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Maturità, dopo l’annuncio delle materie inizia davvero l’ultimo miglio. Ecco come affrontarlo

Maturità, dopo l’annuncio delle materie inizia davvero l’ultimo miglio. Ecco come affrontarlo

Archiviato l’annuncio, la maturità entra nella sua fase più vera: studenti e docenti sono chiamati a fare il meglio possibile dentro un esame che, piaccia o no, è fatto così


Ora che le materie della maturità sono note, per alcuni è sollievo, per altri delusione, per tutti invece è tempo di una riorganizzazione mentale immediata. Questo nuovo formato dell’orale chiede a studentesse e studenti una prova di maturità ben prima del colloquio, perché la selezione di poche discipline invita inevitabilmente a fare conti e conticini su ciò che conta davvero, su ciò che può aspettare, su ciò che rischia di essere lasciato indietro da adesso in avanti. Su questo punto è necessario essere chiari: la riduzione delle materie da portare all’orale non aiuta e, nonostante tutte le discipline concorrano all’ammissione all’esame – come si insisterà a ribadire in tutte le aule e in tutte le lingue da qui all’8 giugno – il rischio d’ora in avanti è quello di vedere classi intere tirare i remi in barca, riducendo la scuola a una preparazione mirata e difensiva. È una tentazione comprensibile che,  a una settimana dall’annuncio ministeriale delle discipline coinvolte per ogni indirizzo di studio, si è diffusa in ogni corridoio e in ogni aula scolastica e che – si badi bene – non riguarda solo i maturandi, o per estensione la loro generazione. Chi, di fronte all’assenza di una verifica finale, assicura di mantenere lo stesso livello di impegno in ambiti tanto diversi, nella gratuità dell’impegno? E che peraltro magari poco interessano, o poco soddisfano, o che si abbandoneranno di qui a poco? Ecco, bando alle ipocrisie: la prova d’esame, in ogni campo dell’impegno umano, aiuta a concentrarsi per affrontare l’obiettivo. E’ così per una scadenza di lavoro, per una consegna quotidiana, per una prova impegnativa, figurarsi per la maturità, figurarsi a diciotto anni. Va detto che negli ultimi anni i dati ufficiali mostrano che oltre il 99 per cento degli studenti ammessi consegue il diploma, con percentuali di promozione sostanzialmente stabili anche negli ultimi tre esami di Stato. Nonostante questa certezza diffusa e fondata, non si sposta il baricentro della maturità: l’esame seleziona poco, è vero, ma chiede ancora uno sforzo non comune in termini di comportamento, metodo, capacità di stare nel percorso fino in fondo. Sia come sia, ora la prova orale è fatta così, quindi serve capire come organizzare il tempo e la didattica di questi prossimi mesi. Sarà difficile per gli studenti dedicarsi con cura alle discipline non coinvolte nell’esame di maturità, ma come negarsi l’ultimo miglio del programma di filosofia, o la storia dell’arte del secondo Novecento, o la fisica quantistica? Sarà uno sport estremo, a pensarci bene, ma varrà la pena mettere gli studenti e le studentesse nella condizione di provarci: ecco che l’invito è quindi soprattutto rivolto ai docenti delle discipline escluse dell’esame di maturità. Ricaricatevi, dopo una settimana di smarrimento, trovando forze ed energie per vivere al meglio il tempo restante nelle quinte, perché ogni giorno vale e perché non è da prendere in considerazione una deriva che da febbraio si concluderà a giugno. Qualche consiglio (non richiesto): in primo luogo, anticipare le prove di valutazione necessarie, evitando la concentrazione nella seconda metà di maggio e sottraendosi così all’ultimo mese convulso, evitando di dare luogo a assenze strategiche, tensioni, ipocrisie. In secondo luogo, rilanciare l’ultima parte dell’anno prendendosi il tempo di approfondimenti appassionanti, magari meno canonici ma più funzionali all’ascolto gratuito, ad appassionare: le settimane finali possono diventare così uno spazio di lavoro più libero, fondato sulla fiducia, sulla chiarezza e sulla generosità dell’offerta culturale. Ci potrebbe essere lo spazio per leggere un’ultima opera latina – pensando al liceo scientifico – con maggiore agio e superando le antologie, oppure garantire spazio ai grandi maestri della narrativa americana del Novecento in inglese: Huxley, O’Connor, Carver, perché no. Ancora una volta, sarà decisivo guardare allo stato delle cose con realismo e cercando di trarre il bene dalla condizione in cui toccherà dare il meglio. In ogni aula, in questi mesi come ogni giorno, si potrà scegliere come stare: più frammentati o più uniti, più sulla difensiva o più propositivi. Non serve attendere una novità dall’alto per fare scuola come si deve. Si può cominciare dal contributo di ciascuno, dal proprio banco, dalla propria cattedra. E’ difficile, certo, è ancora più difficile, sicuramente, ma guardarsi negli occhi e dirsi, a porta chiusa, che ora si inizia un nuovo e ultimo percorso insieme non è poco. Anzi, è quasi tutto.

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