trascorso nelle aule scolastiche dell’Italia, si diventerebbe cittadini del nostro Paese, con relativa possibilità di veder riconosciuti i diritti civili, vale a dire di ottenere – tra le altre cose – la possibilità di votare. Ovviamente, in materia ci sono due scuole di pensiero, perché c’è chi ritiene normale che dopo cinque anni sui banchi di scuola un bambino possa sentirsi italiano anche se è nato in Africa e chi invece avverte il rischio di un’integrazione forzata, che potrebbe avere conseguenze nefaste sulle già disastrate finanze pubbliche, perché una volta diventato italiano quel bambino potrebbe ritornare nel proprio Paese, sposarsi e pretendere un giorno di ricevere un aiuto economico per la propria famiglia.

Opinioni che dividono i commentatori, ma anche l’elettorato, si registrano pure in materia di matrimoni egualitari, che poi altro non sarebbero che le famose nozze Lgbt, ovvero le unioni fra persone dello stesso sesso o con orientamenti non binari. Per il Pd l’argomento è identitario, nel senso che soddisfa l’elettorato di sinistra. Dunque, insieme alla bandiera dello Ius scholae, Letta ha deciso di risventolare la bandiera del disegno di legge Zan, dopo aver retrocesso nelle retrovie Monica Cirinnà, onorevole di lungo corso che ha legato il proprio nome alla norma che regola le cosiddette coppie di fatto, ovvero le prime unioni tra persone dello stesso sesso riconosciute dallo Stato italiano.

Qualche elettore si domanderà se il tema della cittadinanza e quello dei matrimoni gay siano proprio le priorità italiane, in un momento in cui si discute di bollette record, di tasse e di crisi politiche internazionali. Tuttavia, il meglio non ve lo abbiamo ancora raccontato. Già, perché tra le proposte che fanno parte del programma del Partito democratico per le prossime elezioni, c’è anche la legalizzazione della cannabis. Come per gli altri temi, anche quella del «fumo libero» è una vecchia battaglia della sinistra. Da tempo, il Pd vorrebbe consentire a chiunque di coltivare piantine di marijuana a uso personale. «Non c’è nulla di male a permettere a un adulto di fumarsi quello che vuole. Semmai c’è qualcosa di bene, nel senso che si toglie alla criminalità organizzata lo spaccio della cannabis». Questo è ciò che pensano i sostenitori della legalizzazione delle droghe leggere. Anni fa mi capitò di leggere un articolo di Don Winslow in cui si spiegava come i cartelli messicani avessero aggirato la liberalizzazione degli stupefacenti inondando il mercato americano di droghe sintetiche a basso prezzo. I tossicodipendenti all’improvviso trovarono a pochi dollari dosi per sballare a piacimento, con il risultato che invece di togliere il monopolio dello spaccio alla criminalità si regalarono alle bande criminali nuovi clienti e il numero di morti, anziché diminuire, crebbe.

Ma la risposta alla domanda di chi si chiede che male ci sia a fumare uno spinello la trovate a pagina 36. Nell’articolo di Maddalena Bonaccorso si spiega, con il parere degli esperti, perché hashish e cannabis non siano più quelle di trenta o quarant’anni fa, ma creino maggior dipendenza e, soprattutto, provochino danni irreparabili fra gli adolescenti. Già, perché l’età di chi comincia a drogarsi si è abbassata. Oggi si comincia a 14 anni, quando il cervello di un ragazzo non è ancora completamente formato. Cioè a un’età in cui si rischia di spegnere una vita. Lo so, le testimonianze non basteranno a convincere i sostenitori del fumo libero, così come non li convinse un reportage che qualche anno fa pubblicammo sui risultati conseguiti in alcuni Stati americani e in Canada con la liberalizzazione. Forse però l’articolo di Maddalena convincerà chi non ha un’opinione in materia e anche fosse uno solo, sarà un successo.

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